sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rivalutate le prestazioni concesse dai Comuni per il 2015
Pubblicato il 06-07-2015


Rivalutati dello 0,2 per cento (indice dei prezzi Istat per le famiglie di operai e impiegati), nel 2015, gli importi degli assegni per il nucleo familiare numeroso e del trattamento economico di maternità per le residenti e dei relativi requisiti reddituali previsti per potervi accedere. Lo ha recentemente comunicato un’apposita circolare dell’Inps (la n. 64 emanata il 30 marzo scorso). Si tratta, come è noto, di prestazioni agevolate di natura assistenziale concessi dagli enti locali, ma erogati dall’Istituto di previdenza con onere finanziario posto espressamente a carico dello Stato.

L’assegno per il nucleo familiare (almeno tre figli minori e possesso di risorse e/o di proventi limitati) è prefigurato dall’articolo 65 della legge n. 448/98, mentre l’indennità di maternità spettante, a determinate condizioni, alle lavoratrici o ex lavoratrici residenti in Italia (comprese le cittadine extracomunitarie regolarmente autorizzate a soggiornare nel nostro Paese) che partoriscono, adottano, od ottengono in affidamento preadottivo un bambino viene invece stabilito dall’articolo successivo (66) dello stesso provvedimento legislativo (448/98). Questi gli importi per l’anno corrente:

141,30 euro al mese per l’integrazione all’aggiunta di famiglia, se compete in misura intera. Pertanto, su base annua (13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.836,90 euro. Per le domande afferenti il 2015, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee), con riferimento ai nuclei familiari formati da cinque componenti, con almeno tre figli minori, è di 8.555,99 euro. Se la famiglia è più numerosa il dato va riparametrato. Perché la famiglia possa aver diritto all’intera prestazione è infatti richiesto che il valore Isee non superi l’importo pari alla differenza dell’Isee prescritto per il diritto alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua. Per le istruttorie in corso riguardanti l’assegno per il 2014, continuano ad applicarsi i limiti fissati per lo stesso anno 2014;

338,89 euro mensili sono invece prefigurati per il trattamento economico di maternità, se attribuito in misura piena per cinque mesi complessivi (1.694,45 euro) per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento che si verificheranno durante il corso del 2015. Per le richieste relative sempre all’anno corrente, il valore dell’Isee con riferimento a nuclei familiari formati da tre componenti, è pari a 16.954,95 euro. Anche qui per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal primo gennaio al 31 dicembre 2015. Quando, però, gli assegni in questione interessano famiglie con diversa composizione, le cose si complicano. Occorre necessariamente riparametrare l’Isee per calcolare le prestazioni da corrispondere. Gli operatori devono quindi seguire le procedure appositamente delineate nell’allegato “A” al decreto n. 452/2000 del ministro per la Solidarietà sociale (modificato dal decreto n. 337/01 del medesimo dicastero). Importante, la donna che presenta la domanda per la l’assegno di maternità può, se del caso, inoltrare anche quella per il nucleo se ha altri due figli minorenni e la sua  famiglia si trova nelle condizioni economiche stabilite dalla legge. Giova precisare, per ogni opportunità, che l’assegno familiare in questione compete, come detto, ai nuclei familiari italiani e comunitari dietro richiesta da presentarsi al comune di residenza. E’ concesso dall’ente locale, ma corrisposto materialmente dall’Inps a condizione che risultino soddisfatti due precondizioni:

nella famiglia devono essere presenti almeno tre figli minori e il valore dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare non deve splafonare una certa soglia reddituale che, per il corrente anno è fissata in misura pari a 16.954,95 euro. L’importo dell’assegno mensile per il 2015 è pari a 141,30 euro (esattamente 0,28 centesimi in più dell’anno scorso); pertanto su base annua (cioè per 13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.836,90 euro. Perché la famiglia possa avere titolo all’intero trattamento numerario è – come detto – necessario, altresì, che il valore Isee non vada oltre l’importo pari alla differenza dell’Isee postulato per far scattare il titolo alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua: quindi euro 18.791,85. L’indennità di maternità, invece, viene corrisposta alle donne, cittadine italiane, comunitarie o straniere in possesso di carta di soggiorno, per – si ribadisce ulteriormente – le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento. L’assegno economico, per tutti gli eventi ricadenti nel corso del corrente anno, vale complessivamente 1.694,45 euro, ossia 338,89 euro per cinque mensilità. La prestazione da richiedere anch’essa al comune di residenza entro sei mesi dal verificarsi dell’evento (nascita, affidamento o adozione), compete in misura intera se l’interessata non percepisce altra indennità economica di maternità obbligatoria. In caso contrario si ha titolo alla quota differenziale, e, sempre, inoltre, a patto che il nucleo familiare (con riferimento a quello standard configurato direttamente dalla legge in tre componenti) possegga un Isee non superiore a euro 16.954,95.

Un nuovo approccio alla sicurezza 

“L’Unione europea è un ambiente molto variegato, eppure i Paesi che la compongono hanno diverse cose in comune. Come dimostra il tema della salute e sicurezza sul lavoro, non condividono soltanto i problemi, ma anche buona parte delle soluzioni, talvolta declinate con modalità differenti che possono riflettere le differenze culturali”. Hans-Horst Konkolewsky, segretario generale dell’Associazione internazionale di sicurezza sociale (Issa), ha aperto con questa riflessione il suo intervento al seminario su “La prevenzione nei luoghi di lavoro un confronto tra esperienze europee”, organizzato dall’Inail a Roma, presso il Parlamentino dell’Istituto di via IV Novembre.

“Siamo a un punto di svolta”  “Le iniziative di prevenzione – ha aggiunto – oggi sono a un punto di svolta e devono affrontare una complessità maggiore, che riflette i profondi cambiamenti del mondo del lavoro e richiede un approccio diverso rispetto al passato. Questo nuovo scenario è influenzato dall’impatto dei processi di globalizzazione, di cui le migrazioni sono la manifestazione più evidente, e dal progressivo invecchiamento della forza lavoro, una novità che i nostri sistemi di sicurezza sociale non possono ignorare”.

“Grandi miglioramenti nella riduzione degli infortuni mortali”  Un altro aspetto particolarmente significativo, per il segretario generale dell’Issa, è l’importanza crescente delle questioni legate alla salute e al benessere dei lavoratori rispetto al tema classico degli infortuni. “Dal punto di vista dell’andamento infortunistico – ha spiegato – nell’ultimo decennio ci sono stati grandi miglioramenti, soprattutto nella riduzione degli infortuni mortali, mentre si registra un trend preoccupante sul fronte delle malattie professionali, come dimostrano i 187mila casi mortali legati a patologie lavoro-correlate che si stima si verifichino ogni anno nei 28 Paesi dell’Ue”.

“Le tecnopatie sono una specie di tsunami” – Per Konkolewsky “si tratta di una specie di tsunami che rischia di travolgerci e dobbiamo capire come affrontarlo”. A questo proposito, il segretario dell’Issa ha citato “alcune soluzioni interessanti” promosse a livello internazionale, a partire dal nuovo quadro strategico europeo 2014-2020, che ha inserito il miglioramento della prevenzione delle malattie professionali, e la necessità di affrontare i rischi nuovi ed emergenti senza trascurare quelli già esistenti, tra le sue tre sfide principali. Un’altra iniziativa significativa è quella varata lo scorso anno al XX Congresso mondiale sulla salute e sicurezza sul lavoro di Francoforte, “con l’accordo sulla ‘Vision Zero’, ovvero l’impegno collettivo per un mondo senza infortuni gravi e malattie professionali fatali”.

“Al G7 in Germania la proposta di un Vision Zero Fund” – Un ulteriore elemento di incoraggiamento, secondo Konkolewsky, è rappresentato dall’approdo della discussione su questi temi, spesso confinati nella nicchia degli esperti, ai più alti livelli decisionali. “Il G20 dello scorso anno in Australia – ha puntualizzato – si è concluso con una dichiarazione a favore di posti di lavoro più sicuri e salutari, per garantire allo stesso tempo la tutela dei lavoratori e livelli più elevati di produttività e crescita. Al G7 che si è tenuto a inizio giugno in Germania, invece, per la prima volta è stata riconosciuta la necessità di realizzare, nell’ambito del mondo globalizzato, catene produttive sostenibili ed è stata proposta la creazione di un fondo ‘Vision Zero’, per sostenere i Paesi che non hanno le risorse per dotarsi di sistemi di protezione dei lavoratori”.

I contributi di Dguv, Hse e Dwea – L’intervento del segretario generale dell’Issa è stato preceduto da due tavole rotonde che hanno offerto una panoramica attuale dei modelli di prevenzione applicati in Danimarca, Gran Bretagna, Germania e Italia, sia per quanto riguarda gli specifici aspetti dell’analisi dei dati, della ricerca, della formazione, degli incentivi e della vigilanza, sia nella prospettiva particolare dell’assetto normativo e delle forme di cooperazione tra pubblico e privato. Oltre a rappresenti dell’Inail, in questa sede hanno portato il loro contributo rappresentanti di rilievo dell’Ente tedesco di assicurazione infortuni (Dguv), del Comitato esecutivo per la Salute e la sicurezza sul lavoro britannico (Hse) e dell’Agenzia danese per l’ambiente di lavoro (Dwea).

Rotoli: “Dal 2010 incentivi per un miliardo di euro” – In particolare, il direttore centrale Prevenzione dell’Inail, Ester Rotoli, nel corso della prima tavola rotonda – moderata dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, e alla quale hanno preso parte anche Anders Christensen, consulente scientifico Wea, Karl-Heinz Noetel, consulente senior Dguv, e Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse – ha ricordato che “dal 2010 l’Istituto ha messo a disposizione un miliardo di euro per finanziare le piccole e medie imprese nella realizzazione di interventi in materia di prevenzione e promuovere la salute e la sicurezza. Abbiamo cominciato nel 2010 con 60 milioni di euro a fondo perduto, per una copertura del 50% dei costi di ogni progetto accolto, per arrivare a oltre 267 milioni di euro stanziati nell’ultimo bando Isi 2014 e una copertura maggiorata al 65%”.

Bando Isi 2014: il 25 giugno l’invio delle domande – Grazie ai bandi Isi le aziende possono intervenire, così, in tutti gli ambiti di prevenzione: dall’ammodernamento e dalla sostituzione di macchinari e attrezzature fino all’adozione – nella totalità dei processi organizzativi – dei sistemi per la gestione della salute e sicurezza. “La partecipazione in questi cinque anni è sempre stata davvero grande – ha ricordato Rotoli – Il prossimo 25 giugno si svolgerà la fase di inoltro delle domande di accesso ai finanziamenti in relazione al bando 2014 e sono già più di 24mila le aziende che hanno prenotato il codice identificativo per potere ottenere gli stanziamenti. Tutto questo conferma la forte volontà del mondo imprenditoriale di investire in sicurezza e la consapevolezza del fatto che agire in tal senso conviene: un ‘messaggio’ che è stato recepito e interiorizzato perché restituire sicurezza al lavoratore significa, tra i tanti vantaggi, anche dotare l’azienda di maggiore competitività sul mercato”.

Il recepimento delle direttive comunitarie tra luci e ombre – Nel corso della seconda tavola rotonda – moderata da Luigi La Peccerella, già avvocato generale Inail, e alla quale sono intervenuti Dorthe Bjerrum Harrow, dirigente Wea, Walter Eichendorf, vice direttore generale Dguv, Kevin Myers, direttore generale Regolamenti Hse, e Francesco Battini, presidente Oiv dell’Inail – è stato espresso un generale timore in relazione al (frequente) mancato recepimento a livello di Stati membri del complesso di norme, regolamenti e standard promosso a livello comunitario. Se, infatti, la normativa interessa ormai la gran parte della materia legata alla salute e alla sicurezza sul lavoro, tuttavia, la mancata applicazione delle direttive rischia che tanto sforzo giuridico rimanga relegato a un livello di mero principio.

La Peccerella: “Essenziale un’adozione omogenea della normativa”  “L’esatto, corretto e tempestivo recepimento incide su due aspetti – ha sottolineato La Peccerella – Il primo è di carattere umano: il diritto a un livello essenziale di salute e sicurezza è uno dei capisaldi fondamentali della cittadinanza europea e dovrebbe essere garantito in maniera omogenea in tutti i Paesi Ue. L’altro aspetto è, invece, la divergenza della normativa in materia di salute e sicurezza da Paese a Paese, che può creare alterazioni del mercato”. Ne è esempio la direttiva Bolkestein, sulla libera circolazione dei servizi, che in una prima stesura prevedeva l’esportabilità della normativa del Paese d’origine su tutti gli aspetti che disciplinavano l’attività dei prestatori di servizi. “Una lunghissima discussione ha portato, tuttavia, al risultato di escludere la normativa in materia di prevenzione dal principio del Paese d’origine – ha affermato La Peccerella – Questo proprio a causa della disomogeneità dei livelli di tutela che, se ‘esportabile’, avrebbe potuto produrre effetti di alterazione del mercato e di dumping in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

FIAMME GIALLE: APPALTI P.A. IRREGOLARI PER 591 MLN

Nuovi strumenti per combattere l’evasione fiscale, una battaglia che ha portato le Fiamme Gialle nei soli primi 5 mesi dell’anno a sequestrare beni per quasi 420 milioni di euro e a chiedere il sequestro di altri 2,3 miliardi. Sono alcuni degli elementi emersi in occasione della cerimonia per ‎l’anniversario della fondazione della Guardia di Finanza. A sottolineare la necessità di “potenziare gli strumenti esistenti e costruirne di nuovi” è stato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha aggiunto: “”Stiamo lavorando per correggere gli errori e modificare le pratiche inefficienti”. Padoan ha ricordato che con il suo lavoro, la Guardia di Finanza ”garantisce che la competizione si svolga in condizioni eque, favorevoli agli operatori economici duramente impegnati nel miglioramento della propria offerta e nella ricerca di efficienza e, al tempo stesso, individua e reprime comportamenti sleali e scorretti che danneggiano gli operatori onesti”. Per la Guardia di finanza – gli ha fatto eco il comandante generale Saverio Capolupo – è “una priorità la lotta alla corruzione”, come dimostra la recente istituzione dl nucleo speciale che avrà il compito di sviluppare analisi di rischio per la prevenzione dei reati contro la pubblica amministrazione e delle turbativa nel comparto degli appalti pubblici.

In occasione della cerimonia le Fiamme Gialle hanno anche voluto evidenziare gli interventi per la tutela della spesa pubblica, che solo nei primi 5 mesi dell’anno sono stati 8.724 e hanno interessato i più importanti flussi di spesa, dalla sanità alla previdenza, dai fondi comunitari agli appalti. Dalle verifiche della Gdf sono emerse risorse pubbliche indebitamente richieste o percepite per poco meno di 500 milioni di euro. Nel corso dei controlli le Fiamme gialle hanno inoltre individuato 2.101 datori di lavoro che hanno impiegato 4.788 lavoratori in ‘nero’ e 5.244 irregolari. Sul fronte del contrasto alla criminalità economico-finanziaria sono stati eseguiti 27.009 interventi sottoponendo a sequestro beni e denaro per un valore complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro. In particolare, sono stati svolti 1.141 accertamenti patrimoniali nei confronti di 4.484 soggetti (di cui 3.577 persone fisiche e 907 persone giuridiche), che hanno consentito di eseguire sequestri e confische di 52.820 asset patrimoniali per un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di euro.

Carlo Pareto 

 

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