venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riforme, si rimanda.
In Aula a settembre
Pubblicato il 09-07-2015


Riforme-tempi lunghiSulla scuola di gran corsa e sulle riforme si rimanda a settembre. Questi, con tutta probabilità, saranno i tempi. Ne avrebbe parlato lo stesso premier nel corso della segreteria del Pd che si è tenuta al Nazareno giovedì mattina. Ma il rallentamento non è dovuto al caso o alla precedenza che alcuni provvedimenti hanno assunto rispetto ad altri, bensì dalla necessità di una riflessione che è iniziata subito dopo le elezioni regionali quando la maggioranza ha cominciato a temere che l’appoggio sulle riforme non possa essere ritenuto del tutto scontato. Soprattutto al Senato dove la linea rossa è stata avvicinata pericolosamente più volte. Con l’allargamento progressivo del dissento dal parte della minoranza interna del Pd e l’uscita definita di Forza Italia dal patto per le riforme, Renzi è costretto a cedere qualcosa.

A chiedere a Matteo Renzi di “riaprire un ragionamento complessivo” sulle riforme è Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e consigliere politico di Silvio Berlusconi. I punti in questione sono l’elettività dei senatori e la modifica dell’ItalicumDopo l’incontro al Quirinale con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, Toti spiega che “il presidente Chiamparino ha richiamato come esempio di buon governo delle regioni rispetto all’amministrazione centrale il Bundesrat. Io credo che sia una buona suggestione. Noi abbiamo chiesto in Senato alcune modifiche, tra cui l’elettività del Senato. Credo che una riflessione si debba imporre anche sulla legge elettorale per poter riaprire un ragionamento complessivo”.

La modica che viene richiesta per l’Italicum è quella che riguarda l’assegnazione del premio di maggioranza, ora previsto per il partito primo arrivato e che invece in molti (Psi compreso) vorrebbero esteso all’intera coalizione.

Toti si rivolge al governo Renzi: “Mi auguro che sappia fare tesoro dei vari stimoli che arrivano dall’interno del suo partito, dall’interno della maggioranza e anche dalle opposizioni per riaprire un dialogo più complessivo. Non si può cambiare l’architettura dello Stato e una legge fondamentale come la legge elettorale, a colpi di maggioranza, tanto più con manipoli più o meno raccogliticci di persone in soccorso per trovare i numeri al Senato. Credo che non sia un ragionamento serio e mi auguro che Renzi non voglia perseguirlo”. Lo stesso concetto ha espresso il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta: “Per quanto riguarda le riforme, noi abbiamo chiesto il cambiamento della riforma del bicameralismo paritario cioè della riforma costituzionale, nel senso della elettività dei senatori, cosa che Renzi non ha mai voluto. E – continua Brunetta – abbiamo chiesto anche che cambi, parallelamente, l’Italicum, la legge elettorale, nel senso che il premio di maggioranza non sia dato al partito, alla lista, ma alla coalizione, già dal primo turno: cosa che Renzi, ferocemente, non ha mai voluto. Se Renzi cambia e dice ‘scusate compagni, mi sono sbagliato, faccio queste modifiche’, noi siamo disponibili. Se, come è molto probabile, non cambierà nulla e dirà ‘andiamo avanti’, – conclude Brunetta – noi saremo ferocemente contrari. E Renzi non ha i numeri al Senato”.

Ginevra Matiz

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