lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mezzogiorno al collasso. Non si nasce e non c’è lavoro
Pubblicato il 30-07-2015


Mezzogiorno_lavoro_giovani_ferrovieÈ stato pubblicato il rapporto Svimez, elaborato dall’associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, relativo all’anno 2014. I dati sono allarmanti e le prospettive future non rasserenano gli esperti. I consumi nell’Italia meridionale sono stati i due terzi di quelli del Centro-Nord.
Dal 2000 al 2013 l’Italia è stato il Paese dell’Eurozona che è cresciuto meno, +20,6% rispetto alla media europea del +37,3%. Il Bel Paese è cresciuto meno anche della Grecia, ferma a quota +24%. La situazione economico-sociale è sicuramente critica. Infatti il numero degli occupati al Sud arriva a 5,8 milioni, il livello più basso dal 1977. Il balzo indietro di quarant’anni mostra diverse problematiche, tra cui l’affanno del mercato del lavoro, le costanti migrazioni di giovani meridionali verso le regioni del Nord, o addirittura all’estero, e l’incapacità della Politica di invertire la decrescita, sia morale sia economica, del nostro Paese.

Il tasso di disoccupazione nel 2014 in Italia si è attestato al 12,8%, con una media tra il 9,5% del Centro- Nord e il 20,5% del Sud. I posti di lavoro su tutto il territorio nazionale sono cresciuti di 88.400 unità mentre al Sud ne sono stati persi 45mila. Inoltre, degli 811mila lavoratori che hanno perso il lavoro, tra il 2008 e il 2014, ben 576 mila sono residenti nelle regioni meridionali.

I dati relativi alla disoccupazione giovanile al Sud sono ancora più drammatici: tra il 2008 e il 2014 sono stati persi 622mila posti di lavoro tra gli under34 (-31,9%) e ne ha guadagnati 239 mila tra gli over 55. Il tasso di disoccupazione tra gli under 24, vero tallone d’Achille della contemporaneità, è del 56%, un dato più alto anche della Spagna. Il capitolo “povertà” è ancora più angosciante. Basti sapere che negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie italiane assolutamente povere sono cresciute di 390 mila nuclei, con punte del +37,8% al Sud. Nel 2015, un italiano su tre è a rischio povertà.

Il rapporto Svimez, poi, si sofferma sui dati economici. Il settore manifatturiero e quello industriale non sono affatto fuori dalla recessione. L’industria, in senso stretto, segna al Sud un -3,6% mentre il manifatturiero, tra il 2008 e il 2014, ha perso il 34,8% della produzione. Di conseguenza gli investimenti in infrastrutture, servizi marketing e formazione sono calati fino a -59,3%.

In questo scenario si aggiunge anche il sensibile calo delle nascite. A livello demografico al Sud, nel 2014, si sono registrate solo 174 mila nascite. Per trovare un indice così basso di natalità occorre fare un balzo indietro nel tempo di 150 anni, cioè durante l’Unità d’Italia. Le previsioni contenute nel rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno non sono in miglioramento. Davvero difficile da qui dire che siamo fuori dalla crisi.

Manuele Franzoso

 

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