lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Turchia. Strage di volontari socialisti al confine siriano
Pubblicato il 20-07-2015


Suruc-strage giovani socialistiUna violenta esplosione che lascia a terra 28 morti e un centinaio di feriti. È successo in Turchia, dove una diciottenne ha compiuto un attentato kamikaze nella città di Suruc, al confine con la Siria, dove era in corso l’inaugurazione del forum sulla Rojava, il progetto di uno stato curdo al confine sud della Turchia, del centro culturale Amara, punto di ritrovo di circa 300 giovani affiliati alla gioventù socialista (Sgdf). Sergei Stanishev, presidente del Partito socialista europeo (PSE) ha dichiarato:
“Il fatto che un gruppo di giovani socialisti in Turchia è stato massacrato mentre si preparava a fare volontariato in Siria è così abominevole che è al di là di ogni immaginazione”.
“Questi giovani turchi e curdi erano socialisti – aggiunge Stanishev – hanno creduto nella solidarietà tra i popoli. Hanno agito per questi principi, per i quali erano a Suruc e per cui sono partiti per contribuire alla ricostruzione della città siriana di Kobane. È a dir poco abominevole che siano state vittime di un attacco kamikaze”. “Invio le mie più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime dell’attentato”, dice ancora il presidente del Pes. “La cooperazione è urgente nella lotta contro gli estremisti di Stato islamico. Esorto tutte le parti a unire le forze per combattere lo Stato islamico in Turchia e altrove nella regione”, ha concluso Stanishev.
Kemal Kılıçdaroğlu, membro del PES e leader del Partito Popolare Repubblicano (CHP) ha condannato l’attacco “insidioso” a Suruç e ha immediatamente inviato una delegazione di 10 membri del Parlamento per il territorio.
“Da nord a sud la violenza e il fanatismo si annidano dietro attacchi vili che seminano distruzione e morte. Ancora una volta, come quattro anni fa, a pagarne il prezzo sono stati dei giovani socialisti”. È quanto ha affermato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, commentando il bilancio di circa trenta morti e cento feriti, dell’esplosione nel centro culturale Amara, nel distretto turco di Suruc vicino al confine con la Siria, dove erano riuniti circa 300 esponenti della Federazione dei giovani socialisti (Sgdf) che stavano partecipando a un raduno per organizzare una spedizione per la ricostruzione della città curda di Kobane. Nencini fa riferimento alla strage di Utoya, avvenuta il 22 Luglio del 2011, dove vennero uccisi 69 giovani socialisti norvegesi riuniti in un campus estivo. “Alla radice di questi crimini – ha proseguito Nencini – vi è il fanatismo religioso e l’intolleranza che rendono identici i terroristi islamici e l’isolato criminale norvegese che fu protagonista della strage di Utoya. Li unisce l’odio verso coloro che lavorano per la pace, la convivenza civile tra i popoli di cui in tutto il mondo i socialisti sono la testimonianza. Non vogliamo più contare i martiri, né le stragi. Bisogna creare un muro di democrazia contro chi attacca la libertà”.
Stando ai testimoni l’esplosione è avvenuta mentre un gruppo era in riunione nel giardino antistante il centro culturale.

Nello stesso centro culturale, il partito filocurdo dell’Hdp stava organizzando l’accoglienza dei profughi e molte sono state quindi le persone arrivate per l’occasione, da diverse città e da Istanbul, tutte dirette verso la città di Kobane, simbolo della resistenza curda contro l’avanzata dell’Isis e molto vicina a Suruc, dove avrebbero dovuto prestare servizio come volontari. Intorno a Suruc, poi, si trovano molti campi profughi che ospitano circa 20mila persone fuggite dalla Siria. Da qui il sospetto del Partito curdo del Pkk che ha diramato un comunicato molto duro al riguardo, sostenendo “assassino è il governo dell’Akp”. Oggi il presidente Tayyip Erdoğan ha condannato l’attentato, commesso a poche settimane dalla sua decisione di rinforzare i contingenti dell’esercito lungo parte del confine con la Siria, per timore di scontri tra le forze curde e i militanti dello Stato islamico, inoltre le autorità turche continuano a sostenere che l’attentato sia stato opera del gruppo dei miliziani del Jihad, e il ministro dell’Interno turco, Sebahattin Ozturk, ha dichiarato: “Siamo preoccupati il bilancio potrebbe aumentare. I responsabili verranno presi e processati”. Ma per i curdi resta forte il sospetto che a celarsi dietro la carneficina di stamattina ci sia proprio il governo del presidente turco, accusato a più riprese di aver fatto passare attraverso le sue frontiere migliaia di combattenti del sedicente Stato Islamico in Siria, per abbattere il regime siriano. Il conflitto tra il Partito di Ocalan e quello di Erdogan continua a crescere, specie in queste ore: ieri nella provincia di Adıyaman in Turchia, durante una ricognizione nella zona rurale, un soldato turco è stato ucciso e altri due feriti, in un attacco da parte del gruppo dei guerriglieri del Pkk.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:

Finisce prima di nascere il “sultanato” di Erdogan
Accordo Usa-Turchia contro Assad mentre l’Isis avanza
Guerra all’Isis. La Turchia cambia rotta
Kobane. La sfida di Ankara

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento