domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Marco Andreini:
Sulla questione greca l’Europa
ha perso la bussola
Pubblicato il 06-07-2015


Sono personalmente convinto  che nella discussione sull’Europa si sia persa completamente la bussola. Gruppi dirigenti nazionali ed europei mediocri non riescono a comprendere, non vogliono comprendere – e non fanno comprendere all’opinione pubblica – quella che è la questione centrale. E non serve conoscere Marx per sapere che la molla che fa girare il mondo è l’economia. Tutto ruota intorno alla politica e al ruolo dell’Europa nel mondo.

Un continente che ha vissuto solo in guerra, che ha visto in cento anni due guerre, – diventate poi mondiali – e che hanno causato milioni di morti, – dovrebbe avere la consapevolezza (e in particolare le sue popolazioni) che un tempo questi dibattiti si sarebbero fatti come in Ucraina: non con le parole e in tv, ma con carri armati e missili. Ed è su questo terreno, sulle questioni di strategia geopolitica che deve essere letta la vicenda Syriza e Tsipras.

Tsipras perde due anni fa con Samaras, poi dopo due anni vince e lo mette in ginocchio, sfidando l’Europa? Tutta farina del sacco prodotta solo in Grecia? Io sono convinto che invece tutto passi attraverso Putin – e il suo ruolo neo-imperialista che sta esercitando la Russia – e che tutto discende da errori madornali della politica americana ed europea.

L’Europa deve e doveva avere – oltre ad una moneta unica – una difesa e una legislazione uniche, una sorta di Stati uniti d’Europa come brillantemente aveva profetizzato Turati. Ed è paradossale che proprio Prodi e D’Alema vengano a raccontarci la barzelletta dell’Europa incompiuta. Ma dove erano loro negli anni decisivi quando erano rispettivamente presidente del Consiglio e presidente della Commissione europea?

Ma la vera responsabilità dell’attuale situazione discende da una profonda sottovalutazione da parte dell’amministrazione americana di Putin, e dell’economia russa poichè negli anni Duemila non si sarebbe dovuta allargare l’Europa a est, proprio perché non era ancora stata compiuta la costruzione dell’Europa da parte dei Paesi fondatori. Ma eravamo in una fase politica diversa, nella quale la Russia attraverso il ruolo decisivo di Berlusconi partecipava alle riunioni Nato, ed era alleata su quasi tutto lo scenario mondiale con l’America. La crisi finanziaria del 2007 ha cambiato tutto, e Putin ha capito che con una nuova sinergia – non atlantica – ma asiatica con la Cina, poteva riprendere quel ruolo di potenza imperiale che aveva l’URSS. E per farlo non aveva altro mezzo che quello di sempre, cioè l’uso della forza: prima chiudendo nel sangue la crisi cecena, risolvendo con l’annessione il problema della Crimea, e praticando lo stesso metodo con le aree russofone dell’Ucraina.

Secondo me, Putin non avrebbe mai pensato che l’Occidente reagisse andando contro ai propri interessi – per mezzo delle sanzioni – ed ecco che qui nasce il rapporto con Tsipras, perché basta uno Stato membro che dica ‘no’ per far saltare le sanzioni. Ed ecco perché Tsipras sa che l’Europa può gridare, ma fino a un certo punto: se la Grecia rompe – e cerca aiuto da Putin dal Bric – a mio parere cambia lo scenario di tutta la politica mondiale. Ma proprio per questo sarà Putin a spingere all’accordo Tsipras che ha fatto il referendum anche per togliersi di torno il ministro atletico amante delle moto. Si spiega in questo modo perché un Paese che ha il Pil della Calabria abbia questa importanza nella politica internazionale.

Ed ecco perché è provinciale e triste vedere Ferrero, Fassina, D’alema, Bersani e i rivoluzionari di casa nostra fare i supporter di Tsipras, così come noi tanto tempo fa rivoluzionari degli anni ’70 inneggiavamo alla rivoluzione dei garofani in Portogallo. E qui sta la discussione al nostro interno ‘ok’ a tutto, ma esiste un preciso discrimine sulla quale non può esserci alcuna discussione di linea politica: o si sta nel campo socialista – pur cercando di attuare una politica più incisiva e vicina alle classi deboli – o si sta con la sinistra di Ferrero di Fassina e che vede nella Linke un faro, e non si può perseguire. E ha ragione Mauro Del Bue: uno stesso progetto politico con due visioni del mondo totalmente opposte all’interno di un partito, Tsipras o non Tsipras.

Marco Andreini

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