domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scusa?
Pubblicato il 30-07-2015


“Basta la parola”, come scandiva una vecchia pubblicità. Altro che assumersi delle responsabilità, sostenere, giuste o sbagliate che siano, delle posizioni. Come avviene ormai troppo di frequente, e perfino dopo azioni criminose, basta chiedere scusa e la salvezza è a portata di mano. I pentiti sono entrati in scena in modo dirompente durante la lotta al terrorismo rosso e alla mafia. Ma allora esisteva una motivazione e cioè la necessità di scoprire altri colpevoli. In politica invece, secondo la beata Serracchiani, se sbagli basta chiedere scusa e sarai perdonato.

Ma perché chiedere scusa, nel caso del voto su Azzollini, se ogni senatore ha votato secondo coscienza? È’ stata sbagliata la decisione di non dare indicazione di voto? Ma non è fuorviante dare indicazioni di voto su questioni che attengono la libertà di una persona? Se era giusta la decisione di Zanda di lasciare libertà di voto (ma il voto segreto, che si è giustamente mantenuto per decisioni che riguardano le persone, tranne che per Berlusconi per la verità, è sempre un voto senza rete) allora si dovrebbe chiedere scusa perché la libertà di coscienza ha dato un esito imprevisto. Dunque si voleva una libertà di voto condizionata?

Penso anch’io che sul caso Azzollini, come su altri casi analoghi, non esistessero i presupposti giuridici per pretendere l’arresto preventivo dell’imputato. Non per la presunta colpevolezza o innocenza del senatore inquisito, come pure sostiene Pietro Ichino, e che dovrà essere tuttavia processato, ma per l’insussistenza delle tre fattispecie che lo prevedono. Come ho già scritto questo vale per molti indagati, parlamentari o semplici cittadini che siano. Tanto che l’abuso del carcere preventivo in Italia viene spesso concepito come una sentenza anticipata di colpevolezza. Chi mai ridarà indietro ai due ragazzi di Perugia, giudicati poi innocenti, i cinque anni trascorsi in carcere? Per non parlare degli anni dolorosamente e disgraziatamente comminati a Enzo Tortora.

Ma oggi il punto appare un altro. E cioè: perché il Pd, come prima i Diesse e il Pds, che avevano sempre votato a favore dell’arresto, senza mai preoccuparsi di tutto quello che ho richiamato, e che fa di noi socialisti e dei radicali un’entità tuttora diversa da questo partito e dalla cultura prevalente nella sinistra italiana, ha cambiato atteggiamento? E perché proprio sul caso che interessava un autorevole esponente di un partito determinante per la sopravvivenza del governo? Vi è stata una svolta, diciamo così, garantista nel partito di Renzi, come per la verità alcune posizioni sul rapporto con la magistratura hanno fatto intendere? Oppure la scelta è stata solo di opportunità e funzionale alla salvaguardia di una maggioranza di governo? Sarebbe stata invero assai meno criticabile se tale decisione, avvenuta per di più dopo una votazione di segno opposto in commissione, fosse stata adottata in occasione di un voto sulla privazione della libertà per un parlamentare di opposizione. Nessuno avrebbe avuto incertezze sulla natura di coscienza del voto. Dubito però che anche in quel caso la nostra Debora non avrebbe sentito il dovere di chiedere scusa. E magari, purtroppo, anche due volte.

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Commenti all'articolo
  1. Al tweet di Debora Serracchiani che recitava: “Oggi al Senato avrei votato secondo indicazioni giunta immunità consentendo l’arresto del senatore Azzolini. Non c’è fumus persecutionis.” Io ho risposto: “@serracchiani Secondo me le garanzie per gli eletti sono un argomento più forte delle necessità cautelari. Attenta Debora!”
    Mentre scrivevo pensavo a una scena di Pane e Libertà, il bel film storico di Pierfrancesco Favino, quando il giovane Giuseppe Di Vittorio, nel 1921, stava scontando una pena in carcere. Non appena giunse la notizia della sua elezione al Parlamento venne scarcerato per consentirgli l’esercizio del mandato a deputato del Regno d’Italia.
    Sono molto contrariato per la posizione espressa da Debora Serracchiani, perché lei è mia amica, è avvocato, è una donna profondamente e sinceramente democratica. Se anche Debora si è lasciata influenzare da questa insulsa mania giustizialista, lei che dovrebbe essere il primo referente di equilibrio e di riflessione di Matteo Renzi, allora si capisce quanto profonda sia la lacerazione prodotta da coloro che, dopo la morte di Palmiro Togliatti, teorizzarono che la sinistra era dotata di una presunta superiorità morale. Quanto grande sia stato lo sfascio culturale che portò l’Italia, con lo strapotere della magistratura, a calpestare i fondamenti non solo della costituzione repubblicana ma anche dello Statuto Albertino. Così si arrivò all’inchiesta “Mani Pulite”, all’esilio di Bettino Craxi, alla distruzione del Partito Socialista, dei partiti laici e della Democrazia Cristiana.
    Oggi l’alternativa sarebbe Beppe Grillo con le sue schiere di parlamentari marionette, Matteo Salvini, arruffapopolo xenofobo e razzista e i fascisti della Meloni. Hanno portato allo sfinimento perfino quel gigante che fu Silvio Berlusconi. Se anche Debora Serracchiani si lascia prendere la mano non c’è più speranza: ci aspettano almeno cent’anni di barbarie.

  2. La Debora, qualche anno fa, assurse alle glorie de PD per un suo appassionato intervento per quello che si doveva fare e che la dirigenza non faceva.
    Ma lei si è più sottoposta all’esame che faceva allora agli altri?
    Lo faccia: si riconoscerà?

  3. Personalmente non dimentico quello che accadde in Parlamento nei confronti di Craxi e dei Socialisti nel 1992. I comunisti sono antidemocratici e i catto-comiunisti sono il fascismo del XXI secolo.

  4. Opportunismo o garantismo, una buona notizia. In una nazione civile, giustizia vorrebbe che si varcasse la soglia del carcere a sentenza emessa e iter concluso. Speriamo che da questo voto parlamentare scaturisca la volontà di affrontare una volta e per tutte, con chiarezza, serenità, equanimità, il problema delle storture del nostro sistema giudiziario e carcerario.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

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