domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Legge Severino: un errore
da correggere
Pubblicato il 24-07-2015


Il 17 luglio si è tenuta davanti alla I sezione del Tribunale civile di Napoli la lunga ed estenuante udienza relativa al ricorso presentato dai legali del Presidente eletto della Regione Campania Enzo De Luca,  avverso il provvedimento di sospensione dalla carica emesso dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi. In giudizio si fronteggiavano, da un lato, a favore della sospensione del provvedimento, stante la palese incostituzionalità della legge Severino, il Governatore della Regione Campania, la Regione Campania ed il Partito Socialista della Campania. Dall’altro lato, a favore della piena legittimità del provvedimento ( quindi della piena costituzionalità della legge Severino), l’Avvocatura dello Stato, il Movimento a Difesa del Cittadino  (rappresentato dall’avvocato Pellegrino membro del Consiglio Nazionale del Partito Democratico), il Movimento Cinque Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, il Popolo della Libertà, Fratelli d’Italia ed altri. Invero, il medesimo Collegio Giudicante in precedenza aveva trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale in ordine al provvedimento prefettizio di sospensione dalla carica di Sindaco di Napoli di Luigi de Magistris, per cui era difficile aspettarsi un radicale ed infondato mutamento di orientamento. Infatti, anche alla luce delle argomentate tesi difensive propugnate dai sostenitori del Governatore della Regione Campania, per il Tribunale di Napoli (come, in precedenza, per la I sezione del TAR Campania e per la Corte di Appello di Bari),  la disciplina normativa prevista dalla Legge Severino presenta molteplici e macroscopici profili di incostituzionalità che si possono sinteticamente elencare:

  • La legge Severino è il frutto di una legge delega, così come previsto dall’art. 76 della Costituzione. Normalmente le leggi sono il frutto della decisione dei due rami del Parlamento. In deroga al procedimento ordinario la Costituzione ha previsto, all’art. 76, che la disciplina normativa di una materia possa essere delegata (in forza di legge) dal Parlamento al Governo  attraverso l’emanazione, da parte del Governo, dei decreti legislativi che devono essere totalmente rispettosi dei principi e degli ambiti applicativi stabiliti dal Parlamento. Il Tribunale di Napoli non ha potuto fare a meno di constatare quello che in gergo giuridico viene definito “eccesso di delega” e cioè lo scollamento, la differenza tra quanto previsto e votato nella legge di delega al Governo e quanto redatto ed emanato con forza di legge dal decreto legislativo del Governo in attuazione (rectius: violazione), della delega. Il Parlamento aveva votato una delega che doveva limitare la sospensione dalla carica soltanto alle sentenze di condanna pronunciate dopo la candidatura  o dopo  l’assunzione della carica elettiva. Il decreto legislativo ha esteso la sospensione anche per le condanne pronunciate precedentemente. La legge delega  stabiliva che il provvedimento di sospensione potesse essere applicato solo a seguito di sentenze definitive di condanna. Il decreto legislativo emanato dal Governo ha eliminato la definitività, andando contro anche il principio di presunzione di innocenza fino a statuizione definitiva di condanna. Non solo, la legge delega votata dal Parlamento conferiva al Governo il potere di operare un riassetto generale della materia della  sospensione e/o della decadenza dalla carica elettiva secondo i principi da essa enunziati (irretroattività delle norme e definitività della sentenza). In nessun modo il Governo può limitare in maniera analogica (senza espressa previsione normativa) il diritto di elettorato passivo sancito dall’art. 51 della Costituzione, senza che questo limite sia votato dal Parlamento. Questo principio è connaturato alla democrazia ed alle repubbliche parlamentari, la sua violazione sarebbe comprensibile solo nella repubblica delle banane e nelle recenti repubbliche fondate su internet!!!!!
  • La sospensione dalla carica elettiva o la decadenza da una carica elettiva legittimamente assunta attraverso la scelta del popolo sovrano è una sanzione amministrativa accessoria alla condanna penale.  Orbene, stante il carattere afflittivo delle sanzioni amministrative alla pari delle sanzioni penali che seguono le condanne penali, il legislatore italiano, in ossequio anche alle decisioni della Corte di Giustizia Europea, ha esteso alle sanzioni amministrative le garanzie previste dalla Costituzione per le sanzioni penali. A maggior ragione  nel caso della legge Severino. Se il Presidente della Regione Campania, eletto liberamente dai cittadini sovrani, viene sospeso per 18 mesi, come potrà essere ripristinato il suo diritto (e quello di coloro che lo hanno votato)  se, trascorso solo un mese dal voto, l’assenza della giunta regionale determina lo scioglimento dell’assemblea regionale e l’indizione di nuove elezioni?? Da ciò l’estensione alle sanzioni amministrative dei principi di garanzia previsti dalla Costituzione della presunzione di innocenza ed il divieto di retroattività delle norme sanzionatorie.
  • Il Tribunale di Napoli, da ultimo, ha anche sanzionato la violazione del principio di uguaglianza e ragionevolezza della legge Severino, laddove prevede che, ai fini della so spendibilità dei parlamentari nazionali ed europei per il reato di abuso di ufficio, la condanna inflitta deve essere superiore ai due anni di reclusione, laddove la predetta soglia scompare per tutte le altre cariche elettive. Un altro privilegio per i nominati che dovrebbe far riflettere in ordine alla nuova legge elettorale “italicum” ed alla riforma del Senato.

Alle riflessioni di carattere giuridico sulla decisione del Tribunale di Napoli seguono necessariamente alcune brevi valutazioni di carattere politico. Il PSI della Campania ha combattuto una giusta battaglia, dalla parte dei nostri principi garantistici di libertà e legalità (Nenni sarebbe contento di noi). Dall’altra parte della barricata, compagni di merenda, tutti insieme appassionatamente, grillini, fascisti, comunisti, la sinistra parolaia delle narrazioni, berlusconiani della prima ora e, non potevano mancare, pezzi del partito democratico. Lo spettacolo al quale si è assistito in udienza, sotto il profilo politico, era francamente deludente e sconcertante. A ciò si deve aggiungere anche una doverosa  critica al Governatore eletto Enzo De Luca.

La sua, la nostra, battaglia giudiziaria per la difesa del diritto ad essere eletti liberamente e per la difesa della libera scelta del popolo sovrano  mal si concilia  con la sua decisione di una giunta di governo priva di politici. E’ proprio questo il problema: l’assenza della politica o, peggio, la subalternità della politica alle pulsioni irrazionali e liberticide che oggi affliggono l’Italia. Chi scrive è convinto che la legge Severino verrà dichiarata incostituzionale e non si potrà nascondere che essa è il frutto del governo dei professori e di un ministro non politico. La situazione è grave ma non è seria avrebbe detto un italiano di talento. Chi scrive vuole ricordare una storiella che si raccontano i penalisti napoletani.  Un giorno, un uomo che aveva commesso un reato, bussò alla porta di un prestigioso studio legale. Alla porta gli fu chiesto di cosa avesse  bisogno. Rispose che aveva bisogno di un difensore. A questo punto,  la segretaria dello studio  gli chiese: vuole il professore o l’avvocato?  Possiamo essere certi di come rispose.

Enrico Ricciuto

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