lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quarto e ultimo capitolo del programma: una nuova stagione dei diritti di libertà
Pubblicato il 28-07-2015


L’Italia è una anomalia sul tema delle libertà. Non riesce a legiferare in materia di diritti della persona. Le legge 40 sulla fecondazione assistita viene bocciata dalla Corte costituzionale attraverso ben 33 sentenze successive e praticamente riscritta, mentre l’Italia è più volte richiamata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sui temi delle coppie gay e della giustizia. Mancano tuttora in Italia leggi sul testamento biologico per sancire la libertà di scelta. L’Italia è l’unico paese europeo in cui non vige la separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti. La questione delle carceri è solo argomento di iniziativa e di pressione dei compagni radicali. Solo recentemente sono state approvate leggi in materia di divorzio breve e di responsabilità civile dei magistrati, quest’ultima a carattere indiretto.

I socialisti intendono rilanciare una campagna, assieme ai compagni radicali e ai laici disponibili, per una nuova stagione di diritti civili, come fu quella degli anni settanta e proprio in occasione del trentesimo anniversario della morte di Loris Fortuna che di quella stagione fu l’indimenticato protagonista. Il nuovo sistema politico a carattere post identitario divide quasi tutti i partiti sul tema della laicità. Laici e integralisti esistono nel Pd, in Forza Italia, perfino nel Nuovo centrodestra, nella Lega e nel movimento Cinque stelle. I cosiddetti temi etici non sono la base su cui costruire una forza politica, perché l’identità dei partiti si fonda oggi soprattutto sulle opportunità elettorali. Così i cittadini inviano al Parlamento rappresentanti di cui non conoscono l’orientamento su temi fondamentali per la vita delle persone, soprattutto oggi, in un sistema elettorale bloccato e anche domani, con una legge che vedrà gran parte dei deputati nominati.

Nel contempo non si stabilisce che su queste tematiche possa esistere piena libertà di scelta. Contrariamente agli anni del centro sinistra, quello degli anni sessanta e settanta, in cui i governi non cadevano sui temi del divorzio e dell’aborto attorno ai quali anzi si potevano formare maggioranze diverse rispetto a quelle di governo, solo corredate dallo svolgimento di referendum abrogativi, oggi i temi della laicità diventano essi stessi, non solo occasione di divisione all’interno dei partiti, ma condizione per far sopravvivere un governo. Così allo scontro legittimo di diverse opzioni di vita si introduce il criterio della mediazione per evitare conflitti. Per tenere uniti i partiti, per tenere unito il governo.

Scrive Michele Ainis in un mirabile editoriale del Corriere della sera: “La stazione d’arrivo é Strasburgo, dove ha sede la Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza che ci impone il riconoscimento delle unioni gay è solo l’ultima d’una lunga filastrocca. In precedenza siamo finiti in castigo o per eccesso di diritto (con le due pronunzie del 2011 e del 2013, contro il reato di clandestinità e contro il sovraffollamento carcerario) o per difetto (da qui la sentenza del 2014 sul diritto d’attribuire ai figli il cognome della madre, nonché la condanna del 2015 perché l’Italia non punisce il reato di tortura). Ma i viaggiatori partono da Roma, dove c’è una doppia stazione ferroviaria. Alla Cassazione, che ha appena sancito il diritto di cambiare sesso senza subire mutilazioni genitali. E alla Consulta, che l’anno scorso demolì la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, mentre dal 2010 denuncia anch’essa la mancanza di ogni disciplina sulle coppie omosessuali”.

In assenza della politica ci pensano, dunque, in materia di libertà delle persone, altri due organismi: la Corte dei diritti di Strasburgo e la Cassazione. La politica non delibera o delibera, come nel caso della legge 40, addirittura in versione anticostituzionale. D’altronde i partiti sono divisi sull’argomento e il governo si basa su una maggioranza in cui una tendenza integralista risulta determinante. Dunque altro non resta che insistere e ridare la parola ai cittadini, attraverso una nuova grande campagna referendaria su diverse questioni in materia. D’altronde ancora non è stato introdotto in Italia lo “ius soli”, ovvero la cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia, mentre il testamento biologico, regolato in Usa e in Europa, pare deceduto insieme a Eluana Englaro. Così come la legge sull’omofobia approvata alla Camera nel settembre del 2013, risulta oggi desaparecida al Senato.

I socialisti si impegnano dunque in Parlamento e nel Paese per una grande campagna su questi temi: l’introduzione di una legge sulle coppie gay che preveda gli stessi diritti per omosessuali e eterosessuali, combattendo tutte le attenuazioni o privazioni di diritti degli omosessuali in materia di riconoscimento pensionistico e di adozioni, una legge europea sul fine vita, che elimini questa mostruosa carenza legislativa, e che adotti il principio delle libera scelta attraverso una dichiarazione anticipata, sul modello presente in tutte le nazioni europee, la piena affermazione dei principi costituzionali sul tema della fecondazione assistita, così come prescritto dalla Corte, l’adozione di una riforma della giustizia di stampo liberale e garantista, che preveda, come prescritto dal testo di legge presentato alla Camera, tra gli altri, dagli onorevoli Buemi e Del Bue, la netta separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del Csm, l’adozione nella legge sulla cittadinanza del principio dello “ius soli”, come da molta parte si evidenzia giustamente, per evitare che i figli degli emigrati legittimi siano considerate persone senza patria, un piano di edilizia per nuove carceri e per impedire il loro sovraffollamento e, se necessario, una nuova legge di indulto o amnistia, per evitare che in carcere oggi possa essere reintrodotta la pena di morte.

Su questi temi i socialisti si richiamano al loro luminoso patrimonio, che li ha visti all’avanguardia in Italia, contrariamente ad altre formazioni politiche della sinistra, nell’affermare principi di libertà. Con la stessa tenace convinzione di quarant’anni fa si fanno oggi protagonisti degli stessi principi per nuove battaglie rendendo l’Italia più moderna, più libera, più europea.

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Commenti all'articolo
  1. Mi auguro solo, per il nostro bene, che il programma licenziato da Del Bue, attraverso il glorioso “Avanti”, non venga interpretato come direttrice altamente orientativa del cammino del partito, in quanto espressione del direttore dell’organo di informazione di riferimento, bensì più semplicemente come modesta e trapassata “FILOSOSUA”.

    • Questo mi sembra un commento inutilmente e superficialmente negativo. La critica dovrebbe sempre accompagnarsi ad esposizioni costruttive e non distruttive.
      Il Direttore propone, suggerisce, articola. Certi commenti, invece, sembrano dettati solo da antipatie personali.
      Saluti.

  2. Io invece mi auguro che il programma del nostro direttore diventi direttrice operativa (e non semplicemente orientativa) del partito. Attraverso questi grandi contenuti è possibile affermare una nostra identità che possa smarcarsi dalle due anime del PD, senza rincorrere “in fotocopia” controriformismi renziani o lotte di classe civatiane. Occorre dare una patria politica alla grande tradizione storica, politica e culturale che ha sempre preferito smarcarsi dalle due parrocchie (cattoliche e comuniste) e che oggi è privata di un riferimento elettorale. Provocatoriamente sostengo che il periodo storico è favorevole (l’astensionismo è il primo partito d’Italia) ma occorre il coraggio che contraddistinse i nostri pionieri: rimboccarsi le maniche. animarsi di movimentismo, fare tanta politica senza preoccuparsi degli esiti istituzionali. Il tempo provvederà a consolidare questa posizione. D’altronde, come sostenevano Ernesto Rossi e Carlo Rosselli “solo i cretini e i vigliacchi giudicano l’azione in rapporto ai risultati immediati ch’essa da”

  3. Caro Del Bue, il principale tratto della laicità, a differenza evidentemente del tuo laicismo, consiste nell’aprirsi criticamente ed autocriticamente alle tesi altrui, non certo nel riproporre a testa bassa le proprie.
    In questi mesi le tue risposte le hai impiegate esclusivamente per respingere permalosamente le critiche, in salsa perlopiù autocelebrativa (vedasi l’analogia ultima con il Turati incompreso), quasi mai a cercare di contaminarti con il pensiero degli altri ( diverse tematiche sollevate, sono affogate in un oceano di silenzio).
    Mi chiedo:
    Il suesposto atteggiamento è culturalmente pregnante?
    Tale atteggiamento è, per la direzione di un organo di informazione e formazione di partito, politicamente opportuno e conveniente?
    Non mi illudo, anche per queste considerazioni l’atteggiamento sarà quello di sempre.
    Auguri!

  4. Io non so come ti chiami, di dove tu sia, se tu sia o meno iscritto al nostro partito. Tuttavia ho sempre pubblicato i tuoi duri e spesso sprezzanti interventi. Nello stesso tempo non hai mai proposto nulla di concreto che non sia un generico eco socialismo. Mi posso contaminare con uno slogan? Scrivi come faccio io, con idee e proposte, e ti assicuro che non mancherò di confrontarmi.

  5. Come volevasi dimostrare, l’atteggiamento è stato quello di sempre, permalosa reazione verso le critiche con l’utilizzo di argomenti infondati.
    Infatti, ho già chiarito che sono iscritto a questo partito da venti anni, nel periodo del suo oscuramento e declino, solo per impulso ideale e non per intercettarne vantaggi o poltrone.
    In questi termini denunciando una coerenza che ALTRI non possono rivendicare.
    Ho sempre accompagnato l’ecosocialismo con l’articolazione di principi teorici, spunti assiologici ed esempi programmatici, naturalmente nell’obbligo della sintesi dettata dal limitato spazio della rubrica.
    Noi tutti, viceversa, siamo costretti a ripassare con te, dopo un lungo variegato trentennio, le idee e le proposte di Claudio Martelli, il quale, NON AVVERTENDOTI, fin dal congresso di Fiuggi del 2011, ha aggiornato, come ha sempre fatto, il suo linguaggio politico, non a caso rilanciando proprio l’ecosocialismo.
    Mi scuso comunque nei confronti di tutti per l’inutilità di queste affermazioni, nella consapevolezza di parlare al vento.

  6. Egregio Direttore, il solo punto sul quale mi permetto di dissentire, se mi è concesso, è il richiamo alla Corte di Strasburgo. Non dissento sui fatti, ciò che Lei così bene espone è largamente condivisibile, quindi non è una questione di “specifico”, dissento solo sul principio. Le nostre leggi dovrebbero essere elaborate e promulgate non a rimorchio delle sentenze della Corte di Strasburgo, stiamo attenti a non farne un Totem, ma in osservanza della Costituzione italiana, la quale per quanto imperfetta e, si spera, migliorabile, resta la Carta sulla quale si basa questa nostra repubblica ahinoi seconda e non più prima.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  7. Giustamente il Direttore ricorda la stagione che, quarant’anni orsono, vide l’impegno del PSI nel campo dei diritti civili, ma il riproporlo oggi, nei termini che qui leggo, mi sembra abbastanza irrealistico.

    Allora i socialisti sapevano prendere innanzitutto posizione sulle questioni primarie (di natura economica, sociale, o di politica internazionale, ecc….), riguardanti cioè il governo del Paese, sulle quali innestarono poi le iniziative per i diritti civili, che furono sostanzialmente due (legge sul divorzio e quella sull’aborto, seguendo l’ordine cronologico).

    Non a caso “i governi non cadevano sui temi del divorzio e dell’aborto attorno ai quali anzi si potevano formare maggioranze diverse rispetto a quelle di governo”, come ricorda il Direttore, e a questo proposito viene da pensare, come possibile spiegazione, che la tenuta di quelle maggioranze dipendesse dal fatto che si desse soprattutto importanza all’azione di governo, rappresentata appunto dalle problematiche economiche, sociali, ecc….

    Secondo il mio modesto parere, anche il programma socialista di oggi dovrebbe partire dalle problematiche più attuali e pressanti (economia, occupazione, sicurezza, immigrazione…..), quelle cioè che connotano l’azione di un Governo, cui aggiungere il tema della giustizia da sempre presente in casa socialista, col formulare alcune proposte molto chiare e concrete, che identifichino bene la parte politica che le avanza.

    Mi sembrerebbe la strada che può riunire gli “spezzoni” socialisti, se vi sono già o sono raggiungibili analogie di vedute, e che può altresì suscitare l’interesse dell’elettore in genere, mentre queste righe – almeno da come le ho intese, e il Direttore mi perdonerà se le ho mal interpretate – . sembrano invece dare la preminenza ai diritti civili, tanto da farne “una grande campagna”, il che significa per me invertire le priorità del momento, senza contare che nel campo dei diritti civili vi sono posizioni diverse tra loro e difficilmente conciliabili, e che quindi dividono più che unire, vedi quelle in materia di famiglia o di unioni famigliari.

    Paolo B. 30.07.2015

  8. Il richiamo alla Corte di Strasburgo è lo stesso che, assieme alle sentenze della Corte costituzionale, è stato richiamato nell’articolo di Michele Ainis sul Corriere per dimostrare l’incapacità del Parlamento italiano di legiferare sul tema dei diritti civili. Avverto infine tutti gli interlocutori a firmarsi con nome e cognome, altrimenti sono costretto a togliere i commenti.

    • Ci arriveremo, caro Direttore. Nel mio piccolo, sono ottimista. Ho l’impressione che questo governo abbia volontà e forza per legiferare su tutto e quindi anche sui diritti civili.
      Il problema è che le priorità, come sottolineato dal Suo elenco, sono tante, ma tanti anche gli arretrati, e questo non possiamo imputarlo al governo attuale. E il tempo sembra non bastare mai, a causa delle continue “emergenze” che si accumulano ( sbarchi dei rifugiati, economia, Grecia, beghe interne al partito di maggioranza etc. )
      Ma sono certo che l’autunno porterà cose buone.
      Cordiali saluti, Mario Mosca.

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