venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Una legge sugli scioperi? Coro di No dei sindacati
Pubblicato il 28-07-2015


Scioperi-leggeL’assemblea sindacale improvvisa agli scavi di Pompei e lo sciopero dell’Alitalia di venerdì scorso, con la ‘serrata’ del Colosseo il giorno prima, hanno provocato fastidi e danni limitati per l’utenza, ma un incredibile ‘rumore’ politico con il Presidente del Consiglio sceso in campo in prima persona a manifestare tutto il suo sdegno e una ripresa improvvisa del dibattito attorno alle proposte che tendono a una diversa regolamentazione dei diritti sindacali dei lavoratori.

I malumori crescenti non arrivano però del popolo degli utenti, che spesso pagano in prima persona la conflittualità esasperata di alcune categorie di lavoratori, come avviene per i trasporti pubblici a Roma, quanto dai sindacati confederali che temono che la campagna estiva ‘contro gli scioperi’ finisca per limitare davvero un diritto costituzionale anziché risolvere la microconflittualità endemica di alcune categorie.

Il campanello d’allarme l’ha fatto squillare il Governo stesso, che sembra sempre alla ricerca di campagne d’opinione un ‘tanto al chilo’, insomma di quelle che solleticano i soliti umori populisti, dopo che è circolata l’ipotesi di un intervento legislativo sugli scioperi con un ddl parlamentare che potrebbe essere pescato tra quelli già depositati nei mesi scorsi, a partire da una proposta a prima firma del senatore di Ap, Maurizio Sacconi.

I PROGETTI DI SACCONI E ICHINO
C’è poi chi coglie la palla al balzo per sponsorizzare il suo progetto come il senatore del Pd, Pietro Ichino, che in un’intervista al ‘Quotidiano Nazionale’, parla del suo disegno di legge sullo sciopero nei trasporti pubblici. Secondo Ichino è innanzitutto una questione di ‘educazione’ di “senso civico e anche di buon senso” che mancano. “La storia insegna – dice – che il modo migliore per difendere i diritti dei lavoratori è evitarne gli abusi”, dei quali i responsabili “sono per lo più sindacati minoritari, che ricorrono a queste forme di lotta perchè non tengono in alcun conto gli interessi della collettività. Oppure sindacati di categorie professionali che detengono posizioni chiave, come quella dei piloti d’aereo o dei macchinisti dei treni, o della metro di Roma”. Il modello è ancora una volta all’estero. La soluzione per Ichino è “l’applicazione dello stesso principio di democrazia sindacale che si applica in Germania e in Gran Bretagna: possono proclamare lo sciopero le organizzazioni che rappresentino la maggioranza dei lavoratori interessati, oppure quelle minoritarie che ottengano il consenso della maggioranza in un apposito referendum. Sia al livello aziendale, sia a quello di settore”.

CORO DI NO A UNA NUOVA LEGGE
Le obiezioni non si sono fatte attendere, soprattutto dai leader dei sindacati confederali. Il ddl, dice la leader della Cgil Susanna Camuso, “non mi pare che sia la strada giusta”. C’è “tutto il sapore di un’ennesima campagna estiva contro i lavoratori” e “non c’è bisogno di fare nuove leggi, basta utilizzare gli accordi che esistono” anche sui criteri di rappresentanza. Così anche il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, prende le distanze dalle proteste, ma invita Palazzo Chigi a muoversi, senza fare demagogia mentre il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, evidenzia come Renzi “sbagli ad attaccare indistintamente”.

Barbagallo, ci va giù pesante perché “questo governo ci ha abituati a molte strette, speriamo non si avventuri in un’altra legge incostituzionale”. E già che c’è, dà anche un colpo all’Autorità di garanzia: “Il Garante ha già dimostrato di garantire solo se stesso e il costo di questo Ente inutile”.

La proposta di modifica della legge sull’esercizio del diritto di sciopero che richiede di rappresentare almeno il 50% più uno dei lavoratori per la proclamazione dello sciopero, non convince Barbagallo, secondo il quale bisogna capire come si fa a verificare tale limite di rappresentatività. Conversando con i giornalisti in occasione della firma dell’accordo interconfederale con le cooperative sulla rappresentanza, il numero uno della Uil ha commentato la recente proposta sull’introduzione di un limite minimo di rappresentatività sottolineandone le intrinseche difficoltà. “Io posso anche convenire – ha detto – ma nel pubblico impiego c’è una legge di rappresentanza e sappiamo chi ha il 50% più uno mentre nel privato non si sa. Perciò bisogna capire come si potrebbe fare” a verificare la rappresentanza.

CRITICHE ANCHE DALLA MINORANZA PD
Naturalmente le polemiche si sono allargate anche ai partiti e nel Pd. Roberto Speranza, uno dei leader della minoranza, se da un lato sottolinea la necessità di trovare “regole idonee e comportamenti idonei” dall’altro bacchetta il premier: “incolpare sempre i sindacati, mettendo la loro testa sotto i piedi, non è un messaggio giusto”. Ma la necessità di una riforma – con un confronto con i sindacati – è condivisa anche dal presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano.

Armando Marchio

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