domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Vogliono sfrattarci. Giù le mani dall’Avanti e da Critica sociale
Pubblicato il 26-07-2015


Il comune di Milano non ha ben capito quel che sta per fare. Lo evidenzieremo in ogni modo. Usando qualsiasi mezzo. Compresi quelli a noi non abituali. Ma sfrattare il centro riformista con la raccolta di Critica sociale e dell’Avanti, che sono parte integrante della storia socialista e dell’Italia, è un affronto insopportabile. L’ennesima dimostrazione di come una sinistra acida e ignorante si rapporta col passato più limpido del riformismo italiano. Filippo Turati si rivolta nella tomba. Con lui Giuseppe Saragat e Pietro Nenni, Sandro Pertini. Nei loro nomi e nei loro messaggi sta ancora adesso il nostro riferimento politico.

Anche per questo, sopratutto per questo, noi oggi siamo ancora in piedi. Pochi, speso isolati ed oscurati, ma non abbiamo mai mollato per non disperdere questo patrimonio che senza di noi non avrebbe autentici e credibili eredi. Siamo nell’Italia del paradosso, nella sinistra delle contraddizioni. In questa Italia si affaccia spesso la giusta esigenza di revisionismo nei confronti del ventennio fascista, che non è stato solo manette, olio di ricino e guerra. Ma non si affronta ancora col distacco necessario la questione dei meriti storici di un cinquantennio di vita democratica in larga parte garantita dai partiti, che sono stati elemento di unità e di cultura per masse di italiani. A maggior ragione non si sottolinea, se non superficialmente, nella nostra sinistra strabica la ragione politica dei socialisti riformisti e liberali, preferendo oggi richiamarsi ad altri riferimenti politici.

In questo sta la grande contraddizione del Pd, che si sente un partito in continuità con la storia di Berlinguer e di Moro, non con quella di Turati e di Craxi. Lasciamo stare oggi le vertenze giudiziarie che hanno toccato il leader politico del socialismo italiano degli anni ottanta. Ma potremmo mai sentirci oggi pienamente ed emozionalmente coinvolti in un partito che riprende le feste dell’Unità e non quelle dell’Avanti? Ci sono cose che si capiscono, che si sentono, che ti prendono molto più di tanti ragionamenti. Anche la politica è fatta di razionalità e di sentimenti. Ecco, oggi questo affronto a Critica sociale e all’Archivio socialista dell’Avanti è un affronto alla ragione e al cuore dei socialisti e merita una risposta netta. Abbiamo ascoltato alcune dichiarazioni della Mondadori e del Comune di Milano. Tutte troppo burocratiche. Si dica con chiarezza che nulla verrà toccato e si riconosca che nulla verrà toccato perché lì c’è la parte più solida e più viva del mondo democratico e riformista italiano. Non la sede di una vecchia associazione di reduci, ma il cuore pulsante di un’idea che non è morta. E che merita il riconoscimento dei posteri.

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Commenti all'articolo
  1. Purtroppo questo e’ soltanto l’ultimo atto vergognoso con cui stanno cercando di cancellare una storia che ha contribuito allo sviluppo e al progresso italiano facendo passare il Psi come il responsabile di tutti i mali della attuale società. Due pesi e due misure indecenti ma d’altronde non ci si può stupire si rimane sulla scia della “tradizione” elettoralmente fa comodo così poi si da un contentino alla minoranza del PD citando Togliatti e facendo un decreto per riaprire l’unità e tutto va a posto….Je suis socialiste

  2. rilanciate invece di elemosinare:

    trasferite armi e bagagli in quel Sud che ancora vota socialista e dove con 200 euro si affitta un appartamento per un mese.

    sarebbe un segno di attenzione a dispetto di un governo che ormai ha dimenticato completamente la questione meridionale

  3. Finchè non combattiamo con la chiarezza delle nostre idee senza compromessi la situazione non si risolverà. Per una volta anch’io richiamo quel che disse Craxi durante tangentopoli “questo è un nuovo fascismo”. Spero che Nencini si affretti a capirlo.

  4. Caro Direttore, facile essere eredi di Berlinguer e Moro, facile e comodo, e agli italiani piacciono le soluzioni facili.
    Cosa fare per evitare l’ennesima offesa al Socialismo?
    Cordiali saluti, Mario.

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