domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
L’importanza della Cultura
Pubblicato il 14-07-2015


L’argomento Cultura è oggetto di infinite riflessioni intelligenti, utili e illuminanti, ma ogni tanto provoca qualche considerazione approssimativa, che viene ripresa in modo altrettanto approssimativo. Abbiamo sentito dire da un aspirante al premio Nobel che “con la cultura non si mangia”. Subito gli hanno risposto, non con un ragionamento, ma in modo da far pensare che con la cultura si mangiasse automaticamente. Sono giuste le due posizioni? Per me, NO! La cultura è un bene-servizio che soddisfa l’esigenza di “saziare” lo spirito e l’intelletto, facendo diventare chi si “sazia” produttore di altre positività. Nell’appagare tale esigenza, la cultura produce anche un effetto economico. Se non ci sono persone, che consumano cultura, l’effetto non ci sarà. Se si finanzia la gestione di un Teatro, ma questo è sempre vuoto, abbiamo una spesa, finanziata con soldi tolti ad altri settori, non un impulso alla crescita economica. Quindi, la prima cosa che deve fare la politica è provocare la fame di lettura, teatro, musica, pittura, visite a beni culturali. In questo caso, la spesa diventa un investimento. Molti settori sono cresciuti dopo che i “persuasori” hanno fatto crescere il desiderio di utilizzare  i loro beni o servizi. Quando nei partiti e tra i partiti si discuteva e ci si confrontava sul “che fare”, spesso sottoponevo questo concetto “la politica deve selezionare le esigenze, per le quali impegnarsi”.

Non tutte le esigenze che la società solleva vanno sponsorizzate. Alcune devono essere scoraggiate, perché negative e solo consumistiche e diseducative. Sforzarsi per dimostrare che, destinando risorse alla cultura, automaticamente si crea “cibo”, fa diventare uguale e contrario a chi dice che con la cultura non si mangia. Come mai, in alcuni Paesi, molte manifestazioni culturali chiudono in attivo e da noi sono tutte fallimentari? Le differenze, che emergono sulla considerazione che si ha della cultura, dimostrano quanto vado affermando. In Irpinia, ad esempio, se uno spettacolo di musica classica è gratis, la sala si riempie, se è a pagamento la sala resta vuota; se si chiede a un sindaco di fare qualcosa per educare i cittadini, la risposta, nella maggioranza dei casi, è “ ‘O popolo vò a Gigione”. Inoltre, molti amministratori considerano gli uomini di cultura (tra i quali anche scrittori, poeti, pittori e scultori) una setta da evitare. Hanno paura di confrontarsi. Non sanno che la politica, come ci hanno insegnato i nostri padri, deve avere anche una missione pedagogica.

La politica, che ha cercato solo di accontentare, all’insegna del “festa, farina e forca” e di qualche opera pubblica, sta facendo trovare in difficoltà molte realtà. Bisognerebbe capire che provocare desiderio di consumare cultura rappresenta, anche, una polizza assicurativa per la difesa dell’ambiente, per la convivenza civile, per la speranza, per le risorse naturali. Molti esperti sostengono che la società post-industriale e della conoscenza richiede aperture mentali. Queste non cadono dal cielo, ma devono essere provocate. La cultura è lo strumento insostituibile. Sociologi, economisti e politologi ritengono che la società più in sintonia con tale esigenza sia l’India, perché non ha schemi mentali preconfezionati. Non sarebbe tempo perso, quello da dedicare ad una valutazione della politica irpina in riferimento a  tali problematiche.

Luigi Mainolfi

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