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Opinioni e commenti
 

Serve una nuova Bad Godesberg
Pubblicato il 10-07-2015


All’indomani della seconda guerra mondiale, Thomas Mann lanciò un monito al suo Paese: toccava alla  Germania europeizzarsi e non all’Europa germanizzarsi. Recentemente Joschka Fischer ha ripetuto quel monito: ‘L’integrazione europea rappresenta la soluzione di tutte le contraddizioni che la Germania ha vissuto nella sua storia’. Hanno ragione. Quando si fece l’unità tedesca, gli inglesi giudicarono l’evento ben più importante della rivoluzione francese per gli effetti che avrebbe determinato nel cuore del continente. Ancora oggi è così. Un tempo grazie alla potenza militare, dall’era Kohl grazie alla potenza economica.

Che l’Unione Europea cresciuta solo con la centralizzazione degli istituti economico-finanziari nelle mani di una oligarchia impenetrabile sia destinata a svolgere una funzione marginale nella globalizzazione se non si dà, e presto, una struttura federale, è un fatto. Temo che la Germania intenda fare ben poco per affrontare questo nodo. Rebus sic stantibus gode di una condizione di privilegio. Eppure si tratta di una condizione che si stava già rivelando obsoleta e che il ‘caso Grecia’ ha solo svelato. Il futuro di un’Europa politica forte passa dunque, e soprattutto, da Berlino. Ma non assisteremo ad una audace mossa del cavallo.

Tzipras, dopo il referendum, ha conquistato il centro del campo in patria, ma ha complicato le sue relazioni con i leader europei. Concedere un sostanziale ‘di più’ favorirebbe – si sostiene – i movimenti antieuropei ed alimenterebbe la spinta della sinistra radicale. Domando: dov’è la convenienza ad avere una Cuba potenziale nel cuore del Mediterraneo? Dov’è la convenienza ad incoraggiare i desiderata di Putin? Dov’è la convenienza a innescare un meccanismo diabolico che danneggerebbe alla radice un’Unione già debole? È probabile che entro domenica si profili un accordo: concessioni bilaterali, ma senza cambiare uno schema di gioco logoro ed inefficace.

Il terzo giocatore è l’Europa. Stanca, in difficoltà, stretta tra l’incudine di poteri sovrani affidati all’Unione e il martello delle democrazie statuali, rese più forti nel senso di appartenenza alla comunità nazionale dalla profondità della crisi e dalla incessante spinta dei migranti. Per uscire dal dilemma urgono un nuovo patto fondativo che dia forma ad una federazione europea e strumenti adeguati al governo della globalizzazione. Se la Merkel rinuncia, tocca intanto all’Europa mediterranea raccogliere il testimone. Guardando ad est.

O sei in grado di governare i grandi cambiamenti o le faglie della storia ti divorano. Non era mai successo che un’organizzazione politica radicata in Europa come il PSE scegliesse di fatto il silenzio per fronteggiare una crisi di sistema di queste dimensioni. Le difficoltà in cui si dibattono i socialismi del sud Europa hanno favorito l’allineamento della socialdemocrazia tedesca, e non solo, su posizioni ispirate ad una cautela letale ed al ‘rigore’ come unico mantra. A ben vedere, però, è la strategia che va decisamente aggiornata. Il confine tra destra e sinistra si è spostato, ma non è morto. Formazione e redistribuzione della ricchezza, forme più incisive di partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, accesso alle fonti della conoscenza ed Europa politica vengono differentemente interpretati rispetto a quella linea di confine. Anche il tema ‘migranti’ necessita di una decisa rilettura. Chi vive tra noi deve attenersi ad un canone dove parità di genere, diritti individuali, godimento delle libertà, responsabilità civica vanno rispettati ed esercitati e basta. Il multiculturalismo non è far prevalere consuetudini e costumi in conflitto con leggi e valori conquistati in due secoli di lotte parlamentari e di piazza.

A fronte di mutamenti sociali e culturali così radicali, il PSE è diventato afono. E prigioniero, temo, del ‘fattore Germania’.

Una Bad Godesberg della sinistra riformista europea è la strada da battere. Prima delle elezioni spagnole.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Concordo! ma una nuova Bad Godesberg dei Socialisti Europei deve cominciare sopra tutto dal nostro Paese, dove è ben noto un vero Partito Socialista di massa NON esiste e sicuramente non lo è il PD! nonostante la sua opportunistica adesione al PSE. Se non ridefiniamo il socialismo democratico del 2000, non saremo in grado di affrontare le sfide di questi difficili anni. Con le politiche controriformiste , liberiste e spesso pasticciate ci si allontana dal nostro mondo di appartenenza ed il vuoto viene riempito dal populismo , dal radicalismo e dall’indifferenza. Caro segretario, parafrasando un moto di Papa Giovanni Paolo II, noi “non dobbiamo avere paura” nell’essere quelli che siamo sempre stati dal 18921

  2. Considerazione valida e condivisibile. Certo sarebbe stato necessario perseguire prima questa linea. E’ stato necessario uno scossone procurato dalla scelta politica del referendum in Grecia per rendersi conto di cosa non è l’Europa.

  3. Se il PSE non apre un serio dibattito su cosa vuol fare per cambiare l’Europa, farla progredire, portare a compimento il sogno dell’Europa unita o comunque confederata, avrà tradito la sua missione. Può il PSI prendere l’iniziativa è chiedere la nuova Bad Godesberg? Se sì, lo si faccia. Non c’è altro tempo da perdere.

  4. Caro Segretario, alcuni anni fa Joschka Fisher disse che una Europa a guida tedesca sarebbe stata un disastro. Mai profezia si è rivelata più vera e mai come oggi occorre rielaborare un pensiero socialista. In questa ottica è possibile ricostruire uno spazio per il PSI anche in Italia. L’Europa è ormai fallita, il nuovo stato islamico incalza e l’Italia è l’anello debole. Raccogliamo le forze, richiamiamo l’unità e provvediamo una iniziativa forte capace di far sentire la nostra voce. Di fronte a questo dramma non possiamo e non dobbiamo rimanere inerti. Servono decisioni politiche se non vogliamo che la destra rinasca sotto le macerie.

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