lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Variante Di Lello
Pubblicato il 31-07-2015


In un’intervista al Corriere della sera Marco Di Lello annuncia la sua scelta personale. Per lui altro non c’è che aderire al Pd. Marco annuncia che a settembre proporrà questa sua posizione a tutto il partito, ma se non verrà accolta ugualmente sceglierà di approdare nel Partito democratico. Intanto non si capisce perché a settembre. Non mi risulta che sia convocato un congresso (si svolgerà a fine anno) e non so a chi Di Lello proporrà la sua nuova linea, finora mai prospettata, almeno così esplicitamente, in nessun organo di partito. Se Di Lello intende, come sostiene, portare all’interno del Pd “gli eredi della tradizione socialista” dovrebbe portarci il Psi, non già se stesso o la sua associazione o forse un altro deputato.

Di Lello annuncia che invierà una lettera. Strano modo di confrontarsi. Attende risposte scritte o via mail? La conseguenza del suo ragionamento appare infatti paradossale. Egli proporrà agli iscritti questa posizione, cioè l’immediata confluenza nel Pd, ma se il partito (sempre via lettera) la rifiutasse allora la praticherà ugualmente. Inusuale regola della democrazia in un partito. Tanto vale che l’assorbimento avvenga dunque a prescindere. Risparmiando i francobolli. Come infatti giudicare un percorso simile? Quale rispetto per gli iscritti, i militanti, i dirigenti del Psi, che diventano semplicemente una variabile marginale di una prospettiva già fissata? Ricettacoli di un annuncio più che protagonisti di un confronto…

E come non valutare la coerenza col mandato ricevuto, non dal popolo, e nemmeno dal Pd, nonostante i socialisti siano stati ospitati nella sua lista, ma dal Psi che quei nomi, compreso quello di Marco Di Lello, ha scelto di inserire. Finora pensavo che il dissenso nella nostra piccola comunità fosse derivato dalla mancata candidatura alle politiche degli attuali dissidenti. Adesso prendo atto che invece esiste una nuova categoria di dissidenti, anzi posso dire di scissionisti annunciati, e cioè quella degli eletti che, anche per ragioni personali di futura sopravvivenza, voltano le spalle a chi li ha designati. La prima categoria potremmo definirla dei delusi, la seconda degli ingrati.

Noi adesso lo sappiamo. Quando Marco si presenterà a noi, noi faremo a meno di parlargli per convincerlo, perché lui ha già deciso. Se ci scriverà non gli risponderemo perché non servirebbe a fargli cambiare idea. Ci abbandonerà solo o con un altro deputato? Noi lo saluteremo senza negargli il nostro affetto perché non siamo mai stati comunisti e non diamo dei traditori a chi lascia il nostro partito. Lo faremo con qualche rimpianto per avergli dato la nostra fiducia e per avere pensato che verso di noi avrebbe dovuto manifestare gratitudine e quel rispetto che invece sono mancati.

Dirà che la sua scelta è solo politica. Ma su, non diciamo bugie, non facciamo i Pinocchio. Che scelta politica sarebbe mai quelle compiuta da un deputato, forse due, che si apprestano ad aderire a un gruppo di trecento? Che scelta politica sarebbe mai quella di inserire nel robusto anche se frastagliato corpo del Pd qualche fogliolina invisibile di radice socialista? Lo dico anche con tristezza, perché verso Marco personalmente non sono mai mancate da parte mia sincere manifestazioni di affetto, di simpatia e anche di stima, ma che impatto mai potrà avere un’adesione uti singuli a un partito del 30-40 per cento? Vedremo Marco agli ingressi delle feste dell’Unità, sotto l’effige di Berlinguer, e lo saluteremo, sono sicuro, anche con qualche punta di rimpianto, ma da parte sua…

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Commenti all'articolo
  1. Di Lello dice testualmente, a mezzo stampa di uno dei maggiori quotidiani nazionali: il Corriere che: “proporrò al mio partito di entrare nel Partito Democratico”, tale organo di stampa accredita Di Lello come Coordinatore Nazionale del PSI.
    Segue una dichiarazione del segretatio del PSI Nencini il quale dichiara testualmente: “Chi ha responsabilità sceglie con la sua comunità. Le scelte singole, mi riferisco a Di Lello, di cui leggo ora la decisione, lasciano il tempo che trovano. I parlamentari socialisti restano nel PSI. Tutti. E così i segretari regionali e quelli provinciali. A cominciare dai dirigenti campani e della città di Napoli. Naturalmente non cambia il nostro percorso: festa nazionale a Roma in settembre, conferenza programmatica autunnale, infine congresso”
    Un Coordinatore Nazionale che guarda da una parte e un segretario che guarda da un’ altra? Abbiamo dunque un Partito Strabico Italiano, come PSI?
    Della serie intramontabile pirandelliana: “il gioco delle parti continua”..oppure di quella molto più terra terra: “continuiamo allegramente a sputtanarci”?

  2. Le prime avvisaglie c’erano gia state, alla vigilia del congresso di Venezia, quando dopo aver persuaso alcuni compagni socialisti che avrebbe presentato un suo documento alternativo a quello del segretario uscente, all’ultimo deluse le aspettative dei suoi sostenitori, ritirando il tutto e allineandosi alla nuova segreteria.
    Forse solo rimandata la decisione di allora e solo sopita.
    Ingrato? forse si, guappo? anche, ma forse il prosieguo del suo lavoro parlamentare in campania con la maglia del PSI non è più sufficiente a garantirgli quel ruolo, e allora decide di conseguenza. Forse mira alla segreteria nazionale?
    Bene che lo dicesse chiaramente, invece di scivolare con un doppio salto, nell’anonimato del disfatto PD, e prossimo Partito della Nazione.

  3. Che tristezza. A Di Lello non manca certamente il pane, ma qualcosa d’altro: continuare a vivere a Roma e frequentare le sale del Parlamento. Un Parlamento, tra l’altro, mai caduto così in basso. Mancava proprio un deputato del PSI al festival di coloro che hanno cambiato o abbandonato il partito di appartenenza.

  4. Non ho mai dubitato che il Sig.Di Lello non era socialista, ma semplicemente uno dei tanti figli della borghesia benestante che cercano un posto al sole. Se se ne va buona fortuna anzi “good luck” come oggi parlano coloro che si vogliono impossesare del paese. Comunque è un altro Carneade che se ne va. Meno male!

  5. Io inviterei i compagni a essere laici e socialisti. Non linciamo Di Lello. Chi è che in politica non ha agito anche per il proprio tornaconto personale scagli la prima pietra …
    Se n’è andato. Personalmente credo che abbia sbagliato tutto, tempi e indirizzo, e soprattutto di aver confuso (o fatto finta di confondere) il socialismo degli anni ’80 (Craxi segretario) con il renzismo.
    L’importante però è che chi resta abbia le idee chiare, che lavori per il bene del Paese e del riformismo socialista con tanta buona volontà.

  6. Alcuni giorni fa dicevo ad un vecchio amico, anche lui impegnato in politica nelle file del PD, che io non sarei mai capace di fare il parlamentare alle condizioni attualmente vigenti in Italia: me ne andrei subito perché non sopporto la disciplina di partito. In effetti la nostra Costituzione, e molto prima di essa lo Statuto Albertino, non prevede alcun vincolo di mandato. I partiti che impongono una “linea” agli eletti sono un retaggio marxista leninista. Gli eletti, una volta tali, non rappresentano più il loro “comitato elettorale” ma il Popolo Sovrano nella sua interezza. Questo secondo le regole delle democrazie occidentali, mal digerite nel nostro Paese. Se Marco Di Lello ha deciso di cambiare gruppo questa è una sua libera scelta che corrisponde alle regole del mandato popolare ricevuto.

  7. “…sotto l’effige di Berlinguer..”…o sotto quella di Fanfani?

    Come ha scritto bene il Direttore, non si dà del traditore a chi lascia il partito…in ogni caso, credo si possa tranquillamente affermare che non si tratta di “scelta” coraggiosa..

    Detto questo, aspetto ancora che qualcuno mi spieghi per quale motivo un socialista dovrebbe guardare al PD…al punto tale da aver voglia di confluire al suo interno…solo perché da qualche mese ha aderito al PSE? Anche Berlusconi e la sua Forza Italia avevano aderito al PPE…e non mi pare che il partito di Berlusconi abbia mai avuto qualcosa a che fare con la tradizione popolare. A mio giudizio, un socialista col PD, con questo PD, non ha e non potrà mai avere nulla a che spartire…

  8. l PSI deve aderire al PD, secondo Marco Di Lello. Nel Paese che ha la nostra storia, è il PD che dovrebbe aderire al progetto socialista di cui il PSI porta l’eredità, ma forse siamo noi a vedere sempre le cose al “contrario”. Chissà che ne pensano i nostri compagni socialisti.
    Luciano e Andrea

  9. Buongiorno direttore o, più confidenziale maurino. Non vorrei fare tutta un erba un fascio ma dei nostri parlamentari compreso il segretario, sono figli della cultura amministrativa del P. D. . Incapaci di portare avanti un progetto reale e visibile ai cittadini pur restando in un centro sinistra sgangherato,
    Siamo rimasti alla politica di Boselli, vivacchiare per un pugno di mosche, questo è il modo di far politica?, questo è il modo di proporsi ai cittadini?, ma che partito di grande tradizione siamo i temi reali che affliggono le famiglie italiane siamo lontani anni luce e ci mettiamo a giocare con renzino? che tristezza, resteremo ancora per 20 anni al quasi un per cento.
    Saluti Direttore.

  10. Non avrei mai pensato che Di Lello diventasse un Razzi, uno Scillipoti od un Grillo (ex Sen. Luigi) . Sono molto dispiaciuto dalla sua scelta, in quanto, nel momento di crisi del PD, con una nostra forte azione politica nei territori, potevamo (e possiamo) tutti insieme riaffermare sia i valori del ns Partito, le differenze tra noi ed i “Democratici”, che attirare elettori confusi. Di Lello avrebbe avuto senz’altro un ruolo importante in questo. Invece, penso che si sia fatto attrarre da qualche promessa…. Peccato.

  11. Vedo tante sigle incomplete associate ai vari commenti.
    Con soddisfazione registro che l’indecente censura nei confronti di chi si firma con le forme sopra descritte è stata, con vergogna, ritirata.

  12. La proposta/decisione di Di Lello è cosa scontata. Da tempo questo partito socialista non ha un’identità. Praticamente dalla costituzione dello SDI a Fiuggi
    Con l’abbandono di grandi “firme”, funzionari di partito hanno dovuto sobbarcarsi la sopravvivenza. La colpa della scomparsa annunciata va attibuita a costoro, che hanno soprattutto pensato a scrivere libri se pur interessanti, ma nulla hanno dato per preservare identità e personalità ad un partito inesistente dal punto di vista politico che poteva incuriosire un normale elettore non fideista, come lo siamo noi.
    Purtroppo, tra l’altro, chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare.

  13. Ho sempre avuto l’impressione che Di Lello avesse l’ambizione di essere lui il segretario del Partito e fin qui può essere anche comprensibile. Quello che non è comprensibile, l’uscita dal Partito, senza affrontare un confronto con i compagni in fase Congressuale.
    Se la sua tesi ne uscisse maggioritaria, la sua decisione avrebbe una logica, sarebbe una posizione politica.
    Mi sorge il dubbio che la sua scelta non sia politica, ma strettamente personale.

  14. “Chi è che in politica non ha agito anche per il proprio tornaconto personale scagli la prima pietra …”, sta scritto in uno dei commenti, e queste parole, se non esprimono un semplice modo di dire, corrispondono probabilmente all’esperienza di chi le ha pronunziate, ma nel leggerle mi sono venuti in mente quanti ho conosciuto, all’interno del vecchio PSI, che si mettevano a disposizione del partito, e assumevano incarichi, e cariche, solo se richiesti, e senza vantaggio alcuno, se non l’impegno, e spero la soddisfazione, per il lavoro ovvero il “servizio” che erano chiamati a svolgere.

    In un altro suo Fondo di questi giorni, il Direttore ricorda giustamente che non potrà più “prendere piede un Psi più o meno come l’abbiamo conosciuto” posto che “il sistema è cambiato e che i vecchi partiti in Italia sono spariti”, ma ciò non vieta di tenerci stretti i nostri ricordi.

    Paolo B. 02.08.2015

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