sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Vitalizi. La vergogna dei censori coi soldi pubblici
Pubblicato il 10-07-2015


Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo. Quei giornalisti che si schierano contro i costi della politica sono generalmente sovvenzionati dallo Stato. Perfino il duo Stella-Rizzo, che si è fatto un sacco di soldi a parlare di casta, ha un costo per lo Stato. Il loro Corriere della sera si succhia circa 23 milioni e mezzo di risorse pubbliche l’anno. Che dire di quel Giletti, profumatamente pagato coi soldi pubblici da mamma Rai? E del vecchio ragazzo Giordano, anche lui in prima fila a scudisciare contro i vitalizi? Il suo Giornale prende 4 milioni e mezzo, cento volte più di un vitalizio. Libero, altro quotidiano molto impegnato e scandalizzato contro il costo degli ex parlamentari, si prende dieci milioni, trecento volte più di un vitalizio. Di Maio, che sembra un fascista anni venti, annuncia che se i Cinque stelle prenderanno il potere aboliranno tutti i vitalizi per chi ce li ha. Forse aboliranno anche la politica. Non aboliranno però le provvidenze ai giornali che ammontano a un miliardo l’anno, cinque volte il costo dei vitalizi. Nessuno dice la verità. Se esistono assurdi privilegi, vedasi la presenza di più vitalizi o di più pensioni, si discutano eventuali correttivi. Iniziare coi dieci piccoli indiani a cui è stato ritirato il compenso perché condannati a più di due anni, senza preoccuparsi della legittimità e della costituzionalità della decisione, è la dimostrazione che si sta combattendo l’Antipolitica con l’Antipolitica. Ma che un’intera generazione che si è dedicata alla politica sacrificando la sua professione, che non si è preoccupata di crearsi una pensione per la vecchiaia contando sul gettito garantito da un contratto liberamente sottoscritto, debba essere privata dell’unica risorsa sulla quale contare per sostenere loro stessi e la loro famiglia, subendo, caso unico in Italia, addirittura la confisca del dovuto, lo trovo abominevole. Che più o meno la stessa cosa affermi il neo presidente dell’Inps tutto questo diviene anche preoccupante. Che Scelta civica, col suo consistente peso elettorale frutto di una visione oligarchica e aristocratica della politica, abbia addirittura proposto una modifica costituzionale per eliminare i diritti acquisiti, un segno dei tempi. Brutali.

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Commenti all'articolo
  1. Solito ritornello dei forti con i deboli che non debbono fare quello che (per diritto divino?) loro fanno. E così continuando a nascondere le loro magagne, impastoiando un popolo senza ideale con tutte le peggiori argomentazioni dell’antipolitica. Ma all’Unità arriveranno questi “regalucci”?

  2. Non so se la “modifica costituzionale per eliminare i diritti acquisiti”, di cui parla il Direttore, abbia un carattere generalizzato o riguardi soltanto alcuni settori, ma poco importa perché, da quanto mi è dato di capirne, se passasse un tale principio succederebbe di fatto che una legge possa avere effetto retroattivo, il che farebbe a sua volta cadere la certezza del diritto, almeno secondo il mio modesto parere, stante il rischio di vederci imprevedibilmente cambiate le regole “in corsa”..

    Se questa mia interpretazione non è errata, vi sono legittimi motivi di preoccupazione, ovvero di forte preoccupazione, ma del resto la “retroattività” ha già avuto un precedente illustre, che risale a circa due anni fa, e che allora fece molto discutere, dividendo opinione pubblica e forze politiche, e a dire il vero anche il fronte dei “garantisti” si presentò non unitissimo, e tra le sue fila non mancarono le reazioni abbastanza tiepide, sempreché io non ricordi male.

    Verosimilmente prevalsero all’epoca le “ragioni politiche”, ma i precedenti fanno comunque scuola, come ben sappiamo, e non dovremmo mai dimenticarcelo per non trovarci di fronte, un domani, ad una qualche “ sgradita sorpresa”.

    E’ un po’ come quando spunta, o rispunta, la voce di un eventuale inasprimento della pressione fiscale sulla “ricchezza”, senza che l’idea trovi una grande opposizione nel sentire comune, posto che i più ritengono di non venirne toccati, ma se passa il principio potrebbe poi succedere che l’asticella della “ricchezza” venga abbassata a livelli inaspettatamente “bassi”, con tutti i relativi annessi e connessi, compreso il disappunto di chi inizialmente aveva avallato o accettato la cosa pensando che non lo riguardasse (e che non lo avrebbe mai riguardato).

    Paolo B. 13.07.2015

  3. Gli esempi dei censori, che denunciano al pubblico ludibrio, la vergognsa abitudine degli sperperi dei soldi pubblici a proposito dei vitalizi, è come dire in rapporto incestuoso, un peccato fatto e consumato dentro, le loro mura aziendali domestiche .Che bell’esempio di obiettività e lungimiranza, i soliti pennivendoli di regime.

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