giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive un lettore:
Licenziato per ‘ingiusta’ causa
Pubblicato il 17-07-2015


Questo tipo di notizia, visto il perdurare della crisi che impera nel Bel Paese da diversi anni e, nonostante gli annunci di una ripresa che ben pochi riescono a vedere, non colpisce più nessun tipo di lettore ormai diventato indifferente a queste vicende come ad altre, ancora peggiori, che ci vengono continuamente propinate dai media attraverso la radio, la televisione e il più tecnologico web, e che ci scivolano addosso fino a quando non ci toccano personalmente. Questa volta è toccato ad un lavoratore che dopo circa 9 anni trascorsi alle dipendenze di una importante società del Comune di Parma, ha cominciato ad entrare in un tunnel buio apparentemente senza via d’uscita, ma che con grande coraggio ha deciso di trovarla.

Passati i primi 3 anni, più o meno bene, ricevendo anche dei premi di produzione per il lavoro svolto, l’uomo ha avuto la sfortuna di subire un incidente in bicicletta in una nevosa giornata di gennaio di circa 6 anni fa, nella quale si procura una distorsione al ginocchio che lo costringe a rimanere lontano dal lavoro per circa 2 mesi e mezzo, sotto il controllo medico dell’INAIL, visto che rientrava nella casistica di “infortunio in itinere”

Quanto segue è la mia storia:

Al rientro sono stato trasferito ad un ufficio differente da quello in cui operavo, con mansioni inferiori e, ancor peggio, senza alcun ordine scritto, come previsto dalla normativa allora vigente (il Job Acts non esisteva e non si era mai sentito nominare, ma veniva già applicato!). Ho iniziato a chiedere il reintegro o, almeno, mansioni equivalenti senza ottenere nessuna risposta, anzi in alcuni casi sono stato considerato un “pazzo”. Dopo due anni trascorsi in questo modo, sono stato nuovamente trasferito in altro ufficio, questa volta con un ordine scritto che precisava, in modo generico, che le mie mansioni sarebbero state “equivalenti” a quelle fino ad allora svolte. La realtà però fu esattamente il contrario di quanto scritto dai miei superiori. Fui sottoposto a mansioni di grado inferiore e obbligato a sottostare a colleghi di grado inferiore e allo scherno di altri ….. Dopo altri tentativi di arrivare ad un accordo con la Dirigenza, sono stato obbligato ad intraprendere le vie legali per demansionamento, mobbing e contro una sanzione disciplinare di una giornata di sospensione, che credevo fosse esagerata, non essendo mai stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, fino a quel momento, unicamente per avere utilizzato internet per accedere alla mia posta personale. Alla fine della causa di 1 grado avrei capito che poteva esserci di peggio! Durante la causa, iniziata nel 2012, sono stato oggetto di altri provvedimenti (circa 10) aventi per oggetto l’errata registrazione di atti a causa dell’errata indicazione del numero di riferimento da parte dell’utenza, la maggior parte dei quali riscontrati attraverso una ricerca “certosina” effettuata dal responsabile, che un tempo era un mio sottoposto, effettuata a ritroso degli ultimi due anni, con l’unico scopo di creare un curriculum disciplinare da poter presentare al Giudice del Lavoro. Infatti, questi, dopo avere tentato una conciliazione proponendomi come ristoro una somma di 30mila euro per il demansionamento e 15mila come incentivo all’esodo, che mi ha visto obbligato a respingere poiché le somme non erano scindibili e il mio obiettivo era ed è sempre stato quello di riottenere la dignità e le mansioni che mi sono state sottratte negli anni, portando anche seri problemi alla salute della mia famiglia oltre che a quella del sottoscritto. Questa situazione, certificata da ben 5 relazioni mediche tra cui la Medicina del Lavoro di Parma e quella di Milano, centro specializzato certificato e d’eccellenza in Italia nello stress da lavoro, oltre ad una numerosa documentazione non è stata sufficiente a far sorgere qualche dubbio al Giudice incaricato. E’ stata, invece, sufficiente la testimonianza di un “Direttore Generale” opposta alla documentazione cartacea presentata perché l’ago della bilancia pendesse dalla parte della Società. Così il Giudice, nel marzo 2015, ha rigettato totalmente le mie richieste, sposando quelle della Società e ricalcandone le motivazioni nella sentenza, condannandomi a pagare circa €.9mila di rimborso per spese sostenute per l’affidamento a società esterne di ricerche in merito al mio accesso non autorizzato alla mia posta personale oltre a €. 14mila per rimborso spese legali! Pagate per evitare il pignoramento della casa e beni della mia famiglia! Nel frattempo, la Società aveva provveduto a contestarmi e sanzionarmi con 4 ore di multa per essere entrato con un ANTICIPO di 15 minuti, anziché 10, rispetto all’orario di lavoro, nonostante tale comportamento non sia previsto nelle sanzioni né dal C.C.N.L applicato né dal Regolamento Aziendale, al contrario, ai numerosi colleghi che entrano costantemente in ritardo e per cui è prevista una sanzione dal C.C.N.L. non è stato effettuato neanche un semplice richiamo! Ho impugnato la sanzione chiedendo un Arbitrato alla Direzione Provinciale del Lavoro, ma la Società ha rifiutato dichiarando la propria intenzione a rivolgersi al Giudice del Lavoro. E così è stato. Per una strana coincidenza, il fato ha voluto che anche questa causa venisse affidata allo stesso Giudice che giusto dopo appena dopo un paio di giorni avrebbe sentenziato il rigetto del mio ricorso condannandomi al pagamento di circa €.23mila, l’equivalente lordo di un anno di stipendio!

Come ciliegina sulla torta alla fine del mese di Febbraio 2015 la Società mi comunicava, verbalmente, il Licenziamento per Giusta Causa per Uso Improprio dell’anticipo del T.F.R. richiesto e ottenuto nel 2014, di cui ho regolarmente fornito alla Ditta la documentazione e contrariamente a quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione (1827/2007)

“Poiché l’utilizzo del TFR in maniera diversa da quello prospettato non può essere comunque equiparato ad un comportamento scorretto sul luogo del lavoro, la Cassazione ha escluso che, in questo caso, il lavoratore possa venir licenziato ( sentenza 1827/2007). La corrispondenza tra l’utilizzo delle somme e i motivi per cui l’anticipo è stato concesso costituisce un fatto estraneo all’esecuzione degli obblighi contrattuali e lavorativi del lavoratore e detto comportamento non può ravvisare una ipotesi di inadempimento.”

Ho impugnato il licenziamento, tramite il legale, ed è in corso la predisposizione del ricorso al Giudice del Lavoro.

 

Nel mese di giugno, vi è stata la prima udienza, della durata di circa 10 minuti, relativa alla sanzione di 4 ore per l’entrata anticipata, ma ricordo vagamente se, in questo tempo sia stato citato l’oggetto della causa …. Il mio ricordo, certificato anche dal verbale è focalizzato sul tentativo di conciliazione, obbligatorio, effettuato dal Giudice con la proposta transattiva che cito testualmente “Conversione del licenziamento per giusta causa in licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonché, pagamento in favore del lavoratore di una somma netta pari a €.35mila a titolo di incentivo all’esodo, oltre a un contributo alle spese di lite, a saldo e stralcio di ogni reciproca pretesa connessa al rapporto di lavoro intercorso tra le parti in causa”

Ora, per quanto possa comprendere, sulla base di quanto abbia cercato di spiegarmi e convincermi il mio legale, e cercando di interpretare tra le righe quanto indicato dal suddetto Giudice, dovrei accettare la sua proposta, che non copre neanche le spese che ho sostenuto fino ad oggi, rinunciando all’appello presentato a Bologna contro la sua sentenza di rigetto del riconoscimento del demansionamento e/o mobbing, alla causa, inesistente dal punto di vista sanzionatorio, per l’entrata anticipata, a quella ancora da presentare relativa al licenziamento e ad eventuali altri ricorsi per eventuali somme dovute e non riconosciute dalla Società, per l’errata applicazione del C.C.N.L. in favore di un altro ben più oneroso per l’azienda e che la porterebbe a a dover pagare degli arretrati? Tutto questo basato su due sanzioni inesistenti ma che verrebbero avvallate dal Giudice in aperto contrasto con quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione? Infine, è corretto credere, a questo punto, che l’affidamento della causa di licenziamento sia già stata affidata a questo Giudice, nonostante non sia ancora stata presentata?

Cornuto e mazziato, se mi permettete ….

Sono spiacente, ma non intendo accettare questo tipo di sentenza, anche perché sono convinto delle mie ragioni e vittima di un sistema giudiziario, perverso, che permette lo stravolgimento della realtà dei fatti e delle normative stesse.

A tutti quelli che hanno vissuto le mie stesse esperienze invito a scrivere ai Direttori dei giornali di Parma, raccontando la propria esperienza affinché si possa cambiare qualcosa, sempre nel rispetto della Legge (quella con L maiuscola), augurandomi, nello stesso tempo, che i casi simili siano rari ….

A tutti quelli che condividono quanto ho scritto, rivolgo lo stesso invito a scrivere ai vari Direttori di Giornali, alle varie trasmissioni televisive affinché la stessa situazione non si ripeta con altre persone, soprattutto ancora più deboli del sottoscritto, nella speranza che chi detiene il potere di modificare la Legge, possa correggerla cercando di bilanciare il potere detenuto dai Datori di Lavoro e i dipendenti (esistono già alcune realtà societarie che sono orientate in questo senso e producono utili, non perdite come quelle che hanno caldeggiato e sponsorizzato il Job Acts o la Riforma Fornero).

Voglio ringraziare tutti quelli a cui ho rubato del tempo per leggere questa mia esperienza e, con maggiore enfasi voglio ringraziare tutti quelli che risponderanno al mio invito.

Lettera firmata

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento