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Opinioni e commenti
 

Se vogliamo dircela tutta
Pubblicato il 01-07-2015


Dietro gli affondo di qualche nostro compagno di partito c’è una convinzione, e cioè che cambiando gruppo dirigente si rilancia in Italia il Psi. Questo è ciò che unifica i dissidenti, ma in realtà l’opzione possibile finisce per essere un’altra. E cioè quella di rilanciare il Psi in un aggregato di estrema sinistra che comprenda Landini, Vendola, Civati, Cofferati e Fassina. Cioè in un polo della cosiddetta sinistra radicale. Vorrei che coloro che sentono solo la prima esigenza si rendessero conto che l’obiettivo che stanno perseguendo, anche per condivisibile esigenza di smarcarsi dal Pd, è un altro. Non quello di rilanciare il Psi rinnovando chi è al timone e con una più forte autonomia, ma quello di annullarlo in un contenitore dell’estrema sinistra.

Se qualche compagno ha questa idea o chiede subito un congresso per ribaltare la linea del partito decisa all’ultima assise nazionale e poi si aggiudica la maggioranza con questa proposta oppure esce dal Psi, fonda un movimento diverso e finisce dove vuole. Può fare qualche proselite l’angoscia, la frustrazione di tanti compagni che in questi venti e più anni hanno seguito la nostra disgraziata odissea. Ci tengo a fare notare che se costoro pensavano di far rinascere il Psi nelle dimensioni di venti e più anni fa non hanno fatto i conti con la realtà. Era infatti impossibile ricostruire il vecchio Psi, senza Pci, Dc, Msi e via dicendo. Dovevamo essere proprio noi i prescelti nella reincarnazione dei vecchi partiti? Dovevamo diventare la mosca bianca identitaria in un sistema che non lo era più? Perché mai?

Certo in questi vent’anni non siamo riusciti a compiere quel capolavoro storico-politico che è invece riuscito a Dc e Pci. E cioè di salvaguardare una tradizione, assai più pesante della nostra, e un patrimonio di idee e anche di uomini in soggetti nuovi. Che altro è il Pd se non la sintesi di questa doppia identità, anche se corroborata da altre esperienze e dall’influsso di nuove generazioni? Che altro è stata, ammesso che ancora non sia, Forza Italia, se non l’erede della parte moderata della Dc, ma anche del centro laico, che altro sono stati Rifondazione, Pdci, e adesso Sel, lista Tsipras, l’odierno tentativo di rilanciare un soggetto alla sinistra del Pd, se non la continuazione del ciclo storico e politico della parte di sinistra del vecchio Pci? Direi che Pci e Dc hanno dunque oggi molteplici eredi, noi no.

In questi vent’anni e più ci abbiamo anche messo del nostro. Dopo la fine del Psi un frammento di vecchio gruppo dirigente ha fondato il Si, altri i laburisti, altri ancora il Ps. Poi il tentativo di unire le forze, o le debolezze, e la nascita dello Sdi nel 1999 che è sfociata nell’incapacità di fare politica se non finendo in altri soggetti elettorali (prima ci si era accucciati con Segni, poi con Dini, nel 2001 si finì nel Girasole) e con l’immediata scissione, prima dei laburisti e poi della Lega socialista che, unendosi al Ps, dopo la morte di Craxi, diede vita al Nuovo Psi. Quest’ultimo, dal 2001, ha presentato lista autonome alle politiche e alle europee, ma è stato falcidiato dalle scissioni prima di Martelli e poi di Zavettieri. Quel che restava si è poi diviso ulteriormente in due, con De Michelis e il sottoscritto che hanno aderito alla Costituente socialista e con Caldoro che ha preferito l’adesione al Pdl.

Non basta. La Costituente socialista del 2007, infrantasi contro gli scogli del mancato apparentamento veltroniano, è andata poi in frantumi, con Angius, Spini, Grillini, De Michelis, e alla fine perfino Boselli, che hanno abbondato la navicella in tempesta. Tanto che degli undici membri della Costituente solo chi scrive, con Bobo Craxi e Gianfranco Schietroma, è rimasto nel Psi. Aggiungo. Chi ha fatto scissioni da sinistra spesso si è poi ritrovato a destra (potrei citare i casi di Zavettieri, Crinò e Mancini), chi le ha fatte perché il partito non doveva stare a sinistra è finito nel Pd (Andò, La Ganga, Manca). Chi oggi solleva il vecchio massimalismo ieri era a destra (Bartolomei) e chi guarda a nuovi orizzonti più moderati era ieri a sinistra (Cicchitto). Chi ha assunto la politica come motivo di una contestazione lo ha quasi sempre fatto dopo essere stato escluso dalle liste elettorali, o da incarichi di governo. Questa è la verità. E pensate che oggi di tutto questo si debba incolpare questo gruppo dirigente, che almeno ha avuto il merito di tenere duro e di riportare in Parlamento un drappello di socialisti?

Continuiamo pure così. Aggiungiamo qualche altra perla a questa deprimente catena di autogol. Sempre in nome della politica, ci mancherebbe. E aggiungiamo anche un ulteriore motivo alla nostra crisi e alla mancata esistenza se non del Psi di un soggetto che ne rinnovi la tradizione: i nostri comportamenti. Non salgo certo in cattedra e non mi ritengo esente da errori. Posso dire che sono stato forse il primo socialista ad avvertire la crisi del vecchio Psi, dopo la caduta del muro di Berlino, ancor prima di Martelli. Posso anche aggiungere che sono venuto alla Costituente da deputato e ne sono uscito da semplice militante. Posso altresì aggiungere che mi sono chiamato fuori dalla ressa di pretendenti alle candidature alle ultime elezioni politiche. Ma capisco che questo non è il mio tempo. Sarebbe tempo di giovani, che dovrebbero inaugurare un modo diverso di comportarsi e di fare politica. Di giovani temerari, disponibili a sfidare il mondo. Con l’assillo della rottamazione del solito modo di fare politica e con la passione di rinverdire i fasti del partito più vecchio. Ma esistono o sono anche loro, come quei ragazzi anche in buona fede, che presiedono riunioni di corrente, intossicati dalla vecchia politica?

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Commenti all'articolo
  1. Diciamocela tutta.
    Concordo sul richiamo politico al metodo democratico ed alla sollecitazione a scongiurare l’annullamento del PSI in un contenitore dell’estrema sinistra.
    Quanto all’analisi comparata degli eredi della DC, del PCI e del PSI, ritengo che il punto sia il seguente.
    La trasformazione del PCI tanto nel PD, quanto nella sinistra radicale, così come la trasformazione della DC tanto in FI, quanto nel PD, non hanno rappresentato esclusivamente un travaso in diversi involucri, bensì un cambiamento di idee nell’esigenza di intercettare le pulsioni del tempo.
    Noi, al contrario, non solo abbiamo mantenuta intatta la simbologia ma, anche, “l’ideologia” e la strategia, dimentichi delle profonde trasformazioni storico-sociali.
    Infine, circa la sottolineatura della generale oscillazione delle biografie dei socialisti, ravviso come colpevolmente si trascuri la profonda coerenza di molti compagni, i quali, nell’oscurità, hanno mantenuta la barra diritta, sulla scia dell’esempio del compagno Ugo Intini, simbolo assoluto di rettitudine morale e rettilineità politica.
    A tal proposito, per carità di patria, trascuro la caduta di stile che emerge tra quelle righe dal forte sapore autocelebrativo.
    P.S: Aveva ragione Hegel a denunciare nei confronti di Schelling l’insostenibilità della famosa “notte in cui tutte le vacche sono nere”.

  2. Caro Direttore, contrariamente al solito, mi sento di condividere molto delle cose da te ricordate. Purtroppo se oggi siamo ridotti in queste condizioni, la responsabilità primaria non può essere attribuita solo a Tizio o a Caio. La marginalità politica dei Socialistidi oggi , altro non è che la sommatoria di errori, ed orrori, dovute alle scelte dei singoli dirigenti dell vecchio PSI, che per scopi strettamente personali hanno “giocato all’io sono più socialista di te”, solo per accreditarsi presso qualche altra “DITTA”. Questo mi autorizza a pensare che purtroppo il Partito dei “nani e ballerine” era ben corposo! Prima hanno minato all’interno il PSI e poi dopo la tragedia si sono “riverginalizzati ” a destra e a manca. Inventandosi “filoni” di socialismo qua e là, ma in realtà pensando alla propria “pagnotta”. Quindi il problema è profondo ed annoso. Prendersela con Nencini o Bartolomei è esercizio inutile. Purtroppo oggi, con tutto l’ottimismo della volontà immaginabile, il nostro “prodotto” è scaduto da tempo nel super-mercato politico. Non saranno le micro scissioni, ne le micro annessioni a salvarci. Nel “mercato politico” odierno la parola stessa, socialismo, è scomparsa! si resuscitano le Unità per comodità, si alimenteranno l’ennesime nuove sinistre, si scambieranno politiche liberiste e di destra, per riformiste, ma di “socialismo” democratico, liberale, riformista, libertario , non c’è nemmeno l’ombra! Grazie “all’impegno” profuso da persone opportuniste più che socialiste!

  3. Caro Direttore, la volubilità dell’animo umano, a volte, dettata dalla passione. Tu hai avuto la capacità di sintetizzarlo, in pochi passaggi, ralativi agli accadimenti dei nostri compagni di ieri di oggi e speriamo di domani. La tua memortia , aimè per te storica, ci consente di avere un quadro complessivo di come si è mosso il panorama politico a sinistra, e dalle nostre parti. Forti di questa tua testimonianza facciamone tesoro, ed usiamola come esperienza per il prosieguo del nostro cammino. L’appuntamento di domani 3/7/2015 a Roma ne sia il viatico più fecondo.

  4. Autocelebrativo? Hai sbagliato indirizzo. Ho solo detto la verità sulle mie scelte politiche e ho aggiunto che non è più il mio tempo ma quello di giovani veri. Autoescluso, semmai.

  5. Egregio Direttore, io penso che aprire alla Sinistra dei Vendola e dei Fassina significherebbe, per i socialisti, un suicidio politico. Non si può pensare di perseguire un programma e un progetto politico autonomo e veramente ispirato al Socialismo se ci si lascia scivolare verso posizioni estreme. Il massimalismo non paga, lo insegna la storia del Partito Socialista.

  6. E’ vero che questa dirigenza ha avuto il merito di riportare in Parlamento alcuni Socialisti, però finiamo il discorso per bene e per il verso giusto, (ricordarsi come sono stati eletti) se vogliamo dircela tutta: I Socialisti ci sono in Parlamento ma senza autonomia, senza identità, senza dignità e senza orgoglio, i Socialisti con tutto il rispetto personale ma non politico sono i camerieri del Pd. E su questo argomento mi fermo, perché non voglio sparare sulla croce rossa.
    Altro punto che mi punge, è che dovevamo essere proprio noi a lanciarsi nella reincarnazione, perché eravamo e siamo dalla parte della ragione, e abbiamo anche la storia a favore sia quella passata che quella recente, e se sono nate e nascono quotidianamente anime Socialiste che spaziano da destra a sinistra nello scenario politico qualcuno si deve porgere qualche domanda oppure no, ma vogliamo dircela tutta, invece di diventare una mosca bianca nel contesto politico, i dirigenti Socialisti in questi anni hanno giocato a mosca cieca.
    Inoltre noto che questa volta ha scritto la storia del partito degli ultimi vent’anni, scrivendo anche passaggi importanti, forse questa volta il popolo Socialista non si annoia a sentire tali passaggi, noto che fa riferimento alla costituente del 2007, che nasce in virtù di tante questioni, ma credo che basti dire che era una grande bischerata detta alla fiorentina, e sapevano tutti e si era consapevoli che con Gavino Angius, e tutti quelli citati nell’articolo il Psi non rinasceva, anzi entrava in un vortice confusionario che non aveva ne capo e ne coda e così è stato, ma era nata solo per dare il ben servito a Boselli, devo annotare che si è dimenticato di citare un certo Fabio Mussi che faceva parte della banda.
    Lasciando l’articolo mi domando: La dirigenza si preoccupa dei nuovi soggetti politici che nascono, ma sono contenti dei risultati che è uscito dalle urne il 31 maggio, e allora c’è qualcosa che nel partito scricchiola, e allora sbaglierà Bartolomei sbaglieranno tutti quei compagni che autonomamente creano le varie anime, componenti e vari soggetti politici in riferimento al mondo Socialista, ma per dircela tutta, in questi venti anni le varie dirigenze non hanno creato niente per rifare un partito dignitoso, e sottolineo che questa ultima capitanata da Nencini ha fatto diventare un partito personalizzato, togliendo ai Socialisti tutte quelle caratteristiche e bontà che si distinguevano nel parco della politica.
    Tutto questo mi dispiace ammetterlo, se ancora a distanza di anni da nostalgico come lei ci addita, un craxiano come me è ancora consapevole che con un altro percorso politico si poteva raggiungere e arrivare ad una socialdemocrazia, forse non c’era un Pd da compromesso storico, che oggi spadroneggia, e i Socialisti purtroppo devono obbedire perché c’è l’incubo della sparizione totale a dircela tutta.

  7. Il problema è che si rinasce guardando al futuro e non al passato. Quest’ultima è la tipica posizione di chi ritiene che il Psi non sia rinato per colpa dei dirigenti. Rispetto questa posizione, ma non mi pare che con molti vecchi dirigenti nel 1994 abbia ottenuto più del 2 per cento. Da allora più o meno la nostra percentuale è stata stabile (con lo Sdi al 2,1 nel 1999 e il Nuovo Psi al 2 nel 2004), fino al tonfo del 2008, proprio quando il Psi aveva riunito i socialisti e anche taluni dei Diesse e si era presentato autonomamente. Proprio quando con l’orgoglio e il coraggio che ci viene oggi rimproverato in difetto aveva detto no alla proposta di Veltroni di entrare nelle liste del Pd. Perché ci dimentichiamo sempre questo passaggio?

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