domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Casa. Tagliare le tasse non sia cosa da ricchi
Pubblicato il 20-07-2015


Renzi-abolizione ImuAll’assemblea nazionale del Pd il premier-segretario ha annunciato la rivoluzione delle tasse e ha parlato di un “cospicuo alleggerimento fiscale” che dovrebbe far parte di un “patto con gli italiani” che riporta alla memoria il già sentito “contratto con gli italiani” di berlusconiana memoria. Un annuncio che fa discutere e che subito ha aperto interrogativi all’interno dello stesso Pd con la minoranza che si interroga sulla modulazione dell’eventuale taglio delle imposte.

Renzi in particolare si è soffermato sul taglio della tassazione sulla prima casa. A tutti fa piacere sentir parlare di taglio delle tasse, ben diverso è sapere come verranno tagliate e chi pagherà di meno. Ed è proprio da questo assunto che parte il ragionamento del segretario del Psi Riccardo Nencini: “Sono d’accordo sull’ipotesi di un abbassamento delle tasse prefigurata dal presidente del Consiglio e sono convinto che all’interno dei tre anni previsti da qui alla fine della legislatura si possano trovare le coperture. L’abbassamento delle tasse, e soprattutto l’abolizione della tassa sulla prima casa – ha proseguito Nencini – è una delle proposte che ormai da cinque anni sta facendo anche il mio partito. Si tratterà di vedere – se ci sarà un’abolizione per tutti i proprietari della prima casa, o invece soltanto per coloro che hanno un certo reddito, e quindi hanno più difficoltà a sostenere questa tassa”. Per quanto riguarda l’ipotesi di un complessivo abbassamento delle tasse, Nencini ha rilevato che ”Sono stati individuati anche un paio di canali attraverso i quali fare fronte a una riduzione. Il primo riguarda l”asciugatura’ della spesa pubblica, e ci sono già 4-5 miliardi nel mirino ormai da tempo; l’altro riguarda un accesso migliore e più proficuo ai fondi comunitari, perché ci sono alcune regioni che spendono molto bene, come ad esempio il Friuli Venezia Giulia – ha concluso – e molte altre che, invece, spendono poco e molto male”.

Del tutto contraria alla proposta del premier è il leader della Cgil Susanna Camusso: “L’idea del premier di proporre un grande patto fiscale è giusta”, ma la risposta che da “È sbagliata”. In una intervista al La Stampa Camusso afferma che “La sua ‘rivoluzione’ aumenta le disuguaglianze anziché ridurle. Punta al consenso a breve e serve solo a far star meglio chi sta già meglio”. Dalla minoranza è durissimo Stefano Fassina per il quale è immorale eliminare la tassa sulla prima casa per tutti: “Che tristezza assistere all’involuzione  del Pd. Un partito nato per combattere l’ingiustizia sociale e la povertà e per promuovere la dignità del lavoro e le pari opportunità, è finito a scimmiottare il berlusconismo fuori tempo massimo. Dopo il Jobs Act sulla scia di Sacconi, dopo la legge sulla scuola ricalcata dall’impianto Aprea, ora la tassa sulla casa”. “Eliminare per tutti la tassa sulla prima casa – spiega il parlamentare – è immorale, soprattutto quando lasci senza un euro 1,6 milioni di bambini in nuclei famigliari poveri, quando aumenti i ticket e cancelli i servizi sanitari, quando tagli i trasporti ai pendolari, quando prosciughi le risorse dei comuni per l’assistenza sociale, quando svuoti il diritto allo studio, quando vi sono ancora esodati da salvaguardare. La tassa sulla prima casa va eliminata a chi non può pagarla dopo aver applicato il decreto per la revisione del catasto”.

A fare paragoni con le politiche di destra è l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani: “È sacrosanto ridurre il carico fiscale ma c’è modo e modo e bisogna finalmente discuterne sul serio. Non si vorrà certo tirare la volata al modo della destra!”.

La Uil ha effettuato una simulazione da cui emerge che la l’abolizione della Tasi sulla prima casa per l’anno prossimo, per i 25,7 milioni di proprietari si tradurrebbe in un risparmio medio di 180 euro annui che salgono a 230 euro medi se si abita nelle Città capoluogo di provincia. Per la Uil ogni riduzione del carico fiscale è “benvenuta” ma la preoccupazione è per la “copertura” che ammonterebbe a circa 4,6 miliardi. A detta di molti, tra cui l’ex ministro Visco, un’abolizione della tassazione sulla prima senza distinzione di reddito o di tipologia della casa stessa, è una misura che va a vantaggio dei redditi più elevati. Visco in una intervista a La Repubblica spiega perché ritiene la sbagliata la misura. “Le prime case – dice – non sono tutte uguali. La mia casa a Roma vale circa un milione, la villa di Arcore ne varrà dieci e un appartamento in periferia vale 100 o 200 mila euro. Un fisco che tratta questi patrimoni nello stesso modo è un fisco profondamente ingiusto”. “Si potrebbe mettere un tetto che consenta di escludere dalla tassa sulla prima casa i redditi bassi. Ma abolirla per tutti non ha senso”. Poi aggiunge che nel discorso di Milano di Matteo Renzi “Non c’era un riferimento alla lotta all’evasione. Noi siamo al secondo posto per entità dell’evasione fiscale, siamo dietro solo alla Grecia”. Se lo Stato rinuncia a tassare la mia casa e, conseguentemente deve ridurre la spesa per sanità e pensioni in essere – conclude – non fa un’operazione di sinistra né eticamente condivisibile”. Infatti lodi per le proposte lanciate da Renzi sono arrivate Confindustria e della componente centrista del governo con Alano, ministro degli Interni e leader di Ncd che afferma che la manovra sulle tasse, insieme all’abolizione dell’art 18 “contribuisce al completamento del programma di centrodestra”.

Ginevra Matiz

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