sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Daniele Leoni:
Islam. Il dialogo per scongiurare
una guerra di religione o di civiltà
Pubblicato il 06-07-2015


Un amico in rete ha proposto la rilettura di un libretto del 2004 intitolato “La forza della ragione” dove Oriana Fallaci descrive le tappe cruente dell’ascesa dell’Islam a partire dall’invasione della Siria nel 636 DC fino alle vicende dei primi anni 2000 con l’abbattimento delle torri gemelle a New York. Oriana sostiene che alla guerra aperta l’unica soluzione è rispondere con la guerra. Ecco perché, ad un certo punto, la risposta furono le crociate. Poi, a fasi alterne, furono 1300 anni di guerre guerreggiate senza le quali saremmo tutti sottoposti alla legga della Sharia.

L’ho riletto tutto. Ogni tanto fa bene leggere Oriana Fallaci, rinfresca la memoria perché tendiamo a dimenticare. Sul rispetto delle nostre regole di libertà io sarei assolutamente irremovibile. Se queste comunità musulmane (o altre) mettono piede nel nostro territorio automaticamente devono essere sottoposte alle nostre leggi. Se le violano imponendo le loro pratiche barbare ai minori o a chi non può difendersi devono essere separati dalle loro vittime ed espulsi. Le vittime (bambini persone fragili, costrette o plagiate) devono essere assistite ed avere l’opportunità di costruire il loro futuro in occidente, protetti nella nostra struttura sociale. L’alternativa sarebbe espellerli tutti, vittime e carnefici, ma sarebbe incivile. Rispetterei la loro libertà di associazione e di culto tenendoli monitorati. Telecamere dentro le moschee e registrazione di tutto quello che viene detto e, non appena scatta il reato di istigazione a delinquere, manette ed espulsione.

Detto questo, d’accordo che i musulmani siano stati sistematicamente criminali nella loro storia, ma anche gli altri, in epoche diverse, non furono santarellini. Nel bel libro “Il declino della violenza” di Steven Pinker viene dipinto un affresco raccapricciante delle pratiche adottate da governanti e guerrieri in ogni epoca e in ogni zona de mondo fin da quando esiste memoria. Solo da pochi decenni si è andato consolidando il valore della convivenza pacifica e della solidarietà come pure il valore immenso della vita umana, al disopra di qualsiasi altro valore. Nella storia ci sono stati certamente periodi di fioritura della convivenza ma, nella pratica, sono durati poco e per lasciare velocemente il posto alla consueta sopraffazione e crudeltà. Quello che stanno facendo oggi le milizie del Califfato sono esattamente le stesse cose che hanno fatto tutti gli eserciti di conquista, nel mondo, da sempre. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale si è andato consolidando, in occidente, quello che noi chiamiamo società civile e bene comune. Negli ultimi decenni, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, le comunità cristiane si sono trasformate nel più numeroso e potente movimento per la pace e la fratellanza fra gli uomini che la storia ricordi.

I mezzi di comunicazione del villaggio globale hanno amplificato il messaggio contagiando altri popoli non cristiani come quello cinese. Comunità rilevanti come quella indiana sono state a loro volta influenzate dal pacifismo di Mahatma Ghandi. Tedeschi giapponesi e italiani hanno imparato la lezione dopo la sconfitta di Hitler e Mussolini. In Giappone Hirohito si affrettò, subito dopo Hiroshima, a sancire la natura umana (non divina) dell’imperatore e a negare, di conseguenza, la superiorità dei giapponesi rispetto alle altre nazioni nel mondo. Quanto ai regimi comunisti, dopo il crollo sovietico, del comunismo è scomparsa la pericolosa matrice di superiorità morale. Quanto ai capitalisti occidentali, la fine effettiva della schiavitù, per merito della tecnologia, ha dato priorità al mercato delle imprese e degli scambi. L’economia del fare e del commerciare sta prendendo il sopravvento sulla speculazione finanziaria, ultimo baluardo di barbarie in occidente, sotto pesante accusa per le crisi che ha generato. Così, siccome dove c’è mercato c’è anche pace e prosperità, a mio parere la faticosa conquista del genere umano di una lunga stagione di prosperità e di benessere diffuso è più concreta e stabile di quanto possa sembrare.

Il drastico calo delle guerre e della violenza ha determinato una robusta crescita demografica che però non si è tradotta in aumento della fame grazie ai progressi nella produzione agricola ed alimentare. La prospettiva, rimanendo costante il trend, è quella della stabilizzazione delle nascite per tendenza naturale, della creazione di colonie umane nei fondali oceanici e in stazioni spaziali per attività prevalentemente minerarie. Che cosa potrebbe succedere dopo lo leggiamo nella migliore fantascienza, con robot che rispettano le tre regole di Asimov e con una società umana che rispetta le regole della sostenibilità, non fa differenza se planetaria o galattica. Meglio galattica! Se invece dovesse vincere il Califfato niente di tutto questo potrebbe accadere: si balzerebbe indietro, non al medioevo ma a un secolo fa. Carneficine, sgozzamenti, esecuzioni di massa. Sarebbe la fine della corsa verso il benessere. Le donne non andrebbero all’Università, ma rimarrebbero a casa a fare figli con l’imbarbarimento conseguente per mancanza di donne nei gruppi dirigenti. Qualche occidentale preparerebbe una crociata e probabilmente, prima o poi, avrebbe la meglio. Nel mondo islamico ci sarebbe un’evoluzione come c’è stata nel mondo cristiano. Morale della favola? Si perderebbero cent’anni!

Io non ci sto a perdere cent’anni! Per evitarlo c’è solo una strada: trovare interlocutori, nel mondo islamico, capaci di anticipare l’evoluzione necessaria, la stessa che ha trasformato, non solo i cristiani di Savonarola, ma anche quelli che, un secolo fa, benedivano  i cannoni, nei cristiani di Papa Giovanni XXIII e di Papa Francesco. È più facile questa seconda strada che quella di una guerra di religione o di civiltà che dir si voglia. Ecco dove sbaglia Oriana Fallaci perché i nostri nemici cercano lo scontro fisico, un terreno a loro congegnale dove sarebbero vincenti. Vincenti anche nel giudizio del loro popolo. Per loro la vita umana vale meno di niente e una carneficina nelle loro fila si trasformerebbe in un boomerang per noi, sottoposti al giudizio dei buoni di cuore.

Daniele Leoni 

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