domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nozze gay. Il Texas
sfida la Corte Suprema
Pubblicato il 01-07-2015


Matrimoni omosessualiNe sono successe di cose dal 13 giugno, quando, a Roma, i carri colorati di libertà sfilavano per le strade capitanati dal sindaco Marino. Quel giorno in piazza della Repubblica, c’erano più di mezzo milione di persone e nell’aria si avvertiva qualcosa di diverso, un cambiamento sempre più concreto. E questo cambiamento è avvenuto, almeno per alcuni paesi del mondo, tra cui, purtroppo l’Italia non è inclusa. Pochi giorni fa l’annuncio che gli Stati Uniti hanno reso possibili le nozze gay sull’intero suolo americano. Da lì, il caos.

Dopo la cattolicissima Irlanda, anche il gigante mondiale del capitalismo ha deciso, grazie a una sentenza della Corte Suprema, di legalizzare i matrimoni gay in tutto lo Stato, ciò vuol dire che anche nei 14 stati, prevalentemente del sud degli Stati Uniti, in cui il divieto di contrarre matrimonio tra le persone dello stesso sesso era ancora valido, oggi non lo è più. La sentenza è passata con 5 voti favorevoli e 4 contrari e nessuno avrebbe mai pensato che un conservatore come Anthony Kennedy sarebbe potuto essere l’ago della bilancia di questa vicenda, unendosi ai quattro colleghi liberali. Secondo i dati dell’University of California, Los Angeles (UCLA, ndr) negli Stati Uniti sono intorno alle 400.000 le coppie gay sposate, fino ad oggi, negli stati che lo consentono e proprio alla luce di ciò questo passo storico sarebbe stato inevitabile. Anche la Casa Bianca si è espressa favorevolmente al fatto perché –  secondo Obama – “gli Stati Uniti sono basati sull’uguaglianza tra i loro cittadini. Ora gli omosessuali non sono più cittadini di seconda classe e, grazie a questa decisione, siamo un’unione migliore”.

E sono tanti quelli che hanno espresso il proprio favore nei confronti di questa importante decisione, anche su internet: Youtube ha creato un video apposito che celebra l’amore omosessuale e Facebook ha dato la possibilità di modificare l’immagine del profilo con i colori dell’arcobaleno. Ma, se da un lato, l’amore vince, come scrive anche il presidente degli Stati Uniti sul suo profilo Twitter, dall’altro le reazioni dei conservatori non tardano ad arrivare. Già il Texas, conservatore come sempre, sfida la decisione della Corte Suprema, facendo leva sull’obiezione di coscienza e continuando, a detta di Ken Paxton, ministro della Giustizia locale, a rifiutarsi di celebrare le nozze tra persone dello stesso sesso.

Se dall’altra parte dell’oceano ci pensa Paxton a garantire ancora la cara vecchia discriminazione, qui in Italia possiamo vantare nomi come quello del cattolicissimo divorziato Mario Adinolfi o quello di Costanza Miriano che, di certo, non sono da meno. Quando sono andata al Gay Pride, il 13 giugno 2015, si percepiva nell’aria qualcosa di diverso, di strano.. no, non era il tacco dodici che indossava la drag queen del Mucca Assassina e neanche l’imminente legalizzazione delle nozze gay negli Stati Uniti ma, a ripensarci, era l’undicesima piaga d’Egitto che è venuta a trovarci proprio in quei giorni: l’ideologia gender. Questa fu messa in atto già nel 2000 dal Pontificio Consiglio della Famiglia, che ha iniziato a diffondere l’idea dell’esistenza di quest’ideologia utilizzata dalle “Lobby gay” per scardinare l’istituto della famiglia tradizionale e “favorire l’esercizio sterile e ludico della sessualità”, comportamento che, invece, è totalmente sconosciuto agli eterosessuali.

Chiaramente l’ideologia gender non è questo. “Gender” è la parola inglese per “genere” inteso come genere sessuale. Da trent’anni questa parola è associata ai Gender Studies, ovvero quelli che in italiano vengono chiamati studi di genere. Questi mirano ad individuare e a spiegare i motivi per cui ad un dato genere, maschile o femminile, vengano attribuiti dei ruoli specifici non strettamente legati alle caratteristiche sessuali (ad esempio perché le donne guadagnano meno degli uomini). Ebbene, insegnare l’ideologia gender nelle scuole, non vuol dire inculcare la voglia di essere diversi, bensì significa insegnare l’esistenza di generi ed il rispetto della diversità di questi per avere pari opportunità. E ciò si dedurrebbe dallo stesso disegno di legge Fedeli, se solo si possedessero le basilari nozioni di comprensione del testo che, evidentemente sono sconosciute alle Sentinelle del Family Day. Eppure è possibile scorgerli sempre con i loro libri in mano, chi legge Calvino, chi ha in mano Pasolini che, per inciso, credo avesse preferenze sessuali abbastanza chiare, chi sfoglia “sposati e sii sottomessa”…

Dunque per l’Italia il cammino sembra ancora lungo e se, da un lato, Renzi sembra intenzionato a discutere ed approvare una legge che riconosca le unioni civili tra persone dello stesso sesso anche nel nostro “bel” paese, dall’altro Maurizio Lupi è pronto ad affermare che “ è molto difficile immaginare un voto in tempi brevi. Le priorità sono altre: pubblica amministrazione, pensioni, riforme istituzionali – e poi continua – Va bene regolamentare i diritti individuali delle persone, anche dello stesso sesso, ma no all’equiparazione con il matrimonio tra uomo e donna che comporta diritti e doveri, è previsto dalla costituzione e regolamentato dal codice..al centro della nostra azione politica e dei nostri valori c’è il bene del minore che ha diritto ad avere una famiglia, non quello dell’adulto ad avere un figlio a tutti i costi”.

Il tema è più caldo che mai e tra gli schieramenti politici salgono le tensioni, i botta e risposta e le manifestazioni, come quella lanciata dal Psi, il contro – Family Day, che si terrà venerdì 3 luglio a Roma, presso l’Auditorium di via Rieti per gridare la libertà di tutti, la “libertà degli uguali”.

Gioia Cherubini

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