domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PROFONDO SUD
Pubblicato il 30-07-2015


Sud arretrato-Svimez

Nel giorno in cui arrivano i dati dello Svimez  giungono altri numeri non proprio lusinghieri per l’economia italiana. Sono quelli che arrivano dal bollettino economico della Bce che disegna un quadro dove l’Europa migliora e l’Italia arranca.  La Bce vede “una crescita moderata nel secondo trimestre” e in prospettiva “un ulteriore ampliamento della ripresa economica”. Per la Banca Centrale “la domanda interna dovrebbe essere sorretta dalle misure Bce”, dai progressi sulle riforme strutturali,dal risanamento dei conti, oltre che dal basso prezzo del petrolio e l’export. “L’inflazione ha raggiunto il livello minimo agli inizi dell’anno, tornando in territorio positivo negli ultimi mesi”. Allo stesso tempo però la Bce giudica “deludenti” i progressi compiuti dai Paesi dell’area euro, tra cui l’Italia, verso una convergenza reale del Pil. In un articolo nel bollettino economico rileva come l’Italia abbia mostrato una crescita inferiore alla media, aumentando la divergenza, con un afflusso inferiore di capitali privati. Il nostro paese ha scontato anche una produttività del lavoro “ampiamente al di sotto della media euro” e una governance delle istituzioni nazionali nelle posizioni più basse.  Numeri che insieme a quelli dello Svimez hanno gettato nuova benzina sul fuoco delle polemiche interne. Soprattutto quelle nel partito democratico con  Roberto Speranza e Gianni Cuperlo, che in un’interpellanza, attaccano l’esecutivo alla luce del rapporto Svimez che testimonia la drammaticità della condizione del Sud. “L’attenzione del governo al Mezzogiorno è marginale, la spesa dei fondi europei è ancora al palo” le promesse “sono disattese”, affermano i due esponenti della minoranza.  Dopo aver ricordato “le promesse del governo ancora disattese”, i dati relativi ai ritardi nell’utilizzo dei fondi, i parlamentari firmatari dell’interpellanza sottopongono a Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan e Graziano Del Rio tre precise domande. La prima: “Se non ritengano che l’azione del governo sia stata obiettivamente contrastante con gli indirizzi programmatici, ripetutamente espressi dallo stesso presidente del Consiglio, volti a accelerare il più possibile la spesa dei fondi, migliorandone al contempo la qualità, e quindi l’impatto positivo sulla grave situazione economica e sociale del Mezzogiorno, sulla quale concordano i principali istituti di ricerca”. La seconda: “Se non ritengano pertanto necessario rivedere la scelta di non avvalersi di un Ministro per la Coesione Territoriale pienamente impegnato nel compito di coordinare più efficacemente l’impiego delle risorse europee e nazionali, rafforzando il suo ruolo con la possibilità di usufruire della piena operatività dell’Agenzia per la Coesione Territoriale ed, eventualmente, con l’introduzione di modifiche nei meccanismi istituzionali di governo delle politiche di coesione che rendano possibile un miglior coordinamento e una più efficace strategia nazionale”. La terza: “Se non ritengano altresì necessaria una maggiore attenzione complessiva al problema dello sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, attualmente marginale nell’azione del Governo, come componente centrale e ineludibile della strategia per la ripresa complessiva del Paese e, a tal fine, quali iniziative intendano intraprendere in questa direzione”.

È stato pubblicato il rapporto Svimez, elaborato dall’associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, relativo all’anno 2014. I dati sono allarmanti e le prospettive future non rasserenano gli esperti. I consumi nell’Italia meridionale sono stati i due terzi di quelli del Centro-Nord.
Dal 2000 al 2013 l’Italia è stato il Paese dell’Eurozona che è cresciuto meno, +20,6% rispetto alla media europea del +37,3%. Il Bel Paese è cresciuto meno anche della Grecia, ferma a quota +24%. La situazione economico-sociale è sicuramente critica. Infatti il numero degli occupati al Sud arriva a 5,8 milioni, il livello più basso dal 1977. Il balzo indietro di quarant’anni mostra diverse problematiche, tra cui l’affanno del mercato del lavoro, le costanti migrazioni di giovani meridionali verso le regioni del Nord, o addirittura all’estero, e l’incapacità della Politica di invertire la decrescita, sia morale sia economica, del nostro Paese.

Il tasso di disoccupazione nel 2014 in Italia si è attestato al 12,8%, con una media tra il 9,5% del Centro- Nord e il 20,5% del Sud. I posti di lavoro su tutto il territorio nazionale sono cresciuti di 88.400 unità mentre al Sud ne sono stati persi 45mila. Inoltre, degli 811mila lavoratori che hanno perso il lavoro, tra il 2008 e il 2014, ben 576 mila sono residenti nelle regioni meridionali.

I dati relativi alla disoccupazione giovanile al Sud sono ancora più drammatici: tra il 2008 e il 2014 sono stati persi 622mila posti di lavoro tra gli under34 (-31,9%) e ne ha guadagnati 239 mila tra gli over 55. Il tasso di disoccupazione tra gli under 24, vero tallone d’Achille della contemporaneità, è del 56%, un dato più alto anche della Spagna. Il capitolo “povertà” è ancora più angosciante. Basti sapere che negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2014, le famiglie italiane assolutamente povere sono cresciute di 390 mila nuclei, con punte del +37,8% al Sud. Nel 2015, un italiano su tre è a rischio povertà.

Il rapporto Svimez, poi, si sofferma sui dati economici. Il settore manifatturiero e quello industriale non sono affatto fuori dalla recessione. L’industria, in senso stretto, segna al Sud un -3,6% mentre il manifatturiero, tra il 2008 e il 2014, ha perso il 34,8% della produzione. Di conseguenza gli investimenti in infrastrutture, servizi marketing e formazione sono calati fino a -59,3%.

In questo scenario si aggiunge anche il sensibile calo delle nascite. A livello demografico al Sud, nel 2014, si sono registrate solo 174 mila nascite. Per trovare un indice così basso di natalità occorre fare un balzo indietro nel tempo di 150 anni, cioè durante l’Unità d’Italia. Le previsioni contenute nel rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno non sono in miglioramento. Davvero difficile da qui dire che siamo fuori dalla crisi.

Manuele Franzoso

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