giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Ancot, dialogo per un sistema previdenziale più equo
Pubblicato il 20-07-2015


Un decalogo per rendere più equa la pensione di migliaia di lavoratori italiani. Sono le proposte dell’Ancot, Associazione nazionale consulenti tributari, portate all’attenzione degli esperti riunitisi a Palermo al ‘Festival del lavoro’ recentemente organizzato dall’Ordine nazionale dei consulenti del lavoro. L’Ancot propone “la separazione della gestione separata Inps dei lavoratori autonomi dagli altri soggetti parasubordinati, ovvero una gestione per i soli lavoratori autonomi nella quale i professionisti siano adeguatamente rappresentati: la riduzione dell’aliquota base contributiva al 24% simile a quella cui arriveranno le altre gestioni Inps di commercianti e artigiani”. Auspica anche “la ricongiunzione gratuita o onerosa al pari degli altri lavoratori perché è compito istituzionale dell’Inps dare la pensione ai lavoratori valorizzando ogni settimana i contributi; la prosecuzione volontaria del versamento dei contributi anche da parte degli iscritti alla gestione separata Inps oggi ancora esclusi”.

Per l’Ancot, “con la prosecuzione volontaria alcuni problemi legati ai cosiddetti ‘contributi silenti’ si potrebbero risolvere da soli, ma soprattutto questa opportunità rientrerebbe tra le misure di armonizzazione che hanno lo scopo di un trattamento uniforme per tutti i cittadini al fine di raggiungere il diritto alla pensione o di incrementare la misura”. L’Associazione richiede anche “la riduzione delle sanzioni e degli interessi per ritardato pagamento attraverso l’armonizzazione della norma con il ravvedimento operoso fiscale; l’aumento della rivalsa dal 4% al 6% così come concessa agli iscritti alle casse di previdenza e la contribuzione ridotta per i giovani che lo richiederanno per i primi cinque anni della professione in misura proporzionale al reddito”. E, non ultimo, “il riconoscimento dell’indennità di maternità pieno con la cancellazione dell’assurdo vincolo della dichiarazione di astensione dal lavoro impossibile da applicare per i professionisti i quali nel periodo non possono chiudere il proprio studio oltre al riconoscimento di piene tutele alla pari di quelle delle altre gestioni dell’Inps con particolare riferimento ai fattori legati al rendimento”.

A Palermo, l’Ancot ha deciso anche di annunciare le proposte per contribuire a una riforma della legge Monti-Fornero. Cinque i punti che sono alla base della richiesta e sono: possibilità di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e un’età tra i 62 e i 70 anni con taglio percentuale della pensione; orario ridotto e pensione per agevolare l’attuazione della staffetta generazionale; un ritorno alle quote con la considerazione dell’età e dei contributi senza penalizzazione; il calcolo contributivo con l’obiettivo di definire assegni pensionistici in base a quanto effettivamente versato; le opzioni per le donne che comprendono il calcolo contributivo e il bonus figli. “Siamo molto contenti di partecipare al ‘Festival del lavoro’ – ha detto il presidente nazionale dell’Ancot, Arvedo Marinelli – e da parte nostra abbiamo voluto garantire il nostro contributo concreto nel pieno rispetto dei ruoli e delle competenze, consapevoli che il forum di Palermo è un validissimo momento di confronto con il governo che sta mostrando vivo interesse per una riforma della previdenza”.

Pensioni, il piano di Boeri 
L’ipotesi di un crac greco rischia di far scivolare l’argomento in fondo alle priorità. Ma fino a prova contraria il governo tenta di procedere con l’agenda di lavoro che si è dato. La scorsa settimana il presidente dell’Inps Tito Boeri è stato a Palazzo Chigi per illustrare la «mappa» della previdenza italiana. L’8 luglio, dunque, Boeri presenterà la relazione annuale dell’Istituto entrando nel dettaglio delle sue proposte. L’obiettivo è quello di costruire un sistema sostenibile, come e’ oggi ma più equo, capace di chiedere un sacrificio a chi ha avuto troppo rispetto ai contributi versati. Le ipotesi sono: un parziale ricalcolo delle pensioni su base contributiva oppure un sistema di uscita più flessibile che imponga a chi vuole andare in pensione prima, di pagare una penalizzazione maggiore tanto più è generoso l’assegno che deve ricevere.

La riforma delle pensioni è quindi un progetto che coinvolge l’Inps come parte attiva, anche nel processo decisionale sulle misure da adottare. Il presidente dell’Ente, Tito Boeri, per questo ha illustrato in anteprima al Governo le proposte che l’Istituto sta approntando per l’introduzione della flessibilità in uscita in ambito previdenziale e per l’assistenza agli over 55. La data prevista per la presentazione ufficiale del progetto dovrebbe essere l’8 luglio, quando l’Inps produrrà la relazione annuale al Parlamento. L’Inps propone la flessibilità in uscita – Il piano di riforma dell’Inps è diviso in vari settori a seconda dell’intervento da compiere, con a margine i relativi costi. Per ottenere il pensionamento anticipato, che sarà volontario, si avrà una decurtazione dell’assegno che verrà calcolato interamente con il metodo contributivo. Per finanziare l’assistenza degli over 55 in condizioni di disagio economico è previsto un parziale ricalcolo degli assegni con gli importi più alti. Le proposte dell’Inps non sono, però, rigide. Il confronto continuerà con i sindacati, nei prossimi giorni ed a stretto giro, con i ministri Poletti e Padoan.

In pratica la proposta dell’Inps verte su una maggior flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, ma senza costi troppo elevati per le casse dello stato (come accadrebbe invece utilizzando la quota 97 o quota 100 di Damiano). Da quanto è trapelato ufficiosamente sulla riforma, tra i vari punti vi è l’uscita anticipata dal mondo del lavoro soltanto per mezzo del sistema contributivo. In poche parole, la scelta sarà volontaria, ma chi vorrà andare in pensione anticipata dovrà farlo al prezzo di un assegno ricalcolato con il sistema contributivo e quindi con una riduzione piuttosto elevata (si stima oltre il 20% rispetto al retributivo). Il requisito minimo dovrebbe esser 35 anni di contributi, con un età anagrafica necessaria di soli 57 anni (58 per le autonome). Una sorta di opzione donna Inps estesa a tutti insomma, e sottoscrivibile in base alla propria libera scelta. Tra le altre misure che dovrebbero esser presentate dall’Inps, stando alle ultime novità di oggi 1 luglio, ci sarà una sorta di reddito minimo (di cui Boeri ha già parlato in passato) per tutti coloro che hanno perso il lavoro dopo i 55 anni e che non possono ancora accedere alla pensione. Un sostegno contro la povertà per la fascia tra i 55 e i 65 anni. Per individuare le risorse necessarie a questo tipo di operazione è possibili che ci sia un intervento sugli assegni pensionistici più ricchi (ricalcolo parziale su base contributiva?) e una revisione di alcune prestazioni assistenziali.

Lavoro. Arriva il declassamento per i dirigenti 
Arriva il ‘declassamento volontario’. Con un emendamento di recente approvato al ddl sulla p.a. arriva la previsione per cui pur di non essere licenziato, il dirigente pubblico, rimasto senza incarico per un certo periodo, può chiedere di essere ‘demansionato’ a funzionario, in deroga al Codice Civile. “Previsione della possibilità, per i dirigenti collocati in disponibilità, di formulare istanza di ricollocazione in qualità di funzionario, in deroga all’articolo 2103 del codice civile – che regola le mansioni (ndr.) – nei ruoli delle pubbliche amministrazioni”, si legge infatti nell’emendamento, presentato dai più gruppi parlamentari, e passato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, dove le votazioni sulla delega continueranno anche la prossima settimana. Il provvedimento è atteso a breve nell’Aula di Montecitorio. Arriva, poi, un’altra stretta sui dirigenti. Gli incarichi dirigenziali nella P.a. – infatti – non solo potranno essere rinnovati, senza una nuova selezione, esclusivamente una volta e per un massimo di due anni ma, è questa l’ulteriore stretta, la proroga dovrà essere giustificata e supportata da un giudizio positivo sull’operato del primo mandato.

Paletti per il conferimento degli incarichi, spazio ai più giovani e al merito: così cambierà pure l’Avvocatura dello Stato, sono infatti questi gli obiettivi di un nuovo emendamento, approvato, al ddl Madia. A firmare le novità è stato il relatore, Ernesto Carbone. Niente posizioni direttive per chi è vicino alla pensione e incarichi sulla base del merito. “Gli incarichi direttivi non sono conferiti ad avvocati dello Stato che debbano essere collocati a riposo entro quattro anni dalla data di avvio della procedura selettiva”, si legge infatti nel testo dell’emendamento. E ancora: “L’incarico di vice avvocato generale e di avvocato distrettuale dello Stato ha natura temporanea ed è conferito per la durata di quattro anni, al termine dei quali l’incarico può essere rinnovato, per una sola volta e per uguale periodo o fino alla data del collocamento a riposo se anteriore, a seguito di valutazione da esprimere con lo stesso procedimento prefigurato per il conferimento”. Asticelle che, continua l’emendamento appena passato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, “si applicano anche agli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge”.

O meglio, viene specificato: “Gli incarichi assegnati da oltre quattro anni cessano decorsi sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, salvo rinnovo, con lo stesso procedimento previsto per l’attribuzione, per una sola volta e per la durata di ulteriori quattro anni o fino alla data del collocamento a riposo se anteriore”. Inoltre, nei suoi pareri il “Consiglio degli Avvocati e Procuratori dello Stato fa tassativo riferimento al criterio della rotazione nel conferimento degli incarichi e tiene conto delle attitudini organizzative e relazionali del candidato, nonché della professionalità acquisita e desunta in particolare da indici di merito” predeterminati dal Consiglio stesso.
Le proposte approvate di recente: nei concorsi pubblici a fare la differenza non sarà più solo il voto di laurea, ma potrà contare anche l’università. Così un’altra proposta di modifica, deliberata dalla Commissione, al ddl P.a, che parla di “superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso” e “possibilità di valutarlo in rapporto ai fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato”. I dirigenti pubblici potranno essere licenziati se privi di incarico per un certo periodo ma non basta, l’uscita dal ruolo scatta soltanto se prima c’è stata una sostanziale ‘bocciatura’ da parte dell’amministrazione. Così un emendamento aggiuntivo al ddl P.a, da poco approvato, che prevede il collocamento in disponibilità “successivo a valutazione negativa”.

Lavoro. Nel 2014 meno scioperi 
Conflittualità in calo nel 2014 nei servizi pubblici essenziali ma raddoppiano gli scioperi generali. Triplicate anche le sanzioni contro gli scioperi illegittimi. E’ il Garante sugli scioperi, Roberto Alesse, al suo ultimo mandato ai vertici dell’Autorità, a misurare il livello di scontro nel Paese che testimonianza una “crescente tensione politico-sociale”. Sono scese a 2.084 infatti le proclamazioni di sciopero nei servizi pubblici essenziali (1.233 quelli effettivamente svolti) rispetto alle 2.338 dell’anno precedente ma è più che raddoppiata la proclamazione di scioperi generali, 17 contro i 7 del 2013. In calo invece le proteste regionali e provinciali, si legge nel Report presentato al governo e Parlamento. Sostenute dunque anche le sanzioni che passano a 320mila500 euro nel 2014 contro i 113mila700 del 2013 per il mancato rispetto della normativa sugli scioperi e per scioperi illegittimi.

E tra i settori a più alto indice di conflittualità si conferma quello del Trasporto pubblico locale, che assieme a quello dell’igiene ambientale e ai servizi delle pulizie detengono saldamente il primato nella proclamazione degli scioperi nel 201: per oltre 331 volte infatti i lavoratori hanno incrociato le braccia. Lotta dura anche nel trasporto aereo con 182 stop, il 10% in più di quanto proclamato nel 2013, e nel settore ferroviario che ha indetto 143 scioperi incrementando del 30% la protesta effettuata l’anno precedente. Al centro delle proteste quasi esclusivamente i rinnovi dei contratti, il livello del salario e l’occupazione. Ed è proprio il potere sanzionatorio a dover essere, per il Garante, rafforzato come dimostrano alcune vicende accadute di recente. I poteri attuali infatti, dice, “rispetto ad alcuni comportamenti abnormi, non fungono da deterrente sufficiente nei confronti di tutti i protagonisti del conflitto, comprese, ovviamente, le amministrazioni e le aziende”.

Per questo il Garante guarda alla possibilità di arrivare anche a sanzioni individuali per i singoli lavoratori per impedirebbe forme di elusione da parte dei datori di lavoro, ai quali, “è affidata, nell’ambito del proprio potere disciplinare, l’individuazione e la quantificazione delle sanzioni”, spiega ancora Alesse che ribadisce anche la proposta presentata nei giorni scorsi di inserire il referendum tra i lavoratori per validare la proclamazione di uno sciopero. La chiave per una gestione effettiva della conflittualità comunque, passa, per Alesse, dalla ‘concertazione’ con sindacati e aziende per ‘raffreddare’ il conflitto e poter prevenire le azioni di protesta. La concertazione, infatti, ribadisce, “non è un capriccio né un modo per rievocare i riti del passato o per esaltare forme, anche individuali, di protagonismo politico ma è, a volte, un dirompete bisogno, un metodo per individuare soluzioni concrete e ragionevoli e sbloccare o quantomeno raffreddare quelle vertenze in cui la situazione di stagnante incertezza finisce per alimentare il conflitto”, spiega.

E il Garante difende anche il sindacato rispondendo indirettamente alle parole con cui il premier, Matteo Renzi, aveva auspicato la creazione di un sindacato unico. Le organizzazione dei lavoratori infatti, dice, “se da una parte deve essere in grado di raccogliere la sfida della modernità, senza retorici condizionamenti del passato” dall’altra non possono essere “ridicolizzate” quando il sistema politico istituzionale “invoca rischiose reductiones ad unitatem, sulla base del presupposto antidemocratico che la pluralità delle articolazioni sociali è un “lusso” che non ci possiamo più permettere”. Ma il Garante risponde anche a Cgil, Cisl e Uil spesso in contrasto con le decisioni del Garante: basta attacchi contro l’Autorità perché “lacerano di proposito il tessuto istituzionale per assoggettarlo a logiche di pensiero irresponsabili e destabilizzanti”, conclude.

Carlo Pareto

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