venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rai, Buemi: molte criticità da risolvere
Pubblicato il 31-07-2015


RAI-RiformaDopo l’incidente di ieri con il governo sconfitto su l’articolo 4, il ddl di riforma della Rai è stato approvato al Senato in prima lettura. Il provvedimento ora passa alla Camera. Un incidente che secondo il presidente del consiglio “non ha pregiudicato” l’iter della legge. I voti a favore sono stati 142 e 92 i contrari. Renzi in conferenza stampa ha spiegato i contenuti della riforma che modifica la tv di Stato, i cui vertici, saranno a breve rinnovati ma utilizzando le vecchie norme, quelle contenute nella legge Gasparri. Un punto che ha suscitato molte polemiche. Come quella del presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico che definisce la legge appena approvata al Senato in prima lettura una legge ancora “peggiore della Gasparri che consegna il controllo della televisione pubblica al governo e che non allontana la politica dalla principale azienda culturale del nostro Paese. Un provvedimento che confina l’Italia tra gli Stati europei con le peggiori normative in materia”. “Ora la palla dovrebbe passare alla Camera – ha proseguito  -. Ma il condizionale è d’obbligo: con questo governo non c’e’ nulla di serio e certo e questa legge potrebbe finire su un binario morto. Prova è che Renzi ha ordinato di rinnovare il nuovo cda con la legge precedente, la Gasparri, dopo aver detto mille volte di volerla cambiare. Non ne è stato capace. Questa è la cifra del suo governo: chiacchiere e conferenze stampa. E ora avvierà una nuova stagione di lottizzazione in Rai, in perfetta continuità con il passato. Non c’è che dire, un vero innovatore, un vero rottamatore”.

Riferendosi al Cda, Renzi ha ipotizzato il 7 agosto la data per averlo “in carica e operativo come è giusto. Sarebbe stata una assurdità giuridica non rinnovare il cda in attesa della riforma”.  “Il nostro modello è quello della assoluta indipendenza” del servizio pubblico dalla politica, “il modello Bbc”, ha detto ancora il presidente del consiglio Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Renzi ha anche detto che i principi ai quali ispirarsi per la scelta dei consiglieri Rai devono essere quelli di “autorevolezza e competenza. Noi faremo quello che riteniamo giusto fare, offrire i nomi più autorevoli”. Un primo passo che il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi definisce “importante”. “Sono soddisfatta. Il lavoro non finisce qui e probabilmente ci saranno altre modifiche alla Camera”.

Il senatore socialista Enrico Buemi, che si è dimesso da correlatore del ddl, intervenendo, stamane, in dichiarazione di voto ha affermato che “il gruppo Per le Autonomie – Psi – Maie, pur votando a favore del provvedimento di riforma della governance Rai, non può non evidenziarne alcune grosse criticità”. “La Rai è un’istituzione culturale e al contempo un’azienda industriale che veicola un prodotto duplice, l’informazione e la cultura, fondamentale per la democrazia, al nostro Paese”, ha spiegato Buemi. “Per questo ha bisogno di una governance efficiente che affronti la concorrenza del mercato, pur mantenendo le sue specificità”, ha continuato Buemi. “La Rai, infatti, ha due capitali, uno economico-finanziario e l’altro democratico che non possono essere gestiti dagli stessi soggetti”, ha osservato. “Il primo è giustamente nelle mani del Governo, il secondo, invece, dovrebbe essere di competenza del Parlamento proprio perché la governance dell’azienda pubblica radiotelevisiva deve, sì rispettare i criteri e le norme del Codice civile e di quello societario, come tutte le aziende, ma, poiché realizza un prodotto specifico, il suo Statuto dovrebbe avere necessariamente un carattere peculiare”, ha spiegato Buemi.

“La Rai deve godere di entrate certe, per questo sul canone è indispensabile un ragionamento politico serio, che ieri è stato sottovalutato – ha continuato il senatore socialista – non possiamo dividere gli utenti nelle due categorie dei furbi e degli onesti ma prevedere meccanismi che recuperino l’enorme mole di evasione fiscale sul canone. Quando nel luglio del 2014 il Psi presentò un ddl di riforma della governance Rai si è tergiversato per oltre 10 mesi ed era chiaro che saremmo arrivati alla scadenza del Cda, del 26 maggio scorso, senza aver approvato una nuova legge – ha concluso Buemi – ma si è comunque deciso di forzare la mano perché è ormai prassi consolidata che nel Parlamento italiano l’approvazione delle leggi, che avrebbe bisogno di riflessione e di un confronto vero, sia sempre svolta in fretta, penalizzando per forza la qualità della nostra legislazione.”

Molto critici i commenti di Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai): “Rottamata la rottamazione. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva promesso di rottamare i partiti e i governi dalla Rai e di rottamare la Legge Gasparri. E invece oggi il Senato dà il via libera a qualche piccolo ritocco alla Legge Gasparri, confermando il potere dei partiti e aumentando quello dei governi, e mandando in soffitta l’idea di rinascita del Servizio Pubblico di cui il Paese ha bisogno. E intanto ci si prepara nelle prossime ore alla grande spartizione lottizzatoria del CdA Rai proprio con la legge Gasparri. Insomma i sedicenti rottamatori, sulla Rai si sono rivelati i conservatori della tradizione partitocratica – proseguono -:la loro priorità è mettere le mani sulle poltrone del Servizio Pubblico. La nostra battaglia per l’autonomia e l’indipendenza della Rai Servizio Pubblico continuera’ anche adesso che la legge passa alla Camera dei Deputati. Ancora una volta per la Rai non è né la volta né la svolta buona”.

Redazione Avanti!

 

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