lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tsiprasiani di tutto il mondo, disunitevi
Pubblicato il 13-07-2015


Tutto è bene quel che finisce bene e Hollande si è subito attribuito il merito dell’accordo tra Ue e Grecia. Restano le considerazioni politiche. A questo punto, innanzitutto, non si capisce il percorso scelto da Tsipras. Vuole un referendum che bocci il piano che l’Unione gli aveva proposto per concedergli ulteriori crediti. Vince il referendum, poi rilancia un negoziato basato più o meno sulla stesse clausole. La Germania, e in particolare il suo ministro Schauble, si oppongono, hanno forti dubbi sulla credibilità del governo greco e preferiscono un’uscita della Grecia dall’euro transitoria e concordata. Il consiglio non la giudica una proposta attuabile e si finisce così con un testo che mette la Grecia ancor più con le spalle al muro.

Arriveranno gli ottanta miliardi (oltre agli altri 322 accordati a suo tempo dal Fondo Monetario, dalla Bce e dal Fondo salva stati), ma la Grecia dovrà muoversi subito: in 48 ore dovrà approvare aumenti dell’Iva a tutto campo (inclusa quella su molte categorie di alimenti), un rialzo del contributo sanitario su tutte le pensioni dal 4% al 6% (anche quelle più basse), un nuovo Codice di procedura civile che acceleri i tempi e l’efficienza dei tribunali, la salvaguardia della piena indipendenza dell’ufficio statistico greco Elstat, una clausola per tagliare la spesa in modo semi-automatico se non si centrano gli obiettivi di bilancio, la trasposizione immediata della direttiva europea sulla «risoluzione» (cioè la liquidazione) delle banche. Poi tutto il resto che era già stato prescritto.

Robetta? Tutt’altro. Anche perché il presidente del Parlamento, una giovane professoressa di 39 anni, è oggi uno dei più intransigenti esponenti del no. Verrà scaricata anch’essa come quel Varoufakis prima incensato e poi subito mollato come scomodo interlocutore? Certo questo Tsipras vallo a capire. Se il risultato è questo perché svolgere un referendum, perdere tempo, far perdere miliardi alla borsa, e poi accettare, forse anche in peggio, quel che si era sdegnosamente rifiutato? Tanto più che oggi il governo greco, retto da un’alleanza tra Syriza e un partito antieuropeista di destra, pare ormai sostituto da una nuova maggioranza che comprende anche i conservatori di Samaras e i socialisti del Pasok, schierati pochi giorni fa col fronte del sì. Questi ultimi hanno perso il referendum ma hanno vinto politicamente. Anche perché lo stesso Tsipras ha poi detto sì.

Che faranno tutti gli adulatori di Tsipras oggi? Anche quelli nostrani che avevano preso la via di Atene, come si prendeva una volta quella di Madrid e Barcellona con le armi, al grido dal sapore rosselliano: “Oggi in Grecia domani in Italia”? Cosa diranno Grillo e tutti i grillini che vaticinavano come una felice prospettiva anche per noi l’uscita dei greci dall’euro e che oggi devono invece prendere atto che Tsipras preferisce restare in Europa alle condizioni tedesche piuttosto che uscirne? Che diranno Vendola e Fassina che stanno lavorando per un partito simile a Syriza in Italia e Civati che ha fondato un movimento con lo stesso nome di quello di Iglesias, fratello di Tsipras? E che diranno la Meloni e Brunetta che avevano esaltato la scelta del leader greco?

Cambieranno anche loro idea o scaricheranno, come è facile, lo stesso Tsipras, magari definendolo vittima della troika? Vendola si accingerà a sfornare la lista Varoufakis? E Grillo a spostarsi sulla posizioni dei nazionalisti? Che diranno i conservatori il cui unico scopo è quello di attaccare il governo italiano? Certo Renzi poteva giocare un ruolo e non lo ha giocato. Quel ruolo l’ha svolto Hollande e qui torniamo alle nostre considerazioni sulla giusta politica, ma sulla inadeguatezza delle persone che la devono sviluppare. Ma questo è altro argomento. Come è altro argomento la necessità di un rilancio delle forze socialiste e della politica della crescita. Per ora, guardando alla Grecia, ci resta anche un po’ di orgoglio di essere italiani.

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Commenti all'articolo
  1. Da che mondo è mondo i debiti e gli errori dei governanti li hanno sempre pagati i popoli. Ed è giusto, perché ogni popolo deve cercare di scegliersi governanti validi… non demagoghi come Tsipras…

  2. Gli accordi per la Grecia devono passare al vaglio dei parlamenti , speriamo in bene.
    Di certo se si aveva bisogno di una dimostrazione dell’inadeguatezza della classe politica, italiana ed europea siamo ben serviti, in troppi hanno dato il massimo per raggiungere questo obbiettivo.
    Per questo mio giudizio io parto da due considerazioni:
    A) Dal momento che si ha in tasca un’unica moneta, economica mente parlando o ci si salva tutti o non si salva nessuno
    B) Fatto a 1.000 il Pil dell’eurozona, la Grecia rappresenta il 2% = 20
    Tralascio , in questa mia analisi, le considerazioni sui vari atteggiamenti, sia di Tsipras che dei Tsiprasiani nostrani che ben stigmatizza il nostro bravo Mauro,solo un appunto tragico quando non comico e riguarda gli atteggiamenti di certi esponenti di Forza Italia , per favore qualcuno gli spieghi che nel parlamento europeo i loro deputati sono nel gruppo dei popolari, gli artefici dell’attuale politica europea .
    Se questi punti hanno un fondo di verità,cosa di cui sono profondamente convinto,la prima cosa che emerge e che è mancata totalmente la volontà di risolvere il problema, l’ostacolo non è stato tanto la burocrazia ragionieristica di Bruxelles, crudele ed insensibile ( tra l’altro noi ragionieri siamo per principio splendide persone), il burocrate fa ciò per cui è delegato dal potere politico, ma abbiamo avuto una l mancanza di volontà politica di affrontare il problema , anzi si è arrivati, sempre dalla politica ,all’astio ed al rancore,quasi ad un sottile piacere della vendetta, con buona pace delle dichiarazioni di Hollande, In sintesi, a mio avviso è mancato , durante queste trattative quell’elasticità e quella volontà positiva che ha invece dimostrato Draghi nel guidare, pur nel rispetto delle regole, l’azione della Bce per contrastare la crisi che ci pervade.
    Ora , la Grecia è restata in classe e mandata dietro la lavagna,ma è il programma didattico da cambiare, certo la Grecia doveva studiare meglio ma ciò non toglie che sono saltati gli organismi stessi deputati a decidere , che ruolo ha avuto la Commissione per non dire del Parlamento Europeo, con quale collegialità si è operato ? siamo allo zero eppure la moneta che abbiamo in tasca è unica per tutti e collegiale deve essere la politica che sovrintende al suo governo.
    Veniamo ora alle nostre inadeguatezze, che non sono solo quelle del nostro piccolo Psi, ma del Pse in generale, è venuto il momento non di meno Europa, ma di più Europa occorre rivedere la struttura su cui si regge la comunità stessa , maggiore armonia delle varie politiche nazionali, meno egoismi, più consapevolezza perchè o ci si salva tutti o non si salva nessuno, insomma PSE se ci sei batti un colpo.
    Compagno Maurizio Molinari – consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

  3. Renzi è tuttora il capo del partito “socialista” (con dovute virgolette) europeo più grosso, se non lui chi?
    Evidentemente Hollande…ma io credo di più, dietro le quinte, Obama che non gradisce una uscita della Grecia dall’euro che la spingerebbe inevitabilmente verso i Brics (che hanno già una loro banca). Non ha torto Di Maio quando dice che Tsipras ha tradito il referendum e, conseguntemente, la sua democrazia. La volontà popolare quando la si evoca, è sacra. Evocarla senza rispettarla vuol dire inevitabilmente “usarla” ed essere antidemocratici. La UE ormai considera la democrazia un pleonasmo confermatorio, ma questo già si sa.
    Non si sapeva però che un no tanto evocato e sbandierato, potesse essere trasformato così rapidamente in un signorsì anche più sull’attenti del precedente. Che doveva fare il povero Tsipras? Uscire dall’euro? Forse sì, forse no, in ogni caso, di fronte ad una così palese sconfessione dell’esito referendario, dimettersi..ma forse è sempre in tempo..è solo questione di tempo..
    Pare che il guardiano più rigoroso del rigore euroteutonico sia oggi Schulz (qualcuno tanto denigrato un tempo oggi sicuramente se la ride), un rigore che davvero rischia di apparire per l’Europa come un immenso campo di concentramento della depressione e della recessione. Meritiamo di meglio.

  4. Caro direttore, mi pare che tu indichi la luna e veda solo il dito.
    Guai a credere che le cose si possano aggiustare con le prossime strette di garrota al popolo greco.
    Una cosa la Grecia ha chiaramente rivelato: la profonda crisi della visione europea, siamo il premio Nobel per la pace, ma se questo significa uscire dal contesto politico internazionale, come sta avvenendo, il premio si trasforma in una beffa.
    Mi fanno un po’ pena anche coloro che stanno a dirci che l’italia non risentirà della crisi greca; pensiero debole e pericoloso.
    Il patto scellerato dell’Unione europea di destra con Tsipras (che non sono ancora riusciti a scalzare, ma ci riusciranno, successe anche a Papandreu) ha nesso a nudo i problemi di tenuta dell’Unione.
    E le risposte non possono che essere politiche. Per ora si vede soltanto la destra. Ma se anche la sinistra aiuta a far fuori chi si oppone alla destra, come si farà a cambiare?
    Non con l’oro, si difende la patria…

  5. Ho la nettissima sensazione che “L’EUROPA” sia nata su presupposti di bilancio delle nazioni aderenti “TUTTI TAROCCATI”. Quindi un falso in atto pubblico, ed è il motivo della possibilità di chiunque di ricattate chiunque. C’è sempre uno più puro di te che ti epura, è il turno dei nordici con a capofila i tedeschi riuniti dopo la caduta del muro, con il loro sforamento del 3% autorizzatissimo anche dai francesi, che lo sforano a loro volta, un ricatto dopo l’altro, e noi “ITALIA” con il nostro debito monstre zitti e buoni.
    Pertanto come dice Romano Prodi.o si riprogramma un’Europa più equa, o salterà tutto, con buona pace di tutti noi europeisti convinti.

  6. Egregio Direttore, a me sembra che i nostrani anti-UE “a prescindere” e i ciechi ed entusiasti sostenitori dell’UE si assomiglino molto. In entrambi i casi, grillini e massimalisti da un lato, liberisti di stile severgniniano del Corriere dall’altro, pare di notare un rifiuto di un’analisi oggettiva e di una critica costruttiva dell’Europa.
    Le due posizioni estreme rifiutano l’idea che un’altra Europa sia possibile. Esiste una via di mezzo, e questa via di mezzo deve significare un cambiamento nel modo di affrontare i problemi. L’UE deve piantarla con i vertici, gli incontri separati, le manifestazioni, i twit, etc. Bisogna, invece, tornare alla Politica.

  7. Già una volta volevamo spezzare le reni alla Grecia e sappiamo come è andata a finire. Il problema è che la Grecia le sue reni se le stava spezzando da sola. Dal 2005 al 2015 ha accumulato un monte di debiti gigantesco, senza far pagare le tasse nemmeno agli armatori e mandando la gente in pensione a cinquant’anni. Sono stati necessari 322 miliardi di euro di prestiti della Bce, Fmi e Fondo salva stati, per mantenerla in vita. Adesso gli inviano altri 86 miliardi perché non ce le fanno. Dovranno pur tentrare di garantirsi costoro o no? Quel referendum esaltato anche in casa nostra è stata una follia. Hanno scherzato col fuoco e adesso rischiano di essere bruciati dal fuoco.

  8. Non vedo di cosa essere orgogliosi. Tra i greci e una mandria di mucche per l’Europa non c’è differenza. E così è stato anche con l’attuale accordo strappato a forza. Ci vuole ben altro per cambiare lo stato delle cose. Ha ragione Paul krugman l’ Europa è finita.

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