sabato, 21 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi in Israele, baci
e abbracci con Netanyahu
Pubblicato il 22-07-2015


Renzi- Netanyahu

Nel dopo accordo sul nucleare iraniano, il presidente del consiglio Matteo Renzi è volato in Israele a rassicurare il premier Benjamin Netanyahu, strenuo oppositore dei negoziati internazionali con Teheran. In particolare Renzi si è speso non solo per assicurare la vicinanza del nostro Paese allo Stato ebraico, ma anche per affermare che l’Italia non sosterrà il boicottaggio contro Israele (BDS, Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) sostenuto da diverse organizzazioni internazionali come strumento di pressione per riavviare il processo di pace con lo Stato palestinese e che sta facendo sempre più proseliti sull’onda dell’emozione suscitata dall’ultima campagna militare israeliana contro la Striscia di Gaza.

Netanyahu ha accolto Renzi coprendolo di parole di miele. “Tutti apprezziamo la leadership che hai portato in Italia, apprezziamo le riforme che hai fatto” e perfino con un “ci piace la cucina italiana, ma anche il calcio italiano. Matteo ci piace la tua Fiorentina”. Dopo queste vacuità ha anticipato Renzi sulla questione del negoziato di pace israelo-palestinese – totalmente impantanato soprattutto da quando c’è lui al Governo – enunciando la nota formula che Israele usa per questo tema: vogliamo la pace “con i vicini palestinesi ma deve essere, caro Matteo, una vera Pace: deve essere un accordo saldo e di sicurezza che impedisca che i Territori vengano presi dall’Islam oltranzista”.

Poi il premier israeliano ha ricordato la “forte opposizione italiana all’antisemitismo”. “Italia e Israele hanno relazioni speciali”, ha sottolineato ricordando a Renzi come le “connessioni tra noi risalgono a duemila anni fa e tutti sanno che le fondamenta della civilizzazione dipendono dalle nostre due antiche capitali”. Una “amicizia che – ha aggiunto – spero diventi sempre più solida in molti campi, dalla difesa all’economia, dalla ciber-security al commercio: le nostre relazioni possono crescere ancora di livello. L’Italia è nostro partner e nostro amico”.

A Netanyahu anche Renzi, di fronte alla Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, ha detto tutte le parole che il premier israeliano voleva sentirsi dire, raccogliendo gli applausi entusiasti di parlamentari e leader politici.

Assieme alle parole di condanna per le persecuzioni e il genocidio degli ebrei in Europa – “l’esistenza di Israele non è una concessione della comunità internazionale, non è una gentile concessione dopo la Shoah, ma la precede: lo Stato di Israele esiste nonostante l’olocausto e continuerà ad esistere nonostante i tentativi di opposizione”, ha detto – ha condannato il boicottaggio internazionale: “Chi pensa di boicottare Israele non si rende conto di boicottare se stesso, di tradire il proprio futuro. Possiamo avere opinioni diverse, è accaduto e continuerà ad accadere. Ma l’Italia sarà sempre in prima linea nel forum europeo e internazionale contro ogni forma di boicottaggio sterile e stupido”.

Quanto allo stallo nelle trattative di pace con lo Stato palestinese, il nostro Presidente del Consiglio, ha ripetuto alla Knesset la formula ormai (quasi) universalmente accettata che la “pace sarà possibile solo con due Stati e due popoli, e solo se sarà garantita piena sicurezza di tutti: il diritto dello Stato palestinese all’autodeterminazione e quello dello stato ebraico alla propria sicurezza: lo dico qui e lo ripeterò a Betlemme incontrando il leader dell’Anp”, Abu Mazen.

Le ultime parole le ha spese per mostrare comprensione e vicinanza ai timori di Israele sull’esito dell’accordo per il disarmo nucleare iraniano perché il Governo di Israele teme che finisca per rafforzare militarmente il regime di Teheran e accrescere i rischi di aggressione allo Stato ebraico. “Il vostro destino è il nostro destino – ha detto Renzi – la vostra sicurezza è la nostra sicurezza, insieme costruiremo un mondo migliore”, sono le parole con le quali il premier ha concluso il suo intervento. Preoccupazioni sul nucleare iraniano ripetute ancora durante una conferenza stampa da Netanyahu e dal Capo dello Stato Reuven Rivlin: “Siamo molto preoccupati e stiamo facendo di tutto” per convincere gli altri che l’Iran rappresenta ancora una minaccia.

C’è da dire che proprio in questi giorni, per andare incontro ai timori israeliani per l’accordo di Ginevra che modifica profondamente dopo 30 anni gli equilibri regionali, Washington haofferto aiuti militari aggiuntivi a Israele per un valore di 3 miliardi di dollari e aiuti analoghi a Riad, l’altro fiero oppositore dell’accordo sul nucleare iraniano, compreso il progetto di uno scudo missilistico regionale.

Alla fine dei discorsi, lasciata la Knesset, Renzi si è spostato nei Territori occupati, dove a Betlemme, ha incontrato il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen e il primo ministro Rami Hamdallah.

Israele

Il nodo non sciolto, che mette a rischio la pace in tutta la regione, resta quello dell’occupazione israeliana dei Territori palestinesi così mentre Renzi si preparava ad atterrare in Israele (e il vice della Merkel, Sigmund Gabriel volava a Teheran a parlare di affari) l’organizzazione Human Rights Watch accusava pubblicamente Israele di ”arresti abusivi” di bambini palestinesi di un’età inferiore agli 11 anni e per l’uso di minacce onde costringerli a firmare confessioni. Le autorità israeliane avrebbero omesso di informare i genitori dell’arresto o della sorte dei loro figli, ha aggiunto l’organizzazione di New York, avvalendosi dei racconti di alcuni bambini detenuti durante le proteste a Gerusalemme Est e in Cisgiordania alla fine dello scorso anno. Le accuse sono state pubblicate contemporaneamente alla visita del Segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter da Sarah Leah Whitson, direttore di HRW Medio Oriente, per spingere gli Stati Uniti a fare pressione sul suo alleato israeliano per porre fine a “pratiche abusive” in corso da molto tempo.

“Le forze hanno soffocato i bambini, gettato granate stordenti contro di loro, li hanno picchiati mentre erano in custodia, minacciati e interrogati senza la presenza dei genitori o di avvocati, e non hanno permesso che i loro genitori conoscessero la loro sorte”.

L’esercito di Israele, contattato dall’agenzia di stampa France Presse (AFP), non ha rilasciato commenti sul rapporto mentre l’HRW ha detto che il ministero della Giustizia militare ha risposto alle sue accuse e ha sostenuto che “i funzionari della sicurezza avevano rispettato la legge in tutti i casi, anche informando i bambini dei loro diritti”.

C. Co.

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