mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Avvio del servizio
di raccolta
ed elaborazione dati
Pubblicato il 13-07-2015


Si è svolto nei giorni scorsi un incontro tra l’Istituto e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per dare attuazione alla convenzione siglata il 16 marzo u.s. dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e dal direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, in attuazione del Testo Unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014. La convenzione, che ha validità triennale dalla data di sottoscrizione, attribuisce all’Inps le attività di raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati relativi alla rappresentanza delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, rendendo così operativo quanto disposto dal Testo Unico in ordine alle modalità di rilevazione e di misurazione dei dati associativi. Per quanto attiene gli aspetti tecnici, con la circolare 76/2015 l’Inps ha dato concreto avvio alla rilevazione, in forma aggregata, delle deleghe sindacali conferite dai lavoratori delle aziende associate a Confindustria. Dal mese di aprile, è stata pertanto resa disponibile per tali aziende un’apposita interfaccia sul Cassetto Previdenziale Aziendale, mediante la quale – su base volontaria – esse possono registrarsi e trasmettere mensilmente, attraverso una specifica sezione della denuncia aziendale del modulo Uniemens denominata “Rappresentanza Sindacale”, gli elementi informativi utili per la rilevazione delle deleghe sindacali. Considerato che la fase di avvio della trasmissione e raccolta delle informazioni sulla rappresentanza sindacale è operativa dallo scorso mese di aprile, occorrerà attendere ancora qualche mese per poter disporre di dati significativi, sia con riferimento ad un arco temporale più ampio, sia con riferimento al graduale e costante aumento delle adesioni delle aziende, fenomeno questo già registrato e con un trend sistematicamente in aumento. Pertanto in questa prima fase non si è proceduto alla pubblicazione dei dati sul sito dell’Istituto.

Inps a porte aperte. La previdenza dei docenti delle università pubbliche 

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. Nella specifica sezione, raggiungibile dall’home page del sito istituzionale, vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. E’ stata da poco pubblicata adesso una scheda informativa sulla previdenza dei docenti delle Università pubbliche. I professori universitari, in quanto dipendenti civili dello Stato, sono iscritti alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (Ctps), istituita il 1° gennaio 1996 in applicazione della legge 335/1995, come gestione separata dell’Inpdap. La soppressione dell’Inpdap, dal 1° gennaio 2012, ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti all’Inps. Sono 21.350 i docenti iscritti alla cassa Ctps. L’importo annuo lordo medio di tutte le pensioni in pagamento dei magistrati, compresi i trattamenti ai superstiti, è di circa 65.500 euro.

La cassa Ctps (che include tutti i dipendenti dello Stato, della scuola, dell’università e le forze armate per un totale di 1.581.000 iscritti) è gestita contabilmente in maniera unitaria, senza evidenza separata per categorie di iscritti/pensionati. Di conseguenza, non è possibile esporre alcun dato sulla situazione economica e patrimoniale della sola categoria dei docenti di Università pubbliche. Pertanto, l’Ente nel rimandare alla scheda informativa per ulteriori approfondimenti, comunque fornisce alcune particolarità di tale comparto:

fino al 31 dicembre 1992 la prestazione pensionistica era determinata sulla base della retribuzione tabellare dell’ultimo giorno di servizio, maggiorata del 18 per cento (mentre per gli iscritti al Fpld si calcolava sulla media degli ultimi cinque anni senza maggiorazione, sebbene con l’aggiunta di alcune voci retributive accessorie) e non esistevano tetti retributivi;

l’aliquota di rendimento (l’aliquota con la quale nel sistema retributivo vengono valorizzati gli anni di contribuzione al fine del computo della rendita previdenziale) è del 2,33% fino al 15° anno di anzianità (diversa da quella prefigurata per la generalità degli iscritti al Fpld che è al massimo del 2%) e dell’1,80% dal 16° anno in poi.

 Da un ipotetico ricalcolo contributivo degli assegni di quiescenza, si evidenzia che – delle pensioni del comparto con decorrenza successiva al 2004 – la riduzione media che i trattamenti pensionistici dei docenti universitari subirebbero sarebbe dell’ordine dell’11%; peraltro, oltre il 20% vedrebbe invece un aumento se ricalcolate applicando il metodo contributivo.

Come già osservato per i Magistrati (alcune settimane fa, con la scheda pubblicata nella sezione del sito “Inps a porte aperte”), in confronto ad altre categorie, le riduzioni risulterebbero più contenute in quanto l’età e l’anzianità media alla decorrenza, rispettivamente pari a circa 67 e 40 anni, sono  più elevate rispetto al complesso delle pensioni dei dipendenti pubblici e il dato anagrafico non incide sul computo della prestazione retributiva ma solo su quella contributiva, mentre l’anzianità, che rileva su entrambi i calcoli, nel sistema contributivo viene valorizzata totalmente. La scheda completa relativa alla previdenza dei docenti di Università pubbliche è come al solito disponibile nella sezione “Inps a porte aperte” sul sito www.inps.it, insieme a tutte le altre già pubblicate.

Artigiani e commercianti. L’Inps aggiorna i dati sul lavoro autonomo

E’ stato da poco reso disponibile, alla voce “Osservatori statistici/Lavoratori autonomi” della sezione Banche dati e bilanci del sito, il documento “Statistiche in breve” dedicato all’andamento del lavoro autonomo, con i dati delle gestioni speciali per artigiani e commercianti relativi all’anno 2014. Di seguito, si riporta una breve sintesi dei dati più significativi, pubblicati nel documento di cui sopra che offre un’analisi più dettagliata. Per quanto concerne gli artigiani, nel 2014 risultano 1.822.656 iscritti alla gestione speciale Inps, l’1,8% in meno rispetto al 2013 (1.856.683 iscritti) e il 3,8% in meno in confronto al 2012 (1.895.485 iscritti). Il 91,8% degli iscritti (1.672.724) è rappresentato da titolari, in prevalenza maschi, i quali, con 1.371.078 iscritti, costituiscono l’82% del totale, contro il 18% (301.646) dei titolari femmine. All’interno della qualifica dei collaboratori, invece, la differenza per genere è meno marcata, con 87.220 iscritti maschi (58,2%) contro 62.712 femmine. La classe di età più rappresentata è quella tra i 40 e i 49 anni (32,6%), mentre il 14,3% ha un dato anagrafico pari o superiore a 60 anni e solo il 6,8% ha meno di 30 anni. Il 31,6% delle aziende artigiane è ubicato nell’area geografica Nord Ovest, il 24,8% nel Nord Est, il 20,8% nel Centro, il 15,2% nel Sud e il 7,6% nelle Isole.

Le Regioni più rappresentate sono la Lombardia, nella quale si concentra il 18,7% degli artigiani (341.431 iscritti), seguita dal Veneto con 189.768 iscritti (10,4%), dall’Emilia Romagna con 189.484 iscritti (10,4%) e dal Piemonte con 171.117 iscritti (9,4%). I commercianti iscritti alla gestione speciale nel 2014 sono 2.301.037, lo 0,04% in più rispetto al 2013 (2.300.178) e 0,5% in più in confronto al 2012 (2.288.957), il 90,1% dei quali titolari. Prevalgono gli iscritti di sesso maschile, che costituiscono il 64,2% del totale: il 66,7% (1.381.835) dei titolari sono uomini, mentre tra i collaboratori prevalgono le donne con il 58,6% (133.859). Anche tra i commercianti la maggior parte degli iscritti (30,2%) si concentra nella fascia di età tra 40 e 49 anni, mentre il 24,6% ha un dato anagrafico compreso tra i 50 e i 59 anni e il 15,7% ha più di 59 anni. Soltanto l’8,7% dei lavoratori ha un’età inferiore a 30 anni. Dal punto di vista territoriale, si osserva che il 27,1% delle aziende commerciali è ubicato nel Nord Ovest, il 20,2% nel Nord Est, il 21% al Centro, il 22,2% al Sud e il 9,5% nelle Isole. La regione con il maggior numero di commercianti è la Lombardia con 356.439 iscritti (il 15,5% del totale), seguita dalla Campania con il 9,5%, dal Lazio (9,2%), dal Veneto (8,5%) e da Piemonte ed Emilia Romagna con l’8% ciascuna.

Carlo Pareto 

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