sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
il Meridione peggio della Grecia
Pubblicato il 17-07-2015


Ma guarda, guarda! Anche Crocetta, tra una telefonata e l’altra col suo estetista personale, si è accorto che la Sicilia, ma lo stesso si può dire per tutta la Magna Grecia, è ridotta peggio della Grecia. Da par suo Giuseppe Mele ci ha sottoposto i dati della suddetta certificazione dimostrando, senza tema di smentita, che i nostri territori, quelle della Magna Grecia, o se si vuole quelle più recentemente amministrate dai Borboni, vivono una situazione più difficile di quella ellenica.

I venti milioni di abitanti del Sud Italia, infatti, si trovano peggio degli 11 milioni che popolano la Grecia. Quasi uguale è il prodotto interno lordo, identica la situazione infrastrutturale, alta e, scandalosamente da guinness dei primati, nel Sud Italia, risulta la disoccupazione generale e soprattutto quella giovanile. Anche la corruzione imperversa senza soste, mentre la pubblica amministrazione anziché essere supporto indispensabile di uno Stato moderno è, semplicemente, un “postificio” così come la scuola (riserva naturale per la sinistra).

Sorge, quindi, spontanea la domanda sul perché Grecia e Magna Grecia registrano gli stessi catastrofici risultati socio-economici pur avendo subìto quest’ultima, e da anni, il ‘trattamento del limone’ che la Merkel ha preteso d’imporre all’Italia, mentre la Grecia si trova ancora nella fase embrionale. Il Sud italiano, comunque, non ha avuto alcun giovamento dalle ‘riforme’ (sic!) imposte. Dalla spending review, all’innalzamento dell’età pensionabile, al Job act, alle cosiddette riforme istituzionali, sono apparsi ai contribuenti meridionali e italiani, per quello che in effetti erano e cioè una, sempre più insopportabile, pressione fiscale. E nient’altro.

Se questi sono i risultati è chiaro il motivo della ribellione greca. A che servono, infatti, i sacrifici richiesti? Su quale altare collocarli? Manca totalmente una risposta che possa prefigurare una inversione di tendenza capace di far digerire l’amara pillola delle rinunce, perché appare sempre più chiaro il disegno egemonico della Germania che persegue l’obiettivo del controllo tout court di una Unione Europea a due o più velocità. L’Italia è stata addomesticata con lo strumentale spread, usato per far fuori Berlusconi, e con i tre governi paratedeschi (Monti, Letta e Renzi) subentrati, mentre la Grecia è quasi pronta a piegarsi ai voleri della Merkel.

Ma l’Italia quando si porrà la domanda “a cosa è servito il sacrificio?” e quando si porrà il problema dello sviluppo e della crescita? Domande pleonastiche perché Renzi è sordo, e i Crocetta di turno sono impegnati in altre faccende come l’apparire antimafiosi circondandosi di Magistrati e di eredi di magistrati. Il primo, tra l’altro, considera Salerno l’estremo lembo del suolo italico, mentre il secondo, da buon ascaro, pensava di potersi mantenere al potere senza farsi bloccare le rimesse economiche usate per alimentare il sistema di potere clientelare siciliano, e non si preoccupava se appariva piegato agli interessi economici di grossi gruppi economici, o se appariva eterodiretto o semplicemente inadatto ad adempiere ai compiti ai quali è stato chiamato dai propri concittadini.

Ora il professionista dell’antimafia è nel gorgo delle polemiche ed ha altro a cui pensare ma, prima, aveva iniziato a lamentarsi dimentico che era fuori tempo massimo. Un meschino tentativo per farsi assolvere delle gravi inadempienze prodotte nel corso degli anni, mentre la Sicilia, senza continuità territoriale e aggancio al resto del Paese, è destinata alla deriva. E la cosa incredibile è che il silenzio d’ordinanza è stato mantenuto e continua ad esserlo anche dai siciliani che occupano importanti ruoli istituzionali e che non hanno speso una sola parola non solo per la cancellazione del Ponte sullo Stretto, preteso dalla Merkel, ma nemmeno per lo storno dei fondi stanziati per esso e usati per ‘benaltro’ come, per esempio, l’A/V al Nord, la metropolitana a Roma e il MPS che poverino trovavasi in gravi difficoltà.

Giovanni Alvaro

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. si potrebbe ricominciare a ristabilire maggiori incentivi per il fotovoltaico che era uno dei settori dove il Sud (specie la Puglia) competeva ad armi pari senza leggi speciali.

    si potrebbe inserire una detassazione per gli immobili e le attività nei piccoli paesi a rischio spopolamento

    si potrebbero mettere le sedi di ricerca e le sedi centrali della grande partecipate nazionali (ENI, ENEL, Poste, ST microelectrnocis) nel Sud.

Lascia un commento