sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TSIPRAS-MERKEL 1-0
Pubblicato il 06-07-2015


Grecia-referendum-Oxi

Ha vinto il No col 61 %. I greci hanno bocciato l’ultima proposta dell’eurogruppo per mantenere i prestiti alla Grecia, le proposte dei creditori di ulteriori sacrifici di Atene in cambio di nuovi finanziamenti per il salvataggio del Paese. Intanto il ministro delle finanze Varoufakis si dimette per facilitare la ripresa del negoziato e la palla è nel campo europeo perché già oggi la BCE dovrà decidere se dare o meno liquidità alle banche elleniche. Da Berlino però, per ora, non arrivano segnali positivi. Al momento – ha spiegato il portavoce della Cancelliera – non ci sono le condizioni per riaprire la trattativa, ma tutto dipenderà da ciò che Atene proporrà per uscira dallo stallo. E alla sua destra il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ribadisce il No alla principale e originaria richiesta di Atene: la ristrutturazione del debito ellenico non può essere presa in considerazione dalla Germania. Comunque Tsipras e la Cancelliera si sono sentiti per telefono e si sono accordati sul fatto che Atene presenterà alcune proposte all’eurovertice di domani.

IL DOPO REFERENDUM
Il giudizio sotteso al No dei greci è che c’è già stata troppa austerità, nessuno sviluppo dopo tre anni di lacrime e sangue, un peggioramento generale della situazione del Paese e un abisso di povertà per la grande parte della popolazione.
Il No ha vinto con il 61,3 contro 38,7%; l’affluenza al referendum è stata del 65%, abbondantemente sopra la soglia del 40% indispensabile per la validità del voto.

IL GOVERNO GRECO
Dunque festa grande alla sede di Syriza, la coalizione di sinistra che esprime la maggioranza del governo greco; festa grande attorno al premier Alexis Tsipras e al ministro delle finanze Yanis Varoufakis che avevano respinto l’ultima proposta dell’eurogruppo e chiesto alla popolazione di esprimersi con un No o un Sì. Una decisione forte perché era esattamente la risposta al gioco voluto da Bruxelles: o Tsipras smentiva le promesse elettorali e ingoiava un altro programma ‘lacrime e sangue’ oppure veniva portato al default e al fallimento del suo Governo.

Vignetta di Pierfrancesco Uva

Vignetta di Pierfrancesco Uva

Questa mattina  il ministro delle finanze, Varoufakis ha annunciato le proprie dimissioni (il successore è Euclid Tsakalotos, capo della squadra negoziale ellenica): lo ha reso noto lo stesso Varoufakis sul suo account Twitter (qui il suo blog). Il gesto, molto forte e sostenuto da Tsipras, dovrebbe servire a facilitare la ripresa dei negoziati e la richiesta sarebbe pervenuta dai creditori. Varoufakis ha condotto i negoziati passati con molta decisione e la sua ‘testa’ viene ceduta da un Governo che dopo il voto è comunque politicamente più forte e si può permettere il primo passo avanti.  Varoufakis nel suo blog ha scritto ”presto lascerò” l’incarico saputo che alcuni ministri all’interno dell’Eurogruppo abbiano ”una preferenza per la mia assenza dal meeting”. ”Considero un mio dovere”, scrive ancora il ministro non ostacolare l’intesa e aiutare il premier Alexis Tsipras nel suo tentativo di arrivare ad una intesa con l’Eurogruppo.

Ora il Governo ellenico – ha fatto sapere il portavoce del governo di Atene –”farà tutti gli sforzi possibili per arrivare presto ad un accordo” con i creditori, “anche nelle prossime 48 ore”, una posizione che aveva già ribadito anche nei giorni scorsi.

Già oggi la Banca di Grecia avanzerà alla BCE una nuova richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela, euro in contanti indispensabili a mantenere in funzione il sistema bancario ellenico ed è quindi da Mario Draghi che arriverà la prima risposta concreta al voto dei greci.

L’EUROPA
L’attesa ora si sposta sull’estero, sulle reazioni delle capitali europee, e soprattutto su Berlino che ha imposto negli ultimi anni la sua strategia politica al resto dell’Europa, ai mercati che da cui arriverà un giudizio importante sull’esito del referendum.

Secondo alcune indiscrezioni la Cancelliera Angela Merkel, che esce duramente sconfitta dopo essersi impegnata in prima persona per la vittoria del Sì, avrebbe commentato dicendo che così hanno scelto di portare la Grecia “contro un muro”. Molta dura, sulla linea del falco Wolfgang Schaeuble, il ministro delle finanze tedesco, la posizione del vice della Merkel, l’alleato di Governo nella maggioranza di Grosse Koalition, Sigmund Gabriel della SPD, il partito socialdemocratico.

IN ITALIA
Nelle ore precedenti al voto, sia dal Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che dal presidente francese François Hollande – che domani sera incontra la Merkel a Parigi nell’ennesimo vertice a due – è arrivata la richiesta all’Ue di non chiudere la porta alla Grecia, qualunque fosse stato l’esito del voto. La strategia imposta dalla Merkel ora non convince più così tanto e da Renzi è arrivato un “basta caminetto a due” mentre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto sentire la sua voce invitando a “discussione collegiale tra pari”.
Sul piano formale degli incontri comunque si prevede un summit straordinario dei Paesi della zona euro convocato per domani pomeriggio, preceduto da un eurogruppo.

Decisamente schierato per una ripresa dei negoziati il PSI. “La partita ora si fa dura. Il Pse deve sostenere la ripresa dei negoziati, una conferenza europea sul debito, e soprattutto farsi protagonista di un nuovo patto fondativo dell’Unione. E attenti – ha scritto sulla sua pagina Fb il Segretario del Psi, Riccardo Nencini – a Russia e Cina. La geopolitica non è mai stata scissa dalle decisioni economiche”.

Qualunque siano gli sviluppi sul fronte finanziario ed economico, il voto ha segnato una sconfitta politica pesante per la linea rigorista e la drammatizzazione dello scontro, imposte da Berlino e anziché frenare la spinta dei movimenti e dei partiti cosiddetti ‘antisistema’, da Podemos al Movimento 5 Stelle, ne amplifica la forza e la credibilità.
Un errore politico grave nel momento in cui molte capitali europee, con Berlino in prima fila, si è scelto di ‘dare una lezione’ alla sinistra al potere in Grecia impegnandosi direttamente nello scontro nonostante gli inviti alla prudenza e al dialogo che arrivavano dall’Amministrazione Obama e dal Fondo Monetario Internazionale. Proprio l’FMI alla vigilia del voto aveva quantificato in circa 51 miliardi di euro la quantità di denaro necessaria a impedire il default della Grecia, ricordando implicitamente, che non c’è altra strada – come ripete il Governo ellenico – al taglio del debito perché nella misura di oggi non potrà mai essere ripagato, qualunque sacrificio venga imposto ai greci. E oggi ha fatto un altro passettino avanti con il  direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, che ha fatto sapere che il Fondo “sta monitorando la situazione da vicino ed è pronto ad aiutare la Grecia se Atene lo chiedera”.

Le pressioni del settore finanziario e bancario restano intanto pesantissime. In serata  le banche Jp Morgan e Barkley hanno fatto sapere che dal loro punto di vista l’uscita della Grecia dall’euro è adesso lo scenario più probabile, con tutto il “caos” che ne deriverebbe.

La situazione resta difficilissima anche per Atene perché ora Tsipras può tornare al tavolo delle trattative più forte di prima, ma come prima ha bisogno di un aiuto per non affondare con tutto il suo Paese. Il cerino è tornato a Berlino e ora si vedrà se la Cancelliera sarà così forte da ammettere la sconfitta e ripartire pragmaticamente dal tavolo delle trattative oppure sceglierà di abbandonare Atene al suo destino, di farla allontanare non solo dall’euro, ma dall’Europa.

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Commenti all'articolo
  1. il NO è stato un gesto di rivolta ai predatori del popolo greco.
    E’ anche, moralmente, il riscatto del Pasok, al quale il referendum fu impedito (e dopo pochi mesi fu messo alla porta)

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