sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TSIPRAS-MERKEL 1-0
Pubblicato il 05-07-2015


Syriza-sostenitori

Ha vinto il No e ha vinto anche con un forte distacco rispetto al Sì. I greci hanno bocciato l’ultima proposta dell’eurogruppo per mantenere i prestiti alla Grecia, le proposte dei creditori di ulteriori sacrifici di Atene in cambio di nuovi finanziamenti per il salvataggio del Paese.

Il giudizio sotteso al No è che c’è già stata troppa austerità, nessuno sviluppo dopo tre anni di lacrime e sangue, un peggioramento generale della situazione del Paese e un abisso di povertà per la grande parte della popolazione.

Dunque festa grande alla sede di Syriza, la coalizione di sinistra che esprime la maggioranza del governo greco; festa grande attorno al premier Alexis Tsipras e al ministro dell’economia Varoufakis che avevano respinto l’ultima proposta dell’eurogruppo e chiesto alla popolazione di esprimersi con un No o un Sì pronti a lasciare il loro posto. Una decisione forte perché era esattamente la risposta al gioco voluto da Bruxelles: o Tsipras smentiva le promesse elettorali e ingoiava un’altro programma ‘lacrime e sangue’ oppure veniva portato al default e al fallimento del suo Governo.

A tre ore dalla chiusura dei seggi, già le prime proiezioni sulla metà dei voti scrutinati dicevano che il No era avanti di oltre il 61% rispetto al Sì.

Secondo la tv greca ‘Antenna 1′, l’affluenza al referendum è stata attorno al 65%, dunque abbondantemente sopra la soglia del 40% indispensabile per la validità del voto.

Ora il Governo ellenico – ha fatto sapere il portavoce del governo di Atene –”farà tutti gli sforzi possibili per arrivare presto ad un accordo” con i creditori, “anche nelle prossime 48 ore”, una posizione che aveva già ribadito anche nei giorni scorsi.

Già domani la Banca di Grecia avanzerà alla BCE una nuova richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela, euro in contanti indispensabili a mantenere in funzione il sistema bancario ellenico ed è quindi da Mario Draghi che arriverà la prima risposta concreta al voto dei greci.

L’attesa ora si sposta sull’estero, sulle reazioni delle capitali europee, e soprattutto su Berlino che ha imposto negli ultimi anni la sua strategia politica al resto dell’Europa, ai mercati che da cui arriverà un giudizio importante sull’esito del referendum.

Secondo alcune indiscrezioni la Cancelliera Angela Merkel, che esce duramente sconfitta dopo essersi impegnata in prima persona per la vittoria del Sì, avrebbe commentato dicendo che così hanno scelto di portare la Grecia “contro un muro”.

Nelle ore precedenti al voto, sia dal Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che dal presidente francese François Hollande – che domani incontra la Merkel a Parigi – è arrivata la richiesta all’Ue di non chiudere la porta alla Grecia, qualunque fosse stato l’esito del voto.

Qualunque siano gli sviluppi sul fronte finanziario ed economico, il voto ha segnato una sconfitta politica pesante per la linea rigorista e la drammatizzazione dello sconro, imposte da Berlino e anziché frenare la spinta dei movimenti e dei partiti cosidetti ‘antisistema’, da Podemos al Movimento 5 Stelle, ne amplifica la forza e la credibilità.
Un errore politico grave nel momento in cui molte capitali europee, con Berlino in prima fila, si è scelto di ‘dare una lezione’ alla sinistra al potere in Grecia impegnandosi direttamente nello scontro nonostante gli inviti alla prudenza e al dialogo che arrivavano dall’Amministrazione Obama e dal Fondo Monetario Internazionale. Proprio l’FMI alla vigilia del voto aveva quantificato in circa 51 miliardi di euro la quantità di denaro necessaria a impedire il default della Grecia, ricordando implicitamente, che non c’è altra strada – come ripete il Governo ellenico – al taglio del debito perché nella misura di oggi non potrà mai essere ripagato, qualunque sacrificio venga imposto ai greci.

La situazione resta difficilissima anche per Atene perché ora Tsipras può tornare al tavolo delle trattative più forte di prima, ma come prima ha bisogno di un aiuto per non affondare con tutto il suo Paese. Il cerino è tornato a Berlino e ora si vedrà se la Cancelliera sarà così forte da ammettere la sconfitta e ripartire pragmaticamente dal tavolo delle trattative oppure sceglierà di abbandonare Atene al suo destino, di farla allontanare non solo dall’euro, ma dall’Europa.

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