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Opinioni e commenti
 

Sospesa la sospensione: De Luca ce l’ha fatta
Pubblicato il 02-07-2015


De Luca-ricorso accolto

Vincenzo De Luca, ex sindaco di Salerno e neo presidente della regione Campania, ce l’ha fatta. Il tribunale di Napoli ha difatti accolto la sua richiesta urgente ex art.700, di sospensione della sua sospensione da Presidente della Regione decretato dal Governo appena venerdì scorso in ottemperanza alla legge Severino.

Il Tribunale dovrà decidere nel merito della vicenda e comunque il pasticcio è nelle mani dei giudici della Corte Costituzionale che, per ottobre, come nell’altro caso arcinoto del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, dovranno decidere se sussistano o meno dei profili di incostituzionalità nella Severino e in particolare nella differenza di trattamento tra amministratori locali e parlamentari (i primi vengono sospesi se hanno una condanna anche in primo grado mentre per secondi no).

Dunque a partire da oggi finalmente la Campania riavrà un governo regionale perché De Luca da oggi potrà partecipare al primo Consiglio – che doveva tenersi lunedì, ma era stato rinviato – e nominare la nuova Giunta.

Inutile dire che De Luca ha espresso subito soddisfazione per l’intervento del tribunale che «ripristina il rispetto della volontà popolare». «Ho rispettato – scrive tra l’altro nel suo profilo su Facebook – e rispetterò rigorosamente tutte le leggi dello Stato, così come mi batterò a fondo per la difesa dello Stato di Diritto e dei principi costituzionali». «Ci batteremo – scrive ancora – perché la legge sia uguale per tutti, senza disparità tra amministratori locali ed esponenti politici nazionali».

Certo da oggi Berlusconi e i suoi sostenitori avranno buon gioco a dire che la legge ‘non’ è uguale per tutti e che la Severino l’hanno applicata solo a lui e anche in fretta, ma queste affermazioni, propagandisticamente molto efficaci, contengono solo parti di verità perché i casi, compreso quello di De Magistris, sono molto diversi tra di loro proprio sotto il profilo giuridico. Resta il fatto che la legge Severino è stata davvero scritta male e che l’ex Sindaco di Salerno, imponendo la sua candidatura a un PD che in Campania è pieno di guai – e che il segretario del partito, Renzi, ha scelto di non risolvere – ha anche dimostrato una straordinaria indifferenza per il bene comune dei suoi concittadini anche perché, a tutt’oggi, non è detto che possa restare al governo della Regione per i cinque anni del mandato.

Soddisfazione intanto è stata espressa dai socialisti della Campania che in un comunicato a firma del segretario regionale Antonio Scuderi, ricordano di essersi costituiti a sostegno di De Luca «nel giudizio promosso dal Presidente della Regione Campania» «legittimamente eletto dai cittadini ed illegittimamente interdetto nei suoi diritti costituzionali dal provvedimento di sospensione del Presidente del Consiglio». Un intervento per fare in modo che «al più presto la Regione Campania sia governata da chi è stato designato dalla volontà popolare in ossequio alla Costituzione ed alla volontà degli elettori».

CANTONE: LEGGE SEVERINO VA CORRETTA – Sulla legge Severino e sul caso De Luca si è espresso Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, durante la presentazione – a Montecitorio – della relazione annuale dell’Autorità. L’ex magistrato anti-camorra è tornato a chiedere una correzione della norma su incandidabilità e decadenza per consentirne «una reale efficacia e utilità». Nella Severino, ha sostenuto, «si riscontrano ricorrenti problematiche e dubbi applicativi», e «ci sono criticità nella normativa che richiedono necessariamente interventi legislativi».

Sul neo-governatore della Campania, De Luca «rispetto la decisione del giudice,  come tutte le decisioni dei giudici – ha aggiunto – e non entro nel merito» ha sottolineato Cantone rispondendo alla domanda se l’abuso d’ufficio, il reato per cui De Luca è stato condannato in primo grado, debba o non debba rientrare tra quelli per cui scatta la sospensione in base alla legge Severino. «Attendiamo la Corte Costituzionale, il cui pronunciamento arriverà tra l’altro non tra anni, ma tra mesi».

BUEMI: NECESSARIA UNA NORMA PIÙ PUNTUALE «È di estremo interesse quanto affermato dal presidente Cantone» ha dichiarato il senatore Enrico Buemi, capogruppo Psi in Commissione Giustizia. «L’Autorità Anticorruzione ha chiesto al governo di costituirsi davanti alla Corte costituzionale ‘per sostenere un istituto utilissimo’, ma per Cantone ‘la Corte costituzionale dirà quali devono essere gli ambiti della sospensione’ ha proseguito Buemi. “Rimettendo la decisione al giudice delle leggi, Cantone conferma così la sua formazione di cultura togata, anche nella veste di capo di un’Autorità indipendente – ha continuato Buemi – egli respinge le suggestioni in ordine alla rimozione dell’eletto dalla carica pubblica, che vorrebbero utilizzare il diverso canale dell’inconferibilità, e si dissocia dalla modalità automatica, indifferenziata e retroattiva con cui sta operando, da due anni, il decreto n. 235. Questa modalità è stata già criticata nel seminario ‘Un tagliando per il decreto Severino’, organizzato da ‘Mondoperaio’ e dalla ‘Fondazione Socialismo’ nell’aprile scorso, che ha preso spunto dal disegno di legge n. 1054 a mia prima firma – ha aggiunto Buemi – per ascoltare i pareri di Cesare Mirabelli, Antonio Agrò, Pio Marconi, Giorgio Spangher, Felice Besostri, Giampiero Buonomo, Luigi Compagna (Gal), Francesco Palermo (Autonomie), Marco Di Lello (Psi), Francesco Sanna (Pd) e Giuseppe Gargani. L’arbitrarietà e l’imprevedibilità presenti nella cosiddetta legge Severino rendono da tempo urgente una sua revisione al fine di garantire, a tutti, i diritti democratici riconosciuti dalla Costituzione e dai Protocolli europei. Anche qui lo stimolo viene dall’iniziativa socialista, visto che Marcello Miniscalco, illegittimamente escluso dalle liste durante l’elezione regionale molisana, è autore del ricorso davanti alla Corte di Strasburgo» ha spiegato il senatore socialista. «Il dialogo tra le Corti saprà instradare un percorso sinergico per ricondurre a sistema l’incandidabilità, tornando ad applicarla con la graduabilità dell’interdizione dai pubblici uffici. Visto che il Parlamento ancora latita, a fronte dell’unanime indicazione della dottrina, la Corte costituzionale saprà fare giustizia ripristinando il principio di proporzionalità, secondo il modello delle pene accessorie e della loro applicazione provvisoria in sede cautelare» ha aggiunto Buemi. «Il che, a ben vedere, era quanto nel 2013 si proponeva di fare il cosiddetto ‘lodo Buemi’, senza alcun danno per l’assoggettamento del reo ai rigori di legge – ha concluso il senatore socialista – ma scegliendo la legge più solida tra quelle a disposizione, cioè il codice penale, e non questo pasticcio giuridico che è il decreto legislativo n. 235».

Redazione Avanti!

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