lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TEMPESTA SU ATENE
Pubblicato il 15-07-2015


Grecia-debito

Mentre la Grecia si avvia a grandi passi a tornare nel caos politico con la liquefazione di Syriza di fronte al prendere-o-lasciare dell’accordo capestro imposto dall’oltranzismo contabile europeo a guida tedesca, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha ribadito esattamente la posizione portata avanti inutilmente dall’ex ministro delle finanze ellenico Varoufakis ovvero che “il debito della Grecia può diventare sostenibile – si legge in un rapporto anticipato dal Financial Times – soltanto con un taglio che va ben al di là di quanto concordato finora con l’Eurogruppo”.

FMI: DEBITO DA TAGLIARE
Il rapporto del FMI, che notoriamente non è un covo di comunisti, spiega che la Grecia non sarà mai in grado di sopportare il peso del suo debito pubblico, che è anche in aumento, senza una decisa sforbiciata. L’analisi rappresenta una decisa bocciatura della linea imposta all’Eurogruppo dal ministro delle finanze tedesco Wolfang Shaeuble, tesa esplicitamente fin dall’inizio, non a risolvere il problema, ma a mandare fuori dall’euro la Grecia, considerata ormai ‘irrecuperabile’. Una linea di condotta che alla fine ha ceduto davanti alla capitolazione del premier Alexis Tsipras, alla volontà politica di evitare la Grexit – gli Usa sono intervenuti più volte a sconsigliare, per molteplici ragioni, questo infausto esito – ma che ha semplicemente, a detta di tutti, rinviata di qualche mese la crisi definitiva, senza parlare delle conseguenze politiche di lungo periodo.

Varoufakis chiedeva un haircut, un taglio secco del valore nominale del debito, escluso categoricamente dall’Eurosummit, ma sulle altre ipotesi – allungamento delle scadenze dei rimborsi, proroga del periodo di grazia e del taglio dei tassi d’interesse – il negoziato non si è mai aperto. Oggi gli esperti del FMI, spiegano che per rendere sostenibile il debito ellenico serve un periodo di grazia, cioè una moratoria sui pagamenti, di 30 anni e non solo di 10 come previsto attualmente, e una radicale estensione del periodo di rimborso che potrebbe allungarsi fino a 60 anni. Dunque non una cancellazione sic e simpliciter, ma una ristrutturazione che non soffochi l’economia greca, fino a farla morire del tutto.

L’indebitamento della Grecia salirà nel 2018 a poco meno del 200% del pil circa (oggi è al 180%).

CAOS POLITICO AD ATENE
Intanto l’effetto distruttivo dell’accordo capestro imposto all’alba di lunedì a Tsipras, si sta scaricando sulla politica interna della Grecia con il Parlamento che ha cominciato il dibattito sul piano di riforme da approvare e tradurre in atti legislativi nello spazio di poche ore pena il fallimento del Paese. Il premier ellenico ha detto ai suoi parlamentari che l’alternativa all’approvazione delle misure sono le sue dimissioni e quindi la caduta del governo. Una fine traumatica per la prima esperienza di un governo delle sinistre, una conclusione che aprirebbe fatalmente la strada a un governo ‘tecnico’ di emergenza e a nuove elezioni anticipate. I tempi sono strettssimi. Il piano, secondo quanto richiesto dall’Eurosummit, deve infatti essere approvato entro la mezzanotte di oggi in modo da far partire il negoziato per il terzo piano di aiuti richiesto dalla Grecia al Fondo Salva Stati (Esm). Tempi così ridicolmente ristretti che non lasciano nessuna possibilità di comprensione e di modifica e che, non a caso, hanno fatto parlare di perdita di sovranità delle Istituzioni democratiche elleniche e di ‘protettorato’ germanico sulla Grecia.

Intervenendo in Parlamento durante il dibattito sul primo pacchetto di misure urgenti, Varoufakis l’ha definito come un “nuovo trattato di Versailles”.

Ma lo stress politico ha già provocato altre dimissioni nel governo, come quella del vice ministro delle Finanze Nantia Valavani, che ha scritto a Tsipras affermando che in questo modo la Germania intende “umiliare completamente il governo e il Paese”, e ha fatto registrare la contrarietà della metà di Syriza: 109 membri del comitato centrale su 201 hanno espresso la loro contrarietà all’accordo.

Nella sua lettera Valavani afferma che la “capitolazione” concordata dal governo greco non consente alcuna prospettiva per una ripresa e che “questa soluzione particolare, che viene eseguita in modo così deprimente, non è una soluzione sostenibile”. L’intenzione tedesca, secondo l’ex ministro, sarebbe quella di far approvare le misure di austerità dal governo in carica, così da portarlo al collasso e farlo sostituire da un governo di ‘volenterosi’.

Che il Governo così com’è entro stasera passi dunque sotto le forche caudine di Berlino è assai difficile. È verosimile invece che Tsipras sia effettivamente costretto a cambiare governo e maggioranza che lo sostiene, un po’ come avvenne nel 2013 col governo Berlusconi sotto i colpi dello spread scatenato qualche mese prima dalla vendita di 8 miliardi di BTP da parte della Bundesbank.

Tsipras in un’intervista alla tv pubblica Ert, ha dichiarato che “non si dimetterà e non sfuggirà dalle sue responsabilità. La priorità era evitare un disastro e firmare un accordo difficile in cui non credevo, ma che ora rispetterò e che ci farà uscire dalla crisi”. Secondo il premier il “piano approvato a Bruxelles per tre anni è migliore di quello offerto da Juncker e avrà un impatto fiscale più mite rispetto a quelli offerti dai governi precedenti”. Tsipras ha inoltre assicurato che non si “taglieranno salari e pensioni”, che la Grecia uscirà dalla crisi in tre anni e difeso l’abolizione delle baby-pensioni.

Armando Marchio

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