martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alessio Caperna:
Il fascismo oggi
Pubblicato il 22-07-2015


Il fascismo oggi assume nuovi e molteplici nomi: si chiama identitarismo populista, dialettale, campanilista, tradizionalismo-fanatismo religioso, fondamentalismo religioso-pernicioso ed è un fenomeno che ho iniziato a descrivere e tratteggiare in miei numerosi scritti proprio sulle pagine dell’Avanti!Quindi Il fascismo oggi è il nichilismo di chi vuol comprimere i diritti civili: Aborto, eutanasia, matrimonio tra chiunque e superamento dello stesso, paura degli altri, del diverso, delle differenze, disconoscere che siamo Europei di lingua italiana, razzismo, mancanza di cultura, fanatismo religioso, ovvero nulla quale odio della vita, senso del peccato, neo-bigottismo, nulla quale mancanza di volontà. Il socialismo è invece affermazione, è il ‘sì’, un grande ‘sì’. Il socialismo è la vita, un grande ‘sì’ alla vita alla ricerca della felicità, al benessere diffuso, a edificare una nuova società più bella più umana più giusta e democratica, un ‘sì’ a creare nuovi valori. Il socialismo è un pensiero progressivo, portatore del nuovo vivificante nei diritti e nelle libertà plurali. Vi sono invece discorsi che tendono a sostenere che tutte le civiltà sono eguali, ma non è affatto vero che tutte le civiltà sono eguali, è illogico sostenerlo.

Coloro che non accettano e non riconoscono i grandi ed universali principi promananti dalla Rivoluzione francese sono barbari ed è ora di dirlo a chiare lettere. Non riconoscere la libertà di espressione di stampa di riunione di associazione, non riconoscere la eguaglianza uomo donna, praticare la infibulazione, costringere donne bambine al matrimonio, punire come reato l’ateismo, punire come reato la omosessualità, punire la libertà di pensiero e di critica.

Barbarie. La decadence da cui trae scaturigine il fascismo dell’oggi è tutta presente nel concetto di comunità: comunità che annulla l’individuo e lo intrappola nella consuetudine, nella tradizione, nell’ignoranza. Comunità d’appartenenza: non t’appartieni ma appartieni alla comunità. Sangue e terra: il sostrato culturale del nazismo. Comunità: Concetto spaziale di tradizione, di stantio, di naftalina: il gregge. Il grigio grigio burocratico statalista stato-centrico assisistenzialismo: comunitarismo benecomunista, tutti livellati verso il basso. Comunità: Identità senza differenza. Comunità: creazione di nihilismo: odio della vita, senso di colpa se stai bene, se hai salute, se sei forte. Comunità: Protezione dittatura dei deboli, degli smidollati, degli odiatori della vita (senso del peccato). Destrutturare le comunità ed il benecomunismo e le consuetudini e le tradizioni.

Alessio Andrej Caperna

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Commenti all'articolo
  1. Il “sostenere che tutte le civiltà sono eguali….” non mi sembra un concetto attribuibile al pensiero fascista, evocato dall’Autore, il quale pensiero aveva semmai, da quanto posso saperne, una inclinazione nazionalista e identitaria, e opposta dunque al nichilismo, tanto che a me riesce abbastanza difficile l’accumunare tali due linee di pensiero, come mi sembra si faccia nell’articolo.

    Anche il chiamare barbari “coloro che non accettano e non riconoscono i grandi ed universali principi promananti dalla Rivoluzione francese “, mi pare un po’ eccessivo, non tanto nei toni quanto nella sostanza, posto che quei principi non hanno mancato di produrre un qualche eccesso, e una qualche distorsione, pur riconoscendo il loro inequivocabile valore.

    Voglio in sostanza dire che, a mio modesto avviso, non andrebbe biasimato o censurato chi oggi si sente un po’ nazionalista, perché teme gli effetti della globalizzazione, o ha paura del diverso, o si riscopre un po’ “neo-bigotto” perché è saldamente attaccato ai vecchi valori, ed è altresì legato alle consuetudini e tradizioni.

    Mi spinge a dirlo il fatto che, come spesso ci ha insegnato l’esperienza, e anche la storia stessa, non vi sono mai “verità” assolute, e iperbolicamente giuste da contrapporre a quelle iperbolicamente sbagliate, a meno che non si ragioni in maniera ideologica, il che non dovrebbe esser prassi della cultura liberal-socialista, volta piuttosto a cercar di capire le ragioni anche di chi oggi può venir etichettato come “fascista” (un aggettivo che peraltro non è nuovo nei confronti dei socialisti riformisti, come ricordano certamente quelli di noi con un qualche anno sulle spalle).

    Paolo B. 23.07.2015

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