martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scorie ‘orfane’ e un deposito ancora non nato
Pubblicato il 06-07-2015


sorgenteLa scorsa settimana l’amministratore delegato di Sogin, Riccardo Casale, e il Comandante dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, Vincenzo Paticchio hanno firmato la proroga di tre anni del protocollo d’intesa per la collaborazione nelle operazioni di recupero e messa in sicurezza delle sorgenti radioattive orfane. L’accordo prevede anche la partecipazione dei Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente ai programmi di formazione, promossi da Sogin, nel campo della sicurezza e radioprotezione.

LA GESTIONE DELLE SCORIE RADIOATTIVE ORFANE  –  Una “sorgente radioattiva orfana”, ai sensi della normativa vigente in materia (D. Lgs. n. 52 del 2007), è quella che “non è sottoposta a controlli da parte delle autorità o perché non lo è mai stata o perché è stata abbandonata, smarrita, collocata in un luogo errato, sottratta illecitamente al detentore o trasferita ad un nuovo detentore non autorizzato o senza che il destinatario sia stato informato”.

Il protocollo prevede che nel caso di ritrovamento di sorgenti radioattive, su richiesta delle Autorità competenti, Sogin affiancherà il personale del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente per valutare le procedure con le quali eseguire, nella massima sicurezza, la rimozione delle sorgenti radioattive recuperate.

RIFIUTI RADIOATTIVI ABBANDONATI: L’INFERNO ATOMICO – Lo smaltimento dei rifiuti, anche radioattivi, rappresenta uno dei più gravi problemi delle società moderne. Se poi lo smaltimento avviene in modalità illegali, con il coinvolgimento di organizzazioni criminali, il problema diventa drammatico. Le coraggiose inchieste del giornalista di “Servizio Pubblico” Sandro Ruotolo, sul fenomeno dell’interramento dei rifiuti tossici nelle province di Napoli e Caserta, hanno evidenziato, tra le altre cose, anche l’ultradecennale inefficienza di alcune istituzioni e autorità di controllo pubbliche (statali e locali). Il boss pentito della camorra, Carmine Schiavone indicò al giornalista, davanti alle telecamere, dei terreni dove erano state sotterrate scorie radioattive, cassette e fanghi nucleari, provenienti da centrali atomiche straniere. Le cronache ci riferiscono che Schiavone è morto a febbraio in circostanze non del tutto chiarite, mentre il giornalista Sandro Ruotolo è sotto scorta da maggio.

La cosiddetta “Terra dei fuochi” richiama l’antica “Geenna”, la valle in cui veniva ammassata e bruciata l’immondizia, citata nella Bibbia per indicare l’inferno. Lo Stato italiano oggi è chiamato ad affrontare questa situazione. Una sfida importante per la quale Papa Francesco ha già indicato la strada. L’enciclica ‘Laudato si”, incentrata sul valore dell’ambiente inteso in senso cristiano come “creato” o “casa comune”, traccia le linee di uno sviluppo autenticamente sostenibile e compatibile con un uso ragionevole ed equo delle risorse ambientali e naturali. I rifiuti radioattivi rappresentano sicuramente uno dei peggiori prodotti del “progresso” umano. Uno dei prezzi più alti e difficili da pagare. Un problema che tuttavia non si può e non si deve nascondere. Non si può far finta di non vedere, come avvenuto già per la ‘Terra dei fuochi’, dove in troppi e per troppi anni non hanno visto le ruspe che scavavano e gli autotreni che sversavano veleni di ogni tipo. Il problema va affrontato con decisione e, possibilmente in tempi brevi, risolto. Bisogna infatti mettere in sicurezza una volta per tutte le scorie nucleari italiane. In tal modo si potranno finalmente smantellare e chiudere per sempre le centrali atomiche presenti nel nostro paese, rilanciando con forza le politiche per lo sfruttamento delle energie da fonti alternative e rinnovabili.

DEPOSITO NAZIONALE: AREA IDONEA CERCASI – Come abbiamo detto più volte per mettere in sicurezza in maniera definitiva le scorie nucleari italiane occorre dotarsi di un deposito unico nazionale. Sogin è in attesa che i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico ricevano dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il deposito, predisposta dalla società. Senza il via libera dei due ministeri la Sogin infatti non può rendere pubblica la CNAPI ed iniziare quindi le consultazioni pubbliche con tutte le rappresentanze dei cittadini, le associazioni e gli enti locali dei territori interessati.

La Carta infatti avrebbe dovuto essere pubblicata lo scorso 2 aprile ma, a seguito di alcuni rilievi formulati dall’ISPRA, è stata aggiornata e quindi i tempi della procedura si sono allungati. Il Ministero dell’Ambiente ha reso noto che “l’ISPRA ha in corso le conseguenti attività di verifica che prevede di completare, con la trasmissione ai Ministeri della proposta di CNAPI e della propria relazione, entro la prima decade del mese di luglio, affinchè i Ministeri stessi possano procedere a rilasciare alla Sogin il nulla osta alla pubblicazione della Carta”. Comunque, mentre l’iter amministrativo va avanti, associazioni, cittadini, rappresentanti politici e regioni sono già sul piede di guerra. Nessuno vuole sentire nemmeno parlare di ospitare le scorie nel proprio territorio. In Sardegna la mobilitazione è già in atto da mesi con manifestazioni, comitati spontanei e prese di posizione durissime contro l’ipotesi di installare il deposito nell’isola.

Il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha detto chiaramente al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti che “il nostro è un ‘no’ deciso. Confermo il sentimento della comunità sarda su questo argomento e quanto personalmente dichiarato in Consiglio Regionale. Sulla Sardegna – ha ricordato il governatore al Ministro – grava già il peso eccessivo delle servitù militari: il deposito delle scorie sarebbe una nuova servitù che non vogliamo”. Situazione simile in Basilicata e Puglia dove sono nati comitati territoriali interregionali. Anche in Emilia Romagna il presidente della Regione, Stefano Bonaccini ha ribadito “un fermo ‘no’ alla realizzazione di impianti o depositi di scorie”. Bonaccini anzi ha sollecitato le autorità preposte ad accelerare le operazioni per lo smantellamento e la chiusura della centrale di Caorso in provincia di Piacenza.

Pier Paolo Palozzi

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