lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scuola, il voto finale con un occhio a settembre
Pubblicato il 08-07-2015


Stefania Giannini-ScuolaMentre il calendario delle riforme è stato rimandato a settembre con la possibilità di introdurre modifiche al testo tra cui le norme che riguardano l’eleggibilità dei senatori e quindi parte della legge elettorale, sulla scuola il governo procede spedito. Il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ieri si è detto interessato a un Senato elettivo “in qualsiasi modo” vi si giunga. Una apertura che potrebbe interessate anche la minoranza del Pd e che oggi Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ha definito “assolutamente condivisibili”. Brunetta si è però spinto oltre specificando quali saranno le richieste degli azzurri. Al primo posto l’elettivita’ dei senatori, insieme ad altre modifiche, per quanto riguarda la riforma del bicameralismo paritario. Al secondo il premio di maggioranza alla coalizione, fin dal primo turno, e non più alla lista per quanto riguarda l’Italicum.

Giovedì è previsto il voto finale sul ddl scuola. “Con la Buona Scuola abbiamo rimesso l’istruzione al centro del dibattito politico. Abbiamo stanziato risorse, 3 miliardi in più all’anno, per restituire normalità alla scuola italiana”. Lo scrive il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. “Questo significa dare la certezza a chi dirige una scuola, fin dall’inizio di ogni anno scolastico, del corpo docente di cui può disporre, significa dare a insegnanti, studenti e famiglie la certezza di quale progetto formativo ogni singola scuola sarà in grado di sviluppare”, conclude Giannini.

Una riforma fortemente osteggiata da opposizioni, sindacati e docenti che hanno protestato in aula e in piazza. “Non dobbiamo fare le riforme per placare le proteste o per accontentare una parte, le facciamo nel pieno esercizio della responsabilità politica e per dare un sistema educativo migliore al Paese”. Ha ancora il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini commentando le proteste di ieri davanti Montecitorio. “Facciamo la riforma – ha aggiunto il ministro – nella convinzione che siamo il primo governo che mette un ingente quantità di risorse nel settore e restituisce slancio alla scuola. Sono fiduciosa che dal muro contro muro – che se resta tale diventa più strumentale che di merito – si passi a fare di questo provvedimento un punto di partenza”, ha concluso il ministro.

Posizione esattamente opposta a quella del M5S che ha rigettato le accuse di appartenere alla categoria di chi vuole difendere lo status quo. “La verità è che – hanno affermato i parlamentari M5S delle commissioni Cultura di Camera e Senato – al contrario di quello che fa il partito di Renzi, vogliamo solo proteggere i principi costituzionali sui quali fino a oggi si è retta la scuola pubblica statale. Quella stessa scuola che vogliono difendere docenti e studenti che in questi mesi sono scesi in piazza”.  Durissimo il commento dei Pentastellati: “In questa riforma – hanno sottolineato – ci sono sgravi fiscali per le rette delle scuole private ma non per le mense pubbliche, le briciole stanziate per l’edilizia scolastica non coprono il fabbisogno reale dei nostri istituti, oltre la metà delle 100mila assunzioni sono virtuali – cioè con cattedra e stipendio rinviati a data da destinarsi -. Il ddl istruzione è indifendibile e nemmeno le  balle del Pd possono cambiare la realtà dei numeri e del caos che avremo a settembre”.

Da Forza Italia si registra un avvicinamento con la responsabile scuola e università Elena Centemero che ha definito la riforma come “un provvedimento che contiene alcune battaglie che portiamo avanti da sempre, come la chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico, il ruolo rafforzato proprio dei dirigenti, l’assunzione solo per concorso, la valutazione”. Parole che lette con un occhio rivolto a settembre, quando si discuterà nuovamente di riforme, assumono un significato diverso.

Ginevra Matiz

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