mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Liberalsocialismo, stella polare: per noi e l’Italia
Pubblicato il 02-07-2015


“Liberalsocialismo oggi più che mai”: così il direttore di questo giornale ha intitolato l’editoriale del 21 giugno. E’ una data  albo notanda lapillo, come dicevano i romani antichi. Mauro Del Bue deve aver pensato che in una notte buia è meglio accendere una candela che imprecare contro l’oscurità. E la candela accesa, quella del liberalsocialismo, è la stella polare che sola può guidare la nostra piccola comunità, mentre la Repubblica vive uno dei momenti più drammatici della sua storia. Provo a ricapitolare. L’Italia, che dal 1946 al 1992 aveva raggiunto alti livelli di sviluppo economico e di prestigio internazionale, è stata retrocessa dai partiti e dai governi della seconda Repubblica all’attuale stato di decadenza.

Il segno più eloquente è il rifiuto di metà dei cittadini di partecipare alla vita politica. Per di più, alla diserzione delle urne, si aggiungono le percentuali corpose dei seguaci del capocomico Grillo e del pluri-felpato Matteo Salvini. Nel contempo l’invenzione politico-imprenditoriale di Berlusconi ha esaurito, per così dire, la sua spinta propulsiva. Essa invero era consustanziale al bipolarismo cruento fra il partito di Berlusconi, da una parte, e, dall’altra, la “macchina da guerra” di Achille Occhetto, che diverrà poi l’amalgama non riuscito di Massimo D’Alema, Valter Veltroni e Romano Prodi.

Dopo vent’anni di questa improduttiva contrapposizione, l’Italia subisce gli effetti nefasti del suo odierno sistema politico destrutturato ed esangue. Il maggior partito, il PD, già DS-PDS, è dilaniato da  lotte intestine senza quartiere. Le formazioni di Grillo e Salvini sono il megafono dell’antipolitica. E’ del tutto naturale che in questo scenario il solo potere che si rafforza è la Magistratura. Intanto, ovunque trionfano corruzione e ruberie: altro che scandalo dei finanziamenti occulti ai partiti, stroncato nel 1992 dal glorificato pool della Procura di Milano, con salvaguardia del PCI! Alla crisi italiana si sovrappone la delusione di chi sperava nel successo della costruzione europea. Ho già avuto modo di scrivere che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni si rivolteranno nella tomba. La complicata macchina burocratica di Bruxelles, anche per la scarsa rilevanza politica del Parlamento di Strasburgo, non è in grado di produrre in tempi utili le decisioni  necessarie per fronteggiare le migrazioni bibliche di migliaia e migliaia di disperati, che fuggono dalla miseria e dalla truce guerra guerreggiata dell’estremismo islamico.

Questa eclissi dell’Europa indebolisca la civiltà occidentale, perchè coincide con l’affievolimento del rapporto euro-atlantico, causato dal declino della leadership mondiale di Obama. Oggi “la grande Nazione americana”, come la chiamava Garibaldi, rimane indifferente di fronte ai massacri perpetrati dai fanatici seguaci del Califfo. Ed è preoccupata della Grecia, solo perché paventa l’intrusione di Putin. Per somma sventura, il quadro si completa con le sconfitte della socialdemocrazia europea, che perde le elezioni nel Regno Unito e in Danimarca. Intanto l’Ungheria, a me assai cara, sbanda a destra e si accinge ad elevare nuovi muri al servizio di una sua folle apartheid.

Se questa è la realtà, ha ragione il Direttore dell’Avanti! ad alzare la bandiera del socialismo liberale, come il solo patrimonio che può guidare nell’azione politica non solo quel che resta del socialismo italiano, ma l’intero Paese. Ho molto apprezzato che Mauro lo abbia fatto con una prosa ricca di pregevoli riflessioni storico-culturali. Dove mai, nel trito dibattito politico italiano, dominato dalle grida e dalla risse degli stucchevoli talk-show, si ode qualcuno in grado di evocare, a proposito della globalizzazione, il De Monarchia di Dante Alighieri?!

Di fronte alla più drammatica condizione in cui l’Italia si trova dai tempi del terrorismo, è forte il desiderio di seguire l’esempio del Machiavelli, così ben descritto nella lettera a Francesco Vettori. Racconta il segretario fiorentino che preferiva starsene in villa, “uccellare tordi, ingaglioffirsi all’osteria giocando  a cricca e a tric-trac con un beccaio, un mugnaio e due fornaciai”. Poi, venuta sera, amava “svestirsi di quella vesta cotidiana, piena di fango e di loto”, e pascersi del “cibo che solo è nostro. Dunque, per quanto ci riguarda, potremmo, fuori dall’agone politico, rileggere in solitudine i classici del socialismo liberale: “Maestri e Compagni” di Norberto Bobbio, gli atti dei Convegni de “Il Mondo”, i discorsi di Bettino Craxi, Leo Valiani e   Riccardo Lombardi, la nota aggiuntiva al bilancio di Ugo La Malfa, gli elaborati programmatici di Antonio Giolitti e Giorgio Ruffolo. Poiché la casa brucia, la nostra comunità non deve appartarsi nella contemplazione del passato. Può e deve segnalare agli immemori che attingendo al patrimonio del socialismo liberale è possibile  riprendere la via del progresso.

Visto che il PD appartiene, come noi, alla famiglia del socialismo europeo, abbiamo titolo per proporre a Matteo Renzi, che sembra dimentico di questa adesione, un incontro dei leader socialisti e socialdemocratici europei, allo scopo di progettare insieme come fronteggiare la gravissima emergenza europea e mondiale. Sarà anche l’occasione per riflettere, con accento autocritico, sugli errori commessi dal PSE e dall’Internazionale Socialista, entrambi immemori del lascito di Willy Brandt e Bettino Craxi, che indicavano nel superamento del divario fra il Nord e il Sud il primo obiettivo per un futuro di pace e progresso del pianeta.

E a chi, se non ai partiti europei del socialismo liberale, spetta il compito di proporre la riforma radicale dell’attuale  inefficiente impalcatura comunitaria, per dar vita agli Stati Uniti d’Europa?

Sul versante interno serve una “Rimini del nuovo secolo”, per elaborare il nostro progetto liberalsocialista da proporre al Paese, chiamando alla collaborazione le migliori energie della cultura liberal, che fortunatamente non mancano, compresi i radicali di Marco Pannella. In questa Conferenza programmatica dovremo rilanciare la proposta di dar vita ad una Assemblea Costituente per modificare, dove occorre, la Carta costituzionale. Sono necessari mutazioni profonde, cominciando dallo smantellamento dell’attuale articolazione regionale dello Stato, palesemente fallimentare.

Poi vengono in campo alcune delle campagne d’azione già prospettate sull’Avanti!: la cogestione delle imprese secondo il modello tedesco, la separazione della carriere dei magistrati, un nuovo eco-socialismo incentrato sul piano nazionale per la difesa del suolo, la riforma del sistema bancario, una rinnovata politica per il Mezzogiorno.

Vorrei fermarmi qui, scusandomi per essermi dilungato anche troppo. Ma c’è un’altra questione che non possiamo eludere. Essa riguarda la nostra opinione su Matteo Renzi: sul suo operato a tutt’oggi, sulla classe dirigente che ha messo in campo. Non possiamo cavarcela dichiarandoci “a-renziani”, neologismo forgiato a suo tempo da Riccardo Lombardi, che definiva i socialisti a-comunisti. Sappiamo che, poi, Nenni e Saragat costruirono il centro-sinistra con la DC, provocando il duro scontro con il PCI.

Quando penso alla invereconda legge che abolisce il “mio Senato”, creando un mostro istituzionale; quando rileggo l’orrenda legge elettorale, mi si drizzano i capelli. Non mi sfugge neppure lo scarno retroterra politico al servizio del giovanotto di Rignano. Renzi, inoltre, parla troppo e non ha ancora acquisito l’autorevolezza che deve possedere il leader politico (non dico l’uomo di Stato). Detto tutto questo,  sento spesso i commenti di molti compagni che apprezzano il decisionismo del “Royal Baby”, approvano il suo giudizio critico nei confronti di certo sindacalismo bolso e obsoleto, apprezzano la riforma del mercato del lavoro, quella della scuola e la resistenza allo straripamento del potere della Magistratura. E così, finisco per concordare con il giudizio dell’Ambasciatore Sergio Romano, che evoca i cartelli affissi nei saloni del Far West: “Non sparate sul pianista. Non ne abbiamo altri”.

E’ certo che quelli della ditta post-comunista lo vogliono liquidare. Spero poi che a nessuno dei nostri verrà in mente di aggregarsi a Pippo Civati (‘Il Foglio’ lo chiama l’indossatore), a Stefano Fassina l’acrimonioso e al vetero-comunista di San Polo d’Enza, Maurizio Landini, tutti intenti a creare un nuovo PSIUP con cent’anni di ritardo. Tuona Alfredo Reichlin: ”Renzi è un ignorante che non può asfaltare i valori del centro-sinistra”. In realtà questi “valori” sono difficilmente riconoscibili, mentre è certo che il centro-sinistra della seconda Repubblica è corresponsabile del declino che è davanti a noi.

Leggo in questi giorni un editoriale di Claudio Martelli duramente critico nei confronti del Presidente del Consiglio, “forte in casa e debole in Europa”, abile “nel dileguarsi dagli scenari di crisi più preoccupanti: l’Ucraina e la Grecia”.

Certo, il pensiero politico di Renzi, che sembra incentrato sul lascito di Nelson Mandela e Giorgio La Pira, è assai scarno.

Noi, invece, un pensiero politico forte lo possediamo: è quello del socialismo-liberale rivendicato da Mauro Del Bue. Quando cominciò a brillare la stella di Renzi il nostro Covatta condivise con il nuovo Presidente del Consiglio l’evocazione di Telemaco e disse che Telemaco doveva tenere in gran conto i consigli di Ulisse; e dunque, oggi, degli “ulissidi” del liberalsocialismo. Finora l’ascolto è stato minimo.

Perchè ciò possa avvenire, dobbiamo mobilitare le nostre energie per presentare al Governo, al Partito democratico di cui siamo alleati e all’intero Paese, le nostre proposte.

Discutiamone insieme su questo piccolo, glorioso giornale.

Fabio Fabbri 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento