mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scuola, il ddl arriva in Aula. Fuori le proteste
Pubblicato il 07-07-2015


DDL scuola-protesteLa Camera inizia a discutere il ddl Buona Scuola e nello stesso tempo, davanti a Montecitorio, i sindacati (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals – così come i Cobas) ma anche associazioni e coordinamenti di professori, protestano ancora una volta contro i contenuti del provvedimento. Sono centinaia di lavoratori della scuola che si sono dati appuntamento per  ribadire il loro no alla riforma. Con cartelli, fischietti, bandiere e striscioni insegnanti e sindacati chiedono che il provvedimento non venga approvato in via definitiva e si rivolgono anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Ddl incostituzionale: Mattarella non firmare!”, si legge su un cartello. “Mai più votare Pd”, si legge su altro, appeso al collo di una manifestante. In piazza con i lavoratori anche esponenti di partiti d’opposizione, come Sel e M5s, e l’ex Pd, Pippo Civati.

Davanti Montecitorio anche il leader della Uil Carmelo Barbagallo per il quale anche “se la varano, questa legge non si applicherà mai. Li rimandiamo a settembre quando si parlerà anche del rinnovo dei contratti”. “Non vogliamo una ‘buona’ scuola – ha detto – vogliamo una scuola senza aggettivi, normale: pubblica, libera e democratica. Non la si può fare con un podestà”. Sul ddl “anticostituzionale” in discussione alla Camera, “potrebbero pentirsi in zona Cesarini. Ma sono imperterriti”. “Dove sta la democrazia? – conclude – Ci avevano promesso di convocare le parti e poi?”.

A lodare il testo della riforma il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone che ricorda che con la “labuonascuola” vengono stanziati fondi per “6.000 indagini per conoscere lo stato dei controsoffitti delle nostre scuole. Per il triennio 2015-2017 gli enti locali potranno derogare al patto di stabilità per interventi di messa in sicurezza degli edifici. E anche l’8 per mille potrà essere utilizzato per l’edilizia scolastica anche per intervenire in quei casi non programmabili, conseguenza di eventi eccezionali e imprevedibili”. Per l’Anief “arriva il testo super blindato: un articolo e 212 commi che sconvolgeranno l’inizio dell’anno scolastico” che daranno come risultato un “autunno di collegi dei docenti infuocati e un vero caos organizzativo nelle scuole. Il Governo in tre mesi interviene su dieci temi, seppure siano stati contestati da tutto il mondo della scuola con scioperi con adesioni da record e innumerevoli manifestazioni di piazza: alternanza scuola-lavoro, istituti tecnici superiori, competenze digitali, organico autonomia, competenze dirigente scolastico, piano straordinario assunzioni, formazione e merito, concorsi, sentenza CGUE, funzionalità scuole. Dopo aver messo all’angolo diversi parlamentari, contrari al provvedimento, la maggioranza ha anche dovuto chiedere la fiducia. Tra le righe del testo spuntano anche otto deleghe (testo unico, formazione iniziale, sostegno, scuole professionali, diritto allo studio, infanzia, sapere umanistico, esami di stato, scuole all’estero)”.

L’Anief annuncia quindi una valanga di ricorsi. “A iniziare – spiega il presidente, Marcello Pacifico – da tutti coloro che non saranno stabilizzati da questa riforma: stiamo parlando di più di 75mila colleghi che fino al 30 giugno hanno lavorato dentro le nostre scuole, ma che non sono nelle Graduatorie a Esaurimento e dunque non potranno in alcun modo essere assunti. E la stessa beffa viene rifilata al personale Ata, che dalle assunzioni del piano straordinario di immissioni in ruolo è stato addirittura incredibilmente escluso”. Ricorsi in vista, tra gli altri, anche per la declaratoria di incostituzionalità della chiamata diretta, per l’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento del personale abilitato e per l’assunzione di tutti gli idonei dei vecchi concorsi”.

Per quanto riguarda l’Università potrebbe essere rivista la previsione inserita nel ddl Madia di far valere ai fini dei concorsi nella p.a. anche l’ateneo di provenienza oltre al voto. Lo ha spiegato il ministro Marianna Madia a margine dei lavori della commissione della Camera sulla riforma. La questione aveva suscitato polemiche.

“C’è la massima apertura – assicura – a fare modifiche, in modo condiviso, o anche a cancellare” l’emendamento al ddl P.A. secondo cui nei concorsi pubblici si terrà conto non soltanto del voto di laurea ma anche dell’ateneo di provenienza”

Redazione Avanti!

 

 

 

 

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