sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SENZA MAGGIORANZA
Pubblicato il 16-07-2015


Tsipras-parlamento greco

La spaccatura come previsto c’è stata (40 deputati sui 149 di Syriza ha votato contro) e altrettanto prevedibilmente hanno votato a favore i partiti delle vecchie maggioranze di centrodestra e centrosinistra, Nea Dimokratia e il Pasok, assieme al nuovissimo To Potami. Ha votato per il Sì, anche il partito di destra Anel del ministro della Difesa Kammenos, che fino a oggi ha consentito a Tsipras di governare dandogli il sostegno necessario a superare la soglia dei 151 parlamentari indispensabili per la maggioranza.

Il ‘pacchetto’ di misure imposto dall’Eurogruppo ad Atene per ottenere l’avvio del negoziato sul nuovo piano di crediti da 85 miliardi può dunque partire, come hanno il via libera i soccorsi di emergenza per impedire che si protragga la chiusura delle banche.

Un portavoce della Commissione ha definito il voto del Parlamento greco un “passo importante”, perché una “maggioranza molto larga ha sostenuto il pacchetto”, che è passato “in tempo e in modo soddisfacente”.

SYRIZA SPACCATA
Il premier Alexis Tsipras esce dunque con un via libera, ma a prezzo della rottura della sua maggioranza. Tra chi non ha votato il piano ci sono pezzi pregiati di Syriza come l’ex ministro Varoufakis, la ‘pasionaria’ presidente del Parlamento Zoe Konstantopolou e il leader dell’ala radicale Lafazanis, mentre la vice ministro delle Finanze Nantia Valavani si è dimessa alla vigilia del voto che tra l’altro è stato accompagnato da qualche scontro di piazza provocato dai black bloc e preceduto da mille cortei e dallo sciopero dei dipendenti pubblici e delle farmacie.

È un accordo che non ci piace ma che siamo “obbligati” a rispettare. “A Bruxelles avevo di fronte tre alternative: l’accordo, il fallimento con tutte le sue conseguenze e il piano Schaeuble” di una Grexit temporanea. E fra le tre, “ho fatto una scelta di responsabilità” e di “dignità”. Così Tsipras si è difeso per la capitolazione di fronte all’Eurogruppo nel suo intervento durante la seduta del Parlamento prima del voto sul pacchetto delle misure che si avviano immediatamente e che comprendono la riforma dell’Iva, l’indipendenza dell’ufficio di statistica, il ‘Fiscal Council’ e l’eliminazione delle baby pensioni.

RIMASTO DI GOVERNO
Non necessariamente il voto della notte comporterà il passaggio a un nuovo Governo, ma certamente da oggi è tecnicamente chiuso il primo esperimento di governo delle sinistre, inviso al resto dell’Europa e in particolare agli oltranzisti dell’austerity che abitano a Berlino. Tsipras – secondo fonti locali – ha deciso di “procedere il più rapidamente possibile al rimpasto di governo entro pochissimi giorni, se non addirittura già oggi”.

Il leader di Syriza si trova, politicamente, con le mani legate. O naviga fissando la rotta giorno per giorno e cercandosi di volta in volta la maggioranza necessaria sui singoli provvedimenti oppure rassegna le dimissioni. In questo caso, prima delle elezioni, c’è come alternativa la stessa che si è avuta in Italia alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi, un governo ‘tecnico’ che regga il Paese e tenga i rapporti con l’Europa, ma è una soluzione che, visti i numeri, non può prescindere dal sostegno di Syriza, o di una sua parte. Poi ci sono le elezioni anticipate, ma in questa quadro il risultato potrebbe portare a una situazione ancora peggiore dell’attuale, più frammentata e più confusa, con spinte forti all’antieuropeismo e un irrobustimento dei partiti cosiddetti ‘antisistema’.

PRESTITO PONTE DI 7 MLD
Intanto, mentre Atene una risposta l’ha data, minaccia di complicarsi il quadro europeo dove ci sono parlamenti, come quello tedesco, quello finlandese e quello spagnolo, che devono votare il pacchetto concordato nella notte tra domenica e lunedì con Tsipras. Partita non facile anche perché il giudizio negativo dato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ricalca la richiesta iniziale del Governo ellenico di una ristrutturazione profonda di un debito altrimenti non rimborsabile, indebolisce politicamente gli sponsor della soluzione che è stata adottata, ovvero Angela Merkel prima di tutti. Inoltre la bocciatura del piano può anche comportare un ritiro del FMI dalla troika, lasciando sulle spalle degli europei tutto l’onere di un salvataggio ritenuto tecnicamente sbagliato e destinato non a risolvere il problema, ma ad aggravarlo.

Sul piano finanziario, i 28 hanno raggiunto un accordo di principio sul prestito ponte alla Grecia da 7 miliardi, lo strumento di emergenza per impedire che il sistema bancario ellenico collassi. Secondo l’agenzia Bloomberg l’annuncio ufficiale sarà dato domani.
L’Eurogruppo – afferma una nota ufficiale – “accoglie con favore l’adozione da parte del Parlamento greco di tutti gli impegni presi all’Eurosummit”, invita ad approvare le altre riforme previste il 22 luglio, e dà il via libera “di principio” al terzo salvataggio Esm, soggetto al completamento dei voti dei Parlamenti nazionali attesi entro il fine settimana.
Frattanto in Grecia potranno riaprire gli sportelli bancari. Difatti, come ha spiegato il presidente della BCE, Mario Draghi, la Banca Centrale Europea ha alzato la liquidità d’emergenza (ELA) alla Grecia perché “le cose sono cambiate”, con il voto al Parlamento greco e l’accordo dei ministri dell’Eurozona per un prestito-ponte ad Atene.

Armando Marchio 

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