sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spose bambine, stop
alla pedofilia legalizzata
Pubblicato il 28-07-2015


Spose bambine-okUna bambina vestita a festa, per un matrimonio, il suo e a fianco lo sposo, un uomo che le potrebbe essere padre e anche nonno. L’ultimo caso, che ha fatto il giro del mondo, è stato registrato in un villaggio dell’India giusto all’inizio del mese, ma certamente non è isolato e tanto meno l’ultimo. Sempre questo mese l’Ong Plan International, che si occupa della difesa dei bambini, ha denunciato come in Nepal, sconvolto da un terribile terremoto, il 41% delle spose sono minorenni. Un fenomeno che è stato acuito dalle distruzioni provocate dal sisma con famiglie, che avendo pesro tutto, sono ancora più portate a disfarsi delle figlie femmine guadagnando qualche soldo e eliminando così anche il problema delle spese per il mantenimento e l’educazione

Un fenomeno su cui la Camera è intervenuta oggi con una mozione della deputata socialista Pia Locatelli, votata all’unanimità.
La mozione impegna il governo a “dare attuazione alla risoluzione Onu contro i matrimoni di minori, precoci, forzati; a sostenere a livello globale una rinnovata campagna per prevenire ed eliminare questa pratica che viola i diritti umani delle bambine, e
a sostenere finanziariamente programmi e progetti di cooperazione internazionale per la prevenzione e l’abbandono dei matrimoni di minori, precoci e forzati”.

SPOSE-BAMBINE

UNA VERGOGNA PLANETARIA
“Sono 146 i Paesi – si afferma nel testo a prima firma della presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e coordinatrice dell’Intergruppo Salute globale e diritti delle donne – dove le ragazze possono sposarsi al di sotto dei 18 anni e in ben 52 paesi possono farlo anche prima di compiere i 15 anni. Ma anche dove la legge lo impedisce, si verificano casi limite di matrimoni combinati con bambine anche di 8 o 10 anni. Si tratta di una vera e propria pedofilia legalizzata che coinvolge ogni anno 15 milioni di ragazze”. “Questa pratica crudele – ha detto Pia Locatelli – è diffusa in molti Paesi del mondo, in particolare in Asia meridionale e in Africa sub-sahariana, ma interessa anche la stessa Italia dove i dati, pochi e non ufficiali, parlano di 2 mila ragazze, anche nate nel nostro Paese, ma costrette a sposarsi negli Stati di origine”.

“L’azione per prevenire ed eliminare i matrimoni di minori, precoci e forzati – ha concluso – richiede altrettanto impegno di quello profuso nella campagna mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili e della quale l’Italia si è fatta promotrice in Europa. È necessario che questa piaga rientri a pieno titolo nel piano antiviolenza messo a punto da Governo, con un capitolo specifico e fondi adeguati che permettano indagini statistiche, formazione e campagne di informazione”.

6 ANNI LEI, 35 LUI
L’ultimo caso, quello indiano è raccapricciante. La piccola data in sposa a un trentacinquenne indiano, Ratan Lal Jat, aveva appena sei anni.

Un matrimonio celebrato secondo le ‘tradizioni locali’, ma che non ha evitato però al novello sposo l’arresto. In carcere anche, sembra, anche il testimone, probabile ruffiano e procacciatore di minori forse per professione. In questo caso, c’è da notare, si trattava di uno stratagemma per superare l’ostacolo del celibato e consentire allo sposo di frequentare un’altra donna sposata. Così alla piccola era stato anche concesso di restare in ‘famiglia’ che comunque avrebbe ricevuto un compenso per i suo assenso.

60 MILIONI OGNI ANNO. DUEMILA IN ITALIA
Tecnicamente, secondo il Forced Marriage Unit, minuscola unità del Governo inglese con appena sette addetti, incaricata dal 2005, di seguire il fenomeno, si definisce matrimonio forzato “un matrimonio in cui uno o entrambi gli sposi non consentono al matrimonio e viene esercitata una costrizione. La costrizione può includere la pressione fisica, psicologica, finanziaria, sessuale ed emotiva”. Una valutazione a volte complessa perché la stima deriva del grado di coercizione, dal fatto che le persone coinvolte possono sentirsi socialmente stigmatizzate, che le vittime non vogliono nuocere alla famiglia o alla comunità, il tutto complicato spesso dall’assenza anche di un semplice certificato di nascita.

Secondo l’Onu, ogni anno sono sessanta milioni le unioni forzate, che riguardano ragazze giovanissime mentre il sito altrenotizie ricorda come questa pratica venga “utilizzata come strategia di sopravvivenza dalle comunità vulnerabili durante i conflitti, le crisi economiche e i disastri naturali”, un “rimedio alla povertà, come mezzo per ‘liberarsi’ delle figlie poco ‘produttive’, per assicurare loro un futuro migliore sia economicamente sia socialmente. Ma privandole di ogni diritto: all’infanzia, al gioco, allo studio, alla possibilità di scegliere e a quella di amare. Schiave di padri prima, di mariti, cognate e suocere poi”. Inoltre inevitabilmente a “un’alta percentuale di matrimoni forzati corrisponde, ca va sans dire, un’alta percentuale di madri bambine: ventimila adolescenti sotto i diciotto anni partoriscono ogni giorno e due milioni sotto i quindici. Con un’alta possibilità di mortalità: circa settantamila minorenni muoiono per cause collegate alla gravidanza e al parto. Con conseguenze pure sulla prole: chi nasce da madre bambina ha un’elevata probabilità di morire in età neonatale e, quando sopravvive, corre maggiori rischi di denutrizione e di ritardi fisici o cognitivi”.

Redazione Avanti!

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