mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesco Meringolo:
Non c’è Nord senza Sud
Pubblicato il 31-07-2015


Carlo Trigilia, docente all’università Cesare Alfieri di Firenze titola così una sua pubblicazione sullo sviluppo del Mezzogiorno. Anche Mario Draghi il 2008 in un lungo intervento arriva alle medesime conclusioni: “Non può esserci alcuna ripresa del paese senza far ripartire il Mezzogiorno”. Il rapporto Svimez 2015, nonostante le parole di Draghi o di Trigilia di qualche anno fa, è, però, devastante. Senza perdere tempo e annoiare il lettore elencando dati, emerge una terra che sembra aver esaurito ogni possibile speranza di ripresa. L’industria è ai minimi storici, l’occupazione soprattutto giovanile e femminile è quasi assente, la bassa natalità si può definire un guiness dei primati in negativo.

Quali sono le cause delle debolezze che dimostrano i dati di questo pezzo di Europa? Quali sono al contrario i suoi punti di forza? È possibile invertire la tendenza nei prossimi anni? Piero Angela, in un suo saggio dal titolo “A cosa serve la politica”, in un esempio immagina che un politico turco in campagna elettorale, prometta ai suoi concittadini che in caso di elezione, darà salari, pensioni, assistenza, asili nido, ospedali, come in Svezia e si chiede se potrebbe mantenere una promessa del genere. Contestualmente pone un altro esempio, si chiede, qualora l’Olanda sia sommersa dalle acque a causa della rottura delle dighe, se i superstiti, portati su un’isola, dopo vent’anni sarebbero una realtà che si avvicina all’Olanda pre-rottura delle dighe, oppure sarebbe una realtà molto povera. Arriva alla conclusione che sarebbe avanzata all’incirca come lo era in precedenza perché esistono due “macchine”, quella della ricchezza e quella della povertà. Dice che l’Olanda, al pari della Germania uscita dalla seconda guerra mondiale, ha racchiuso nella testa dei suoi individui una delle due macchine, in questo caso quella della ricchezza, mentre è certo che il politico turco mancherebbe tutti gli obiettivi della campagna elettorale.

È un po’ quello che, al contrario dell’Olanda, avviene nel mezzogiorno d’Italia, dove a una mancanza infrastrutturale si unisce una cultura principale “poco civica” che può essere racchiusa nell’esempio della macchina della povertà, esattamente come in Turchia. Infatti, come ricordava Draghi, questa volta nel 2009, nel corso di un convegno della Banca D’Italia, se nel meridione d’Italia da una parte c’è una carenza strutturale che riguarda la qualità dell’istruzione, le vie di comunicazione, la giustizia, la sanità, l’assistenza sociale, i trasporti, la gestione dei rifiuti, dall’altra si denota una scarsa capacità di cooperazione tra i cittadini, scarsa attenzione al rispetto delle regole, scarso controllo dei cittadini verso gli amministratori che eleggono e poca fiducia nelle istituzioni.

Un quadro desolante, rimasto immutato nonostante siano passati più di cinque anni dalle analisi di Draghi e di Trigilia, che aldilà delle intenzioni del paese e dell’Europa, poco può cambiare se prima non si modifica quello che Piero Angela, nel libro di cui sopra, definisce software. Si può esportare l’hardware, ma non il software – dice Angela – e l’hardware da solo (intendendo per hardware l’insieme delle conoscenze tecniche), senza il software, non produrrà alcun risultato efficace. Ma allora, al netto di responsabilità diffuse del passato, che fare, rassegnarsi? Non lo credo. Il Mezzogiorno, come ricordato sempre dallo Svimez qualche anno fa, ha numerose potenzialità.

Se da un lato ha migliaia di chilometri di costa e aree archeologiche attraverso le quali mettere in moto la macchina del turismo e un’ottima cultura agricola sulla quale puntare per prodotti agricoli di prima qualità; dall’altra, in quel rapporto, il sud dell’Italia è definito hub strategico riguardo alle energie rinnovabili. E quest’ultima potrebbe essere una scommessa realmente importante considerando anche la quantità di energia che il nostro paese importa.

Per riuscirci, ci sarà bisogno di rimboccarsi le maniche, non basterà più prendersela con la politica e non servirà a niente volgere lo sguardo dall’altra parte. Sarà necessaria una grande partecipazione attiva dei cittadini e una riconquistata fiducia di potercela fare in cui sentirsi parte attiva della comunità. Ognuno dovrà sentirsi pezzo di un ingranaggio di un meccanismo più complesso, fatto da cittadini, autorità e istituzioni insieme, comprendendo che a qualunque punto un ingranaggio andrà fuori giri comporterà lo stop del meccanismo.

A ciò, bisognerà aggiungere un’altra strategia, che tocca l’Europa tutta e che passa da una maggiore autorevolezza in politica estera, che possa portare alla fine dei tumulti che vedono protagonisti il nord dell’Africa e parte dell’Asia occidentale, impegnandosi a rendere attrezzato il Mezzogiorno quale piattaforma logistica dell’Europa sul Mediterraneo, in un “mare di pace”. È l’unica via d’uscita per il Sud, converrebbe all’Europa! Converrebbe all’Italia!Converrebbe al Sud!

Francesco Meringolo

(Consiglio Nazionale Psi)

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