sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TTIP. Ancora proteste contro
gli accordi commerciali
Pubblicato il 16-07-2015


imagesProseguono le proteste verso i trattati di libero scambio dell’UE. In prima linea la campagna “STOP TTIP” di ICE, iniziativa dei Cittadini Europei, rete con più di 480 organizzazioni contrarie al TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), il trattato tra UE e Stati Uniti, e al CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato tra UE e Canada. Si mobilitano affinché questi trattati commerciali vengano fermati “poichè rappresentano una minaccia alla democrazia, alle leggi, all’ambiente, alla salute, ai servizi pubblici, così come ai diritti dei consumatori e dei lavoratori”.

L’organizzazione – che ha già ottenuto più di due milioni di firme – spiega che “con l’introduzione di una giustizia parallela, lo stato di diritto sarà svuotato: le imprese canadesi e statunitensi avranno il diritto di esigere il risarcimento dei danni se riterranno di essere danneggiati in seguito a leggi o altre misure dell’Unione europea o di singoli stati membri dell’UE, anche in riferimento a leggi emanate nell’esplicito interesse del bene comune. Al posto della giustizia ordinaria – sulle richieste di risarcimento – giudicheranno collegi arbitrali privati, nella maggior parte dei casi in seduta segreta. I risarcimenti saranno pagati dalla mano pubblica, cioè con i soldi dei cittadini”. Continua constatando che i rappresentanti delle multinazionali collaborano nel modellare le nuove proposte di legge prima che esse vengano dibattute in Parlamento, cosa, secondo la campagna, poco democratica. Le trattative oltre ad essere segrete, mettono a rischio i diritti dei lavoratori, omologando il trattamento dei nostri lavoratori a quello degli statunitensi. Infine l’UE e i suoi stati membri saranno esposti a massicce pressioni affinché vengano ammesse le tecnologie a rischio quali il fracking o organismi geneticamente modificati (i cosiddetti Ogm, ndr).

Nel frattempo lo scorso 9 luglio la risoluzione Lange, presidente della commissione Europarlamentare “Commercio internazionale” è stata approvata a maggioranza assoluta dal Parlamento europeo. Il rapporto parte dai dubbi, dalle incertezze e dalle proteste che i cittadini hanno espresso contro le trattative e si pone come obiettivo quello di porre degli argini ai negoziatori della Commissione UE, il cui scopo è quello di abbattere dogane e dazi tra UE e Stati Uniti. Nel testo della risoluzione Lange i deputati, riporta ‘Euronews‘, chiedono di “sostituire il sistema ISDS con un nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, che sia soggetto ai principi e al controllo democratici, nell’ambito del quale i possibili casi siano trattati in modo trasparente da giudici togati, nominati pubblicamente e indipendenti durante udienze pubbliche e che preveda un meccanismo di appello in grado di assicurare la coerenza delle sentenze e il rispetto della giurisdizione dei tribunali dell’Unione e degli Stati membri, e nell’ambito del quale gli interessi privati non possano compromettere gli obiettivi di interesse pubblico”.

In difesa delle piccole industrie, il rapporto impone di bloccare l’import di tutti quei prodotti che danneggino le micro aziende e che “non vi sia alcun accordo nei settori in cui l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno norme molto diverse, come ad esempio nel caso dei servizi sanitari pubblici, gli organismi geneticamente modificati, l’impiego di ormoni nel settore bovino, il regolamento REACH (che riguarda i prodotti chimici, ndr) e la sua attuazione e la clonazione degli animali a scopo di allevamento”. Fondamentale è assicurare, inoltre, che servizi da noi di interesse generale, quali acqua e istruzione, rimangano tali e che l’insieme dei diritti dell’ UE in materia di protezione dei dati non venga compromesso. E’ giusto proseguire gli accordi, si legge sulla risoluzione Lange, a patto che “l’accordo sia ambizioso, globale, equilibrato e di alto livello”. Fondamentale è quindi agire nel rispetto e nella tutela dei consumatori e dell’ambiente. E magari, aggiungiamo noi, con più trasparenza.

Francesca Fermanelli 

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