giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrutini al 30 per cento: il no greco al 60 per cento
Pubblicato il 05-07-2015


Ormai è chiaro che al referendum greco ha vinto il no. Le proiezioni e la scrutinio delle schede orami al trenta per cento dà un netto vantaggio al no, attorno al 60 per cento. Al di là del risultato vi è da sottolineare il rispetto dovuto a una manifestazione democratica per sondare l’opinione del popolo greco. Credo siano invece un tantino stonate le esibizioni mostrate da qualche esponente della sinistra e della destra a favore del no. Come fosse la madonna pellegrina il simbolo di Syriza e il nome di Tsipras sembrano divenuti i nuovi miti della sinistra ideologica europea, ma anche l’espressione antieuropea della destra. Invero preoccupante il tono trionfalistico contro “la dittatura europea” del leghista Borghezio. Il troller pare sia divenuto lo strumento per garantirsi un posto in prima fila come comun denominatore. Ormai non fa più notizia la convergenza tra Vendola e la Meloni, tra Fassina e Salvini, tra Varufakis e Alba dorata.

Noi non siamo amici dell’Europa della finanza e del vincoli. Ma siamo europei e sfidiamo politicamente chi vuole rifuggire in nuovi nazionalismi. Tra sinistra e destra pare siano scomparsi i confini. Tra europeisti e nazionalisti no. Poi tra gli europeisti occorre distinguere tra i fautori dello sviluppo e i fautori del solo rigore. Restiamo fedeli a una sollecitazione che Bettino Craxi diede al governo italiano e cioè di rivedere i trattati di Maastricht. Quando si firmano intese si rispettano oppure si chiede che vengano riviste. Invece dalla Francia alla Grecia, il comportamento è stato opposto. Si evadono i vincoli senza chiederne revisioni. Il caso Grecia, a prescindere dall’esito del voto (i socialisti del Pasok erano per il si) tornerà prepotentemente all’ordine del giorno.

Dopo le scriteriate accuse di Varufakis che ha dato del terrorista ai creditori della Grecia (anche l’Italia è paese creditore per circa 40 miliardi) tutto diventa più difficile. Il Fmi dovrà continuare a pompare denaro sulle banche greche che dovranno riaprire a partire da domani. L’augurio è che la Grecia resti in Europa e trovi un punto di intesa con la commissione e gli organismi finanziari. Sappiamo che il no non può essere interpretato come un no all’euro. Eppure questo è quello che il fronte del sì ha più volte sostenuto. Adesso non resta che aspettare le prime decisioni. Quello che appare fin d’ora chiaro è che le condizioni poste alla Grecia sono state rifiutate dal popolo, democraticamente. Bisognerà riprendere il negoziato su nuove basi correggendo taluni punti della piattaforma. Sull’Iva al 23 per cento, sulla tassazione delle imprese al 28, perfino sul taglio allae spese della difesa, su pressione del partito di destra che fa parte del governo, ci saranno altre proposte per individuare una futura convergenza? Vogliamo sperare che in questo caso vinca il sì.

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