mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sardegna. Terremoto
in Consiglio regionale
Pubblicato il 22-07-2015


Consiglio regionale di stato-sardegnaIl Consiglio di Stato salva la legge elettorale sarda. I ricorrenti chiedevano l’illegittimità dell’esclusione dall’attribuzione dei seggi delle coalizioni che non hanno superato la soglia di sbarramento, illegittimità della previsione di una soglia di accesso per concorrere alla ripartizione dei seggi, violazione, erronea, falsa applicazione dell’art. 9 della legge regionale statutaria sarda n. 1-2014, illegittimità dell’impossibilità di espressione di una preferenza in favore di candidato/a genere diverso da quello/a cui si è assegnato il primo, illegittimità dell’atto di proclamazione degli eletti e dell’intero processo elettorale.
Ma il Consiglio Di Stato ha concluso: “Alla luce delle predette argomentazioni, l’appello deve essere respinto in quanto infondato”. La sentenza arriva proprio oggi, in parallelo con la sentenza, sempre del Consiglio di Stato, che fa decadere quattro consiglieri regionali, Gavino Sale (Irs), Efisio Arbau (La Base), Michele Azara (Idv) e Modesto Fenu (Zona Franca). La sentenza segue il ricorso presentato dai candidati esclusi, oggi dichiarati eletti, Antonio Gaia (Upc), Piefranco Zanchetta (Upc) e Gianfranco Congiu (Partito dei sardi). Molta amarezza per tutto quanto sopra e per quanto avviene in un isola con un parlamentino – oramai in pieno sbando istituzionale – nato da una legge elettorale (sulla quale è tra l’altro attesa la pronuncia della Consulta) che ha portato i sardi al voto del febbraio 2014.
Quella stessa legge ha presentato i conti ai primi quattro consiglieri che a prescindere dai meriti (per alcuni) e i demeriti di altri e certifica, forse, la perdita di un patrimonio politico che perdura da 17 mesi. Infatti, non lo dimentichiamo, le elezioni regionali 2014, proprio in applicazione della nuova legge elettorale voluta dall’uscente Giunta Cappellacci, certificarono l’esclusione di alcune coalizioni; quella di Michela Murgia, 78 mila voti, quella di Mauro Pili, 42 mila voti. Entrambe le loro liste non videro riconoscersi nemmeno un consigliere regionale. In tutto questo restano le considerazioni che legittimamente possono oggi farsi anche sulla divergenza delle due sentenze emesse dallo stesso organo, il Consiglio di Stato, la prima respinge un ricorso contro la legge elettorale, non ritenendo fondato l’appello, la seconda fa decadere 4 consiglieri eletti con la stessa legge.
Un controsenso giuridico e un’aberrazione che delegittima l’attuale consiglio regionale forse ancor più dell’inerzia che lo caratterizza. Sicuramente nei quattro consiglieri decaduti ci sarà forte il senso di amarezza per dover lasciare il posto grazie ad una sentenza che è inappellabile, ma, sicuramente oggi tanta è anche l’amarezza nei sardi, di quella parte di sardi che si sono espressi, nella fiducia a Michela Murgia e Mauro Pili (110 mila voti e nessun consigliere eletto) nel prendere atto, (ma già lo sanno da 17 mesi) che questo consiglio regionale non li rappresenta tutti. E se a questo si aggiunge il fatto che il 45% dei sardi non vota più, non ha fiducia nei partiti, il fatto che alle elezioni regionali sarde è andata persa la quota percentuale di quei sardi che avrebbero votato il M5s se si fossero presentati alle elezioni, davvero quello che oggi vota, decide la sorte dei sardi è un parlamentino illegittimo. Ma quando la Sardegna potrà alzarsi? Chissà. Per ora nei prossimi giorni prepariamo ad assistere ai nuovi giochi di spartizione incarichi.
Antonella Soddu
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