venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terzo capitolo del programma socialista: la sicurezza
Pubblicato il 16-07-2015


Dopo avere illustrato le proposte che personalmente suggerisco al Psi, alla vigilia della conferenza programmatica, sui temi della democrazia e dell’economia, mi avventuro adesso a formularne altre su un tema delicato e dal quale non si può sfuggire: quello della sicurezza. Lo dividerei in due parti, che sono però in larga misura interconnesse, Parlo della sicurezza internazionale e della sicurezza nazionale. È evidente che la prima è a sua volta collegata ai temi della lotta al sottosviluppo, del rapporto tra paesi ricchi e paesi poveri, della pace. È assolutamente ovvio che gli squilibri nel mondo provochino poi migrazioni che sono oggi particolarmente accentuate e problemi conseguenti nei paesi di approdo.

Oggi però ci troviamo di fronte un problema nuovo, che solo molto relativamente è connesso con la povertà e il sottosviluppo, ed è relativo a una guerra scatenata all’Occidente, e ai paesi arabi ritenuti amici dell’Occidente, da una frangia estrema di islamisti che interpretano il Corano come una dottrina di lotta cruenta agli infedeli. Può essere che gli errori degli Usa sui temi dell’Iraq, della Siria, della Libia, abbiano potenziato l’attrazione da parte di giovani, che vivono anche in paesi europei, verso la Jihad. Resta il fatto che questa guerra è in atto e non la si può ignorare, né si può prendere atto che esista solo dopo un attentato o a seguito della diffusione di macabri testimonianze di sangue, di morte e di carneficine,

Lo stato islamico è un territorio, un territorio terroristico. Ed è compito delle nazioni democratiche e liberali, in stretto collegamento con gli stati arabi moderati, espropriare di un territorio, parte dell’Iraq e della Siria, il terrorismo. Dunque oggi la prima azione per la sicurezza è rappresentata dalla sconfitta del terrorismo islamico, nelle forme e nei modi che la comunità internazionale vorrà adottare, ma che devono essere di rapida ed efficace attuazione. Lasciar fare, continuare a far pensare che i terroristi con le loro bandiere nere producano azioni coronate da successo non può che invogliare nuovi volontari a partire per produrre nuovi successi, Per questo obiettivo ritengo giusto l’accordo sul nucleare tra Usa e Iran e urgente una soluzione della vicenda ucraina e del rapporto tra comunità occidentale e Russia. All’obiettivo della sconfitta del terrorismo deve innanzitutto essere votata la politica internazionale, ed è opportuno che anche gli Usa se ne rendano conto.

Il secondo punto è la lotta al sottosviluppo. Su questo tema è inutile ricordare gli appelli che generalmente anche forze di destra rivolgono per evitare massicce migrazioni. Occorre aiutare i popoli in loco. Eppure gli obiettivi, generalmente sanciti in termini di percentuale sul Pil da parte dei paesi industrializzati, non sono mai stati raggiunti. La globalizzazione, resa possibile dal basso costo dei trasporti e dall’accesso all’economia di mercato di interi continenti e nazioni, dall’Estremo oriente a diversi paesi africani, non ha certo attenuato, se non in Cina, in India, nei Caraibi, e in pochi stati africani, gli squilibri dovuti al sottosviluppo. Su questo tema vale il richiamo di Papa Bergoglio e la necessità urgente di por mano a provvedimenti che riescano ad attenuare le ingiuste condizioni di un pianeta di 7 miliardi di persone che vede il 75 per cento della sua popolazione a vivere sotto il minimo indispensabile e il 25 per cento che si mangia il 75 per cento delle risorse mondiali,

Ho parlato del terrorismo islamico e del sottosviluppo perché sono entrambe le cause del forte flusso migratorio in atto in Europa, L’Italia è il paese che più risente dell’approdo via mare della migrazione africana. E i migranti sono spinti dall’una o dall’altra motivazione. Se dobbiamo tenere presenti le differenze tra migranti che chiedono asilo perché fuggono da una guerra e migranti economici che fuggono da fame e carestie, è giusto ricordare che resta alla base di entrambi un forte bisogno di protezione e di cura. Eppure proprio nel momento in cui diamo opportunamente ospitalità in base alle nostre leggi, dobbiamo essere vigili perché tra gli ospiti possono nascondersi terroristi. Solidarietà e vigilanza devono oggi essere i due precetti fondamentali. È naturale, ma evidentemente ancora inattuale, pretendere che del tema migrazione si faccia carico l’Europa che non c’è, fuoriuscendo dalle assurde clausole del trattati di Dublino. Va nel contempo rifiutata la strumentale posizione di chi grida al lupo perché viene chiamato a farsi carico di dare un alloggio ai pochi che gli vengono destinati. Osservo che la protesta di molti amministratori del Nord ha una chiara matrice politica e risponde al vecchio detto americano in base al quale tutte le questioni delicate devono trovare soluzione “lontano dal mio giardino”.

Su questo tema accentuerei molto il tema della difesa della nostra civiltà o comunità (civitas) liberale. Potrei dire anche cristiana e liberale. Cristiana nel senso di solidale, attenta ai bisogni di chi sta peggio, ma anche liberale, cioè in difesa dei principi fondamentali su cui si regge o dovrebbe reggersi la nostra società. E cioè il principio di rispetto per tutte le idee e le religioni, la parità tra uomo e donna, la libertà di pensiero, di linguaggio, di critica, anche di ironia e di sarcasmo. Questo nostro sistema di valori è oggi in serio pericolo perché minacciato da un’altra impostazione, che rimanda alla sharia, alla legge divina, alla discriminazione delle donne, al diritto di imposizione di un coniuge alle figlie e via dicendo. Ora, anche a prescindere dalla propensione o meno a sfociare o nella violenza o nella predicazione della violenza, e nel massimo rispetto che si deve per tutte le religioni, occorre che i principi fondamentali della civiltà liberale, che si concreta nelle costituzioni e nelle leggi di ciascun paese, vengano rispettati pienamente da tutti. Non si possono costruire sacche di comunità illiberali nella società liberale.

Da ultimo la questione delle diverse etnie che vivono nel nostro paese e che spesso sono al centro di dissensi, di conflitti, di polemiche. È giusto ribadire anche su questa materia, che ha interessato popolazioni rom o sinte o anche di altra origine, un doppio principio da conciliare: il pieno rispetto per le tradizioni e gli usi di ciascuna popolazione, ma anche quello per la tranquillità degli altri, nella affermazione della più assoluta parità di doveri e di diritti. Dunque, anche a seguito delle direttive comunitarie, occorre andare gradualmente al superamento degli agglomerati nei campi, simili a quelli di concentramento, spesso al pari di quelli di pronta accoglienza per gli emigrati, che si rivelano ai limiti del rispetto dell’umanità degli ospiti, e peraltro fonte di speculazione e di illeciti guadagni come il caso di Mafia capitale insegna. Tutte le popolazioni, anche quelle nomadi, hanno il dovere di rispettare le leggi dello stato, e compito dello stato è la vigilanza perché non vi siano discriminazioni né da parte delle istituzioni nei loro confronti in termini di accesso alla scuola, di diritto all casa e al lavoro, né in termini di privilegi e favori a loro concessi e chiaramente discriminatori verso l’altra parte di popolazione. Demagogie, ideologismi, assieme a incuranza e affarismi, hanno reso questo tema oggi assi delicato. Occorre una visione pragmatica che superi campi, che estirpi il malaffare, che produca sicurezza e rispetto per tutti, anche su questo nel pieno rispetto delle leggi, dell’uguaglianza dei cittadini, dei valori tipicamente nostri di solidarismo e di libertà.

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Commenti all'articolo
  1. Egregio Direttore, mi congratulo per questo fondo, come sempre ben scritto e molto ben articolato. Concordo su tutto.
    Ci sono fatti da sottolineare. Il ruolo della Russia, in questo pianeta che la globalizzazione ha reso così piccolo, è un ruolo di protagonista. Il crollo del sistema sovietico ha causato uno squilibrio che, conclusosi il confronto tra due sistemi economici e politici opposti, quello capitalista e quello comunista, ha reso l’America ancora più arrogante e insensibile che in passato nei confronti di altre nazioni, culture e religioni. Le responsabilità americane nelle emergenze internazionale degli ultimi anni appaiono evidenti. Ergo, la Russia deve contare nel mondo, e deve farlo in qualità di alleata, non nemica dell’Europa come purtroppo sembrano volere tedeschi, francesi e polacchi.
    La nostra Unione non può continuare a fare da serva agli Stati Uniti. Essa deve avere una visione propria, indipendente, e svolgere politica autonoma, proprio come la Cina nel continente asiatico. Un primo passo potrebbe, e a mio avviso dovrebbe essere l’uscita dei Paesi dell’UE dalla Nato e la negoziazione del ritiro delle migliaia di truppe americane che ancora oggi, sette decenni dopo la fine della guerra e a quasi venticinque anni dalla fine dell’URSS, sono stanziate in Italia e Germania.
    Per sconfiggere il terrorismo islamico bisogna fare appello ai Paesi musulmani in cui l’Islam non è religione di stato e in cui i fanatici dello Stato Islamico non sono ancora penetrati: Turchia in UE, ora e prima che sia troppo tardi. Non dimentichiamoci che la stragrande maggioranza dei musulmani nel mondo non ha niente a che fare con i tagliateste di IS e di Boko Haram.
    La criminalità nostrana: non si può fare un discorso di italiani e stranieri, indigeni e immigrati, un criminale è un criminale. Le leggi esistono, basta applicarle. Gli immigrati sono una grande risorsa e non vi sono muri che tengano. Censirli, accoglierli e dare loro una possibilità secondo parametri concordati con altri Paesi dell’UE. Sono residente in Ungheria, e l’idea del muro del governo di Orban mi ha disgustato profondamente.
    Lei ha scritto benissimo: Socialismo, Cristianesimo, Liberalismo.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  2. Forse, al tuo ragionamento, manca la “premessa” politica. Esamini la situazione soltanto in superficie, mettendo insieme i rom con il Califfato e non accenni alle cause efficienti dei problemi.
    Intanto l’Islam: questa religione si è sempre espansa con la forza: si deve alla conquista araba la distruzione della grande biblioteca di Alessandria, dove erano custoditi libri e incunaboli di un migliaio di anni. Fintanto che le potenze imperialiste hanno potuto, l’Islam è rimasto contenuto. Quando poi i rapporti di forza sono cambiati, è tornato a galla l’Islam più autentico.
    Tempi? Due situazioni: la crisi petrolifera del 1973, da quando, con l’aumento del prezzo è iniziato un flusso di denaro immenso dall’Occidente ai paesi produttori. Gli arabi hanno saputo arricchirsi, e si vede. Poi il coinvolgimento dei mujhaeddin per la caduta del governo pro URSS in afghanistan.
    Senza entrare nell’attualità del Califfato, dentro al quale vi sono parecchi “vettori” che conducono più al sostegno che alla disfatta di quel fenomeno.
    Sul sottosviluppo dei paesi dell’Africa c’è una vasta gamma di scelta, dai vecchi ai nuovi imperialismi. Le politiche degli sfruttatori delle materie prime africane e l’estensione delle monocolture sulle terre acquisite dai cinesi sono entrambi fattori di disintegrazione delle economie di molti paesi dell’Africa nera.
    Un solo cenno all’azione anglo-francese contro Gheddafi, di livello inferiore rispetto alle altre, ma devastante per i flussi migratori che ci investono. Accenno solo di sfuggita alla fine che hanno fatto finora gli aiuti alla “cooperazione” che, salvo poche eccezioni sono stati oggetto di malversazioni e di appropriazioni indebite.
    Sull’Unione europea, onestamente, non mi viene di sperare in gran che, basta pensare all’accordo commerciale e degli investimenti, che ci consegnerà nelle mani degli USA, senza scordarci i gauleiter alla Shaeuble ed i loro satelliti.
    Insomma: la politica della sicurezza, in sé, non esiste: è soltanto il risultato della politica, quella vera.

  3. Io non faccio un trattato, ma proposte su quattro argomenti. Questo è il terzo. Poi mi sono anche stancato di accettare sempre questa idea che se qualcosa di efferato accade nel mondo è colpa nostra. I barbari dell’Isis non hanno alcuna giustificazione. Anche se fossero, e non è così, i più sfruttati del mondo, restano barbari da combattere e da sconfiggere. Fanatici sanguinari che rappresentano l’opposto della nostra cultura cristiana e liberale.

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