lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mamma li turchi…
Pubblicato il 24-07-2015


Finalmente la Turchia si muove. Dopo due stragi, l’ultima quella quella dei giovani socialisti al confine con la Siria, finalmente Ankara ha inviato alcuni caccia a bombardare postazioni dell’Isis, provocando, secondo le fonti ufficiali, trentacinque morti tra i terroristi islamici. Per riequilibrare l’azione la Turchia ha però contestualmente condotto azioni militari contro i curdi. La Turchia aderisce da tempo alla Nato e la sua posizione, al confine con l’Est, era per gli Usa strategica anche per la ubicazione dei suoi missili. Che Obama abbia telefonato al presidente turco per incitarlo ad una posizione più decisa contro l’Isis, non sarà stato certamente ininfluente rispetto alle decisioni assunte.

Resta il contesto dei “paesi canaglia” che restano su posizioni almeno ambigue, se non di aperta complicità con il terrorismo islamico. Sarebbe giusto ricordare, almeno fino a ieri, proprio la Turchia, che considera i curdi, in particolare i guerriglieri del Pkk, i nemici principali e la loro sconfitta essenziale per la sicurezza del paese. E che dunque, almeno fino a ieri, giudicavano l’Isis quasi come un alleato, in base al vecchio detto: “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Il sia pur parziale ravvedimento di Erdogan può segnare una svolta. Soprattutto se essa segnerà una fase continuativa e se verrà accompagnata da un adeguato servizio di controllo per tutti coloro che continuano a transitare dalla Turchia per arruolarsi in Siria con gli eserciti islamici.

Se il ruolo della Turchia è strategico, non si può dimenticare quello dell’Arabia Saudita con la quale gli Stati Uniti hanno rapporti economici e politici eccellenti. Perché Obama una telefonatina non la riserva anche al presidente saudita? L’Arabia Saudita è il paese più integralista della regione, dove sono vietate altre professioni di fedi che non siano quella islamica, una teocrazia che si basa su leggi medioevali. Altro che guerra per la democrazia, della quale si è fatto sfoggio per giustificare l’intervento in Iraq… L’Arabia Saudita ha pozzi petroliferi pregiati e questo può condizionare l’atteggiamento occidentale. Ma se il nemico numero uno è l’Isis, che ha dichiarato guerra alla nostra civiltà, perché gli Usa non intervengono anche sul governo saudita?

Infine la tragicomica situazione libica. Coi due governi che si osteggiano e si combattono. E che un povero mediatore Onu non riesce a riunificare. Anzi, che il suo apporto si sia rivelato oltremodo improduttivo, è provato dal rapimento dei quattro tecnici italiani della Bonatti, che sarebbe stato promosso da una tribù islamica vicina al governo di Tunisi, cui si contrappone quello più morbido di Tobruk, che ha subito condannato il rapimento. Costoro dovrebbero essere nostri alleati nella guerra all’Isis che sta devastando parte del terrorismo libico. Non tiene dunque la giustificazione di una qualche sottovalutazione, o distrazione, rispetto al fenomeno. Il fatto è che i governi, o almeno quello di Tunisi, non sono affatto nemici dell’Isis. Nel groviglio di bande e di banditi che infestano la Libia quello dell’Isis appare persino un governo stabile. Spero se ne rendano conto gli Usa, l’Europa, l’Italia, del pericolo che stiamo correndo.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, pare che tutti se ne freghino di quello che accade nel mondo islamico. L’unica soluzione fino ad oggi trovata è stato l’accordo sul nucleare con l’Iran. Accordo che personalmente mi crea qualche apprensione, ma che va verificato nel tempo. Dare la bomba atomica ad un paese guidato da una autorità religiosa non mi pare il massimo. Nemmeno l’America è pronta per attaccare l’ISIS quando gli esperti militari affermano che come stanno le cose ora non dovrebbe essere un grosso problema militare. Evidentemente la questione è politica. Il problema è l’Europa nella quale ci sono due potenze nucleari e che osservano uccidere i propri cittadini (inglesi e francesi) con una certa non curanza, mentre gli altri sono semplicemente incapaci di agire.

    • Un’unica osservazione: l’accordo firmato a Ginevra serve, prima di tutto ma non solo, a ‘non’ dare a Teheran la possibilità di avere l’arma atomica. Ci sono step, controlli e scadenze temporali, può anche fallire, ma serve a questo scopo perché l’alternativa era una guerra regionale. Uno straordinario risultato ottenuto soprattutto grazie alla lungimiranza di uno dei migliori, forse il migliore, presidente che gli Usa abbiano mai avuto.

  2. Leggo con piacere un intervento articolato sul problema ISIS. Vedo anche un allargamento ad altre situazioni di stati arabi molto amici dell’Occidente.
    Sulla Libia non dimentichiamoci mai di Francia e Regno Unito, vogliosi di sostituire l’Italia in quello scacchiere.
    Vediamo le prossime mosse e, magari, approfondiamo i vari aspetti di questo scacchiere.
    Per dirla con Renzi: “la buona volta “?

  3. Caro Correr, gli americani sembrano pensarla diversamente su Obama. Certamente l’accordo era probabilmente inevitabile se non si voleva una guerra. E questo la dice tutta sulla ferrea volontà iraniana; così come la vicenda degli armamenti. L’unica speranza sta in una società civile che pare non essere asservita al fanatismo islamico e spera in una apertura per garantirsi maggiore libertà e integrazione.

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