sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Oplà. L’Asse non c’è più
Pubblicato il 06-07-2015


Oplà. “Basta caminetto a due”. Il nostro Presidente del Consiglio fa una capriola e dimostra un pragmatico senso della realtà. Dall’appoggio incondizionato a Berlino, è rapidamente passato a una più ragionevole richiesta di riaprire le trattative tenendo conto di tutte le opinioni e non solo di quelle che nascono tra Merkel e Hollande (in verità nell’ultima fase solo della Cancelliera).

L’Asse si è già rotto? Può essere e speriamo che nessuno rispolveri l’infamante nomea di un’Italia che finisce le guerre sempre dalla parte opposta di dove l’ha cominciate.

D’altra parte è difficile ignorare i 3.558.450 No (il 61, 3%) al referendum che ha bocciato l’ultima proposta sull’euro tavolo apparecchiato dalla Cancelliera.
Il ‘mangi questa minestra o salti dalla finestra’ non ha spaventato Alexis Tsipras, che sarà pure un terribile veterocomunista che mangia i bambini – come per comodità lo dipingono anche le sinistre di destra di mezza Europa – ma almeno ha il pregio della coerenza e il rispetto dei suoi concittadini. Il gioco era dichiarato: mandare a casa il governo ellenico per averne uno nuovo, più disposto ad accettare le ricette (fallimentari) della troika. L’errore è stato nel continuare a prendersela col termometro invece di curare la malattia. Non si possono ignorare le sofferenze di una popolazione che sta duramente pagando decenni di malgoverno (anche a vantaggio di Berlino e Parigi che hanno lucrato miliardi vendendo armi anche nel pieno della crisi).
Quando ai greci in tre anni sono state tagliate della metà pensioni e salari, quando la disoccupazione visibile ha raggiunto il 25%, il PIL è sottozero e il debito cresciuto di un terzo, è difficile convincerli che possono salvarsi con più IVA su alimentari e medicine oppure vendendo quel po’ che resta dello Stato come porti, gas, elettricità e trasporti (per inciso lo stesso trattamento subito dall’Italia negli anni ‘90).

È irragionevole, anzi da stolti, pensare che in questa situazione l’elettore non scelga di votare Syriza e non è certo lungimirante ignorare che lo stesso potrebbe verificarsi in Paesi europei che vivono sul filo del rasoio come l’Italia appunto, la Spagna o il Portogallo. E che una politica sensata dovrebbe pensare a come ridurre le sofferenze di chi sta peggio, non a inventare riforme di assai dubbia utilità.

Renzi sa che se la Grecia viene buttata fuori dall’euro – un obiettivo che sembra accarezzino da tempo gli eurofalchi, Shaeuble in testa – i prossimi sulla lista potremmo pure essere noi.

Viva allora il nostro Presidente della Repubblica che ha aperto gli occhi e fatto sapere che ora è meglio una “discussione collegiale tra pari”. Già, meglio tardi che mai, anche se Angela Merkel continua a parlare per tutti, e prima di tutti, dopo aver nelle ultime settimane inaugurato una politica di interventismo negli affari interni di un altro Paese. Senza precedenti.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Condivido pienamente la Tua convincente analisi sulla Grecia, che compensa in parte la depressione politica da Socialista, leggendo le note dei Nencini e Del Bue. Grazie per aver detto cose di buon senso e di sensibilità Socialista.

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