domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Vecchio e nuovo
Pubblicato il 05-07-2015


Uno. Sabino Cassese ha recentemente ricordato come durante i lavori della Costituente sia Massimo Severo Giannini, capo gabinetto di Nenni, che Calamandrei sostenessero con buone ragioni bicameralismo imperfetto e conferimento di maggiori poteri al presidente del consiglio. Sconfitti entrambi. Questo filone fu rinnovato sul finire degli anni settanta per poi divenire la parte centrale della Grande Riforma craxiana. Il punto, dunque, non è la riforma del Senato in sé ma il come.
Due. Negli anni Ottanta furono i socialisti a introdurre il principio dell’autonomia scolastica e ad avviare la discussione sul rapporto tra scuola pubblica e insegnamento privato.
Tre. L’immagine di David che sfida Golia è indubbiamente carica di fascino. Una parte della sinistra italiana individua Tzipras in David. Qualche giorno fa, nel convegno romano con Baron Crespo, abbiamo spiegato quanto poco realistica sia questa tesi. I socialisti greci votavano Sì al referendum. Il Pse avrebbe votato Sì. Io avrei votato per il Sì. Per riaprire le trattative e per convincere la Grecia a utilizzare i nuovi aiuti non solo per i consumi, ma soprattutto per investimenti e riforme.
Quattro. La riforma del lavoro era necessaria. Il decreto che prevede i controlli sui lavoratori è un errore. Errore grave. L’estensione degli ammortizzatori sociali ai dipendenti delle micro imprese una scelta di civiltà. La ripresa del dialogo coi sindacati un dovere.
Cinque. Nella più parte dei sistemi elettorali europei, il premio di maggioranza è più largo di quanto non preveda la legge italiana. Il punto: il premio non è divisibile con l’intera coalizione.
Sei. I diritti civili sono la bandiera di ogni forza socialista. Noi continuiamo a impugnarla anche se dovesse compromettere i rapporti di governo.
Ho citato sei nodi attorno ai quali le forze politiche discutono animatamente. Molte sono questioni aperte. Diremo la nostra dentro e fuori il parlamento. Nel dibattito interno, invece, noto tracce di ritorno al passato. Non il passato recente, ma il precipitare addirittura negli anni in cui il riformismo era considerato un’eresia. Comprendo che nelle stagioni di maggiore difficoltà economica e sociale possa prevalere la tendenza alla polarizzazione sugli estremi. I socialisti, però, non possono farsi trascinare su posizioni confutate da almeno un trentennio. Quello sì che sarebbe un errore letale.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. 1)Di certo non il Senato non elettivo e l’Italicum del PD;
    2)Di certo non il potere di assumere gli amici degli amici ed i parenti degli amici. Di certo non finanziando le scuole private. Cose da PD;
    3)I sacrifici del popolo greco non possono servire ad arricchire le banche tedesche e così via. Bene che abbia vinto il NO. Un’Europa di banche e non di cittadini è un’idea da PD;
    4)Quando Renzi parla di contratti a tempo indeterminato è una farsa. In realtà è aumentato il potere dell’imprenditore di licenziare da un giorno all’altro il lavoratore. Cose da PD;
    5)Sull’Italicum non c’è bisogno nemmeno di ribattere. Cose da PD;
    6)La paura di compromettere i rapporti nel caso di difesa dei diritti civili la dice lunga sulla caratura di questo governo. Cose da PD.

  2. Ha stravinto il NO. Caro Segretario, i socialisti greci che hanno votato SI sono gli stessi che al governo si facevano corrompere dai tedeschi per acquistare inutili armamenti, e sono quelli che con i soldi di tutti gli Europei salvavano banche private straniere dal fallimento. Per cortesia.

  3. Condivido quasi completamente la nota del Segretario Nencini, lo dico con assoluta sincerità, anche perché dire il contrario sarebbe fare offesa all’intelligenza di quanti ci leggono ed a noi stessi. Proprio perché condivido il percorso tracciato da Riccardo, che poi credo sia il doveroso percorso che il PSI deve intraprendere, ritorno alle mie osservazioni più volte rese pubbliche rispetto alla presenza attiva dei socialisti nel governo Renzi. Nessuno, tantomeno chi scrive, ha mai messo in discussione l’esigenza di riforme strutturali per il nostro Paese, ma che fossero riforme che tenessero in considerazione le fasce più disagiate della società nei vari settori in cui le riforme stesse trovavano la loro applicazione – dal mondo del lavoro a quello del sociale, il riconoscimento sacrosanto dei diritti individuali, il bisogno di ridare forza agli investimenti efficientando la macchina pubblica e modernizzando settori vitali come la scuola, la sanità, i trasporti e le comunicazioni, in modo di ricreare forti economie, aumentare la competizione e ridare fiato all’occupazione. Erano queste le priorità a cui far seguire le riforme istituzionali prima (considerando le ricadute conseguenti e non semplicemente tagliando come per le Province) e quella elettorale come conseguenza della scelta precedente. Si son fatti percorsi diversi, non sempre azzeccati, spesso lontani, a mio parere, dal nostro modo di intendere una società libera, moderna, giusta, sicura, attenta ai bisogni e coraggiosa nelle scelte; una società che tornasse a fare dell’Italia un Paese autorevole, affidabile e forte nello scacchiere europeo ai cui tavoli, purtroppo, spesso non siamo nemmeno chiamati. Sostenere il governo, quello sì, perché unico possibile in questa fase storica, ma liberi di muoverci con maggiore autonomia senza il timore di disturbare il manovratore che, sicuramente non è nelle cose, ma che spesso rallenta o frena l’iniziativa che magari vorremmo.

  4. Egregio Nencini,
    non condivido il terzo punto. A mio giudizio, l’unica soluzione per la Grecia è ripartire da zero, sensa aiuti, senza cappi al collo. Autosufficienza. Azzerare tutto e ricominciare, piano piano, con una valuta nazionale, con una economia basata su quel poco ma stabile che si ha. Ci vorranno cinquant’anni di ristrettezze e sacrifici, ma si può fare. E si può anche saldare i debiti. I piani di salvagaggio dettati da altri non servono a nulla, solo a diffondere malumore e irresponsabilità.
    Cordiali saluti, Mosca.

  5. Merkel & Co. volevano disfarsi di Tripras e del suo governo per sostituirlo con un “governo tecnico” (ve lo ricordate Monti???) e proseguire con la tortura dei poveri greci (li ho visti quelli per il SI, intervistati dalla TV: tutti azzimati e puliti – erano quelli che dalla situazione ci guadagnano).
    Tsipras ha giocato d’anticipo: se devo andarmene, mi caccino i greci, non i tedeschi, i francesi, i finlandesi e gli italiani. Ecco, invece ha vinto il NO ed ora non so proprio come possano far fuori Tsipras (è comunque dovuto andarsene Varoufakis, ministro luciferino) e come possano dare una soluzione decente, almeno a breve termine. Poi magari, spagnoli, portoghesi e polacchi, potrebbero far fuori la “compagnia della Merkel” che ora li comanda.

  6. Ad un eventuale referendum voterò contro qualsiasi riforma, specialmente costituzionale, fatta da questo Parlamento giudicato dalla Corte Costituzionale eletto con una legge elettorale anticostituzionale. Se avesse avuto più responsabilità ed essere meno casta doveva varare una legge elettorale proporzionale, perché il popolo italiano deve nominare i rappresentanti, e portarci alle elezioni e non far votare l’italicum che è peggio della legge Acerbo di fascistica memoria.

Lascia un commento