domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tagli alla Sanità per la “manovra” d’autunno
Pubblicato il 27-07-2015


Sanità-riforma-ricetteSi annunciano nuovi tagli, questa volta la forbice va a toccare la Sanità pubblica. Il Governo con il decreto 78/2015, misure per gli enti territoriali, in discussione oggi al Senato, darà la prima spinta ai tagli alla Sanità pubblica, necessari per poter disinnescare la “mina” di un maxi-aumento di Iva e accise da oltre 16 miliardi, eredità sotto forma di clausole di salvaguardia dell’ultima Legge di Stabilità. L’obiettivo è quello di riuscire così a rastrellare dieci miliardi di euro in 3-4 anni da uno dei settori su cui puntano i tecnici del Tesoro prima di questo autunno.

“Non stiamo tagliando la sanità, ma stiamo razionalizzando le spese”. Così, si giustifica il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Abbiamo approvato un anno fa il Patto della Salute che prevede una serie di tappe per rendere sostenibile il sistema, cioè recuperare margini di sprechi che ancora ci sono per reinvestirli laddove c’è bisogno. Da questo piano si possono recuperare 10 miliardi in almeno 5 anni, partendo dagli sprechi dovuti all’improduttività”.

Le misure previste dal commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld, anticipate in un’intervista a Repubblica, riguardano tra le altre cose gli acquisti di beni e servizi e l’appropriatezza delle prescrizioni. Si parla di tagli per 2,3 miliardi all’anno per il triennio 2015/2017. Tagli previsti per le prestazioni specialistiche non necessarie: dal Ministero arriverà presto la lista delle patologie che prevedono analisi necessarie, per tutti i casi diversi dovrà invece pagare il cittadino di tasca propria. Il decreto prevede di recuperare fondi anche con il taglio dello stipendio per i medici che prescrivono analisi e controlli non necessari.
sanità
Eppure da come risulta dal Grafico, il nostro non è certo un Paese che investe eccessivamente nella Spesa pubblica, senza contare che secondo Bloomberg la sanità italiana è la terza al mondo per efficienza. A tessere le lodi della Sanità italiana anche il recente WHO-World Health Statistics 2015 della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che mette in evidenza i progressi fatti dal punto di vista sanitario del nostro Paese, tanto che gli italiani risultano secondi al mondo per aspettativa di vita alla nascita (83 anni) e in buona salute (73 anni) e nonostante il nostro resti comunque un “Paese per vecchi” (età media 44 anni). Si è dimezzato anche, nelle Statistiche, tra il 1990 e il 2013, il numero di donne morte a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto.

Nonostante quindi la Sanità è uno dei nostri settori di punta e nonostante i 30 miliardi di euro sottratti al sistema sanitario negli ultimi 5 anni, l’Esecutivo ha deciso di “razionalizzare” ancora la spesa. Il ministro della Sanità spiega che i tagli saranno “utilizzati per coprire i buchi che abbiamo nella ricerca, per rendere disponibili a tutti i nuovi farmaci salvavita, e per sbloccare il turn over. Nella sanità italiana abbiamo bloccato il ricambio generazionale e stiamo disperdendo un capitale umano sul quale abbiamo investito miliardi in formazione”. Ma nella realtà dei fatti quei risparmi saranno solo una parte di quei fondi necessari allo Stato e impiegati per la Manovra: evitare l’aumento di Iva e accise, coprire la Reverse Charge, la copertura delle perequazioni delle pensioni, tutto questo rispettando le regole di Bruxelles che per ora prevedono l’azzeramento del deficit entro il 2018 e un aumento del saldo primario fino al 3,8% del Pil italiano. Non bisogna poi dimenticare “la promessa elettorale di Renzi” sulla diminuzione delle tasse: occorrerebbero alle casse statali almeno 4,3 miliardi per l’abolizione della Tasi sulla prima casa e dell’Imu sui terreni agricoli (2016), per poi abbattere Ires ed Irap (2017) e quindi rivedere gli scaglioni Irpef (2018) più 25 miliardi per la proroga delle decontribuzioni per i nuovi assunti.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Ma perché danno tutti finta di non capire?
    Renzi, la sua politica, non la rivela mai. Vuol tagliare la sanità? Annuncia di voler diminuire le imposte. Ma per far ciò bisogna alleggerire la spesa della sanità. dell’IMU, poi se ne riparla, forse.
    E giù a parlare di siringhe. Ora tocca alla TAC e e alla RM. Ci prendono in giro: in verità vogliono togliere quegli esami che servono per verificare se si sta bene o no. Tanto se muoiono gli anziani ed i poveri, che problemi ci sono: è la spending review di Gutgeld. Ogni decesso di anziani sono meno spese per la pensione e per le cure. Alé, meglio degli “ottantini” renziani. Se i poveri poi non stanno bene, ed anch’essi trapassano, anche qui sono minori pensieri per la spesa pubblica.
    Insomma, Renzi ha iniziato la politica della privatizzazione. Andate negli USA: là si vede bene qual è il risultato.
    per dirla col “premIer”: la “BUONA MORTE”.

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