sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’attacco
Pubblicato il 15-08-2015


Spesso lo ripeteva anche il buon Pertini a proposito della nazionale. E cioè: la miglior difesa è l’attacco. Vale anche per la politica. Vale anche per noi, adesso. Alle prese come siamo con qualche problema interno, con un parlamentare che ha annunciato la sua adesione al Pd (non si comprende se già definita o da definire, ma certo ineluttabile) e un altro che vorrebbe seguirlo, ma ancora non risulta chiaro, con alcuni compagni che stanno organizzandosi per creare una nuova organizzazione socialista, è utile fare chiarezza con chi se ne va e proporre un’azione politica incisiva con chi resta per marcare le nostre differenze dal partito alleato e giustificare così la nostra presenza in campo.

Cominciamo dalla chiarezza. Qui non c’è nessuno che ha intenzione di espellere nessuno. Il deputato che se ne va ha deciso autonomamente di lasciarci e nessuno l’ha mandato via. Quando ci comunicherà la sua adesione al Pd certo avrà pure la bontà di rinunciare alla tessera del Psi. La stessa cosa riguarda Franco Bartolomei e i suoi. Hanno fondato un nuovo movimento con una struttura organizzativa e nominato dei vertici. Hanno iniziato a sviluppare iniziative autonome sulla base di una politica in netto contrasto con quella del Psi e la Commissione di vigilanza ha aperto un procedimento per capire le loro reali intenzioni. Possono benissimo tornare indietro e restare nel Psi e nei suoi organi dirigenti. Non possono però, anche loro, militare in due partiti diversi.

Perché allora gridare alle streghe, parlare di stalinismo addirittura, di pensiero unico e di follie di questo tipo? Oltretutto se si decide di far parte di un altro partito perché continuare a occuparsi del nostro, del suo vertice, del suo segretario? Cosa importa mai loro? Si costruiscano il loro vertice e si propongano come soggetto autonomo. Noi non grideremo al tradimento, ma rispetteremo la scelta compiuta e da noi certo non condivisa. Ci sembra, ad occhio, piuttosto ardua un’operazione che parte da circa il 10 per cento ottenuto dai compagni suddetti all’ultimo congresso del piccolo Psi. E ci pare peraltro inevitabile che tale movimento sia obbligato a inserirsi, se non vuol fare solo opera di testimonianza, nel polo o partito di estrema sinistra di Vendola, Fassina e Civati. Vedo che taluno parla di vero socialismo. Già il solo sostantivo non mi affascina, ma l’aggettivo mi preoccupa. Chi mai vuole il falso socialismo? E cos’è mai questa verità che taluno possiede? Chi mai si è nominato novello sacerdote di una ideologia?

Noi che restiamo, e restiamo più convinti che mai, senza possedere alcuna verità, ma solo opinioni, in questa nostra piccola comunità, abbiamo, come ho già scritto, il dovere di rilanciare l’azione politica. Ho proposto al segretario, che ha condiviso l’idea, e le proposte le ho anticipate sull’Avanti, di aprire a settembre quattro campagne politiche e parlamentari (perché solo i parlamentari, siano sette, sei o cinque non importa) hanno potere di incidere. La prima sulle riforme, con la trasformazione del premio di lista nel premio di coalizione, in accordo col centro di Alfano e non solo. La seconda sui diritti civili, per rilanciare i temi del fine vita, delle coppie di fatto, della fecondazione, con tre proposte di legge immediate. La terza sulla giustizia, ove la nostra posizione assomiglia a quella avanzata recentemente da Forza Italia, con separazione delle carriere del magistrati, doppio Csm, limitazione del carcere preventivo. Basterebbe ripresentate la proposta di legge Buemi-Del Bue. La quarta sull’economia e l’immigrazione, con proposte di legge sulla cogestione industriale, sul reddito minimo di cittadinanza, sul tema degli aiuti solidali per i migranti, ma nel rispetto delle leggi sui rimpatri dei clandestini.

Da settembre il Psi e il suo gruppo parlamentare devono assolutamente innestare la quinta, vanificando così la già ingiustificata corsa di qualcuno verso il Pd e di qualcun altro verso Vendola. La nostra collocazione politica è chiara. Questa non va modificata. Siamo alleati del Pd di Renzi, che è proiezione italiana del Partito socialista europeo. Ma non siamo il PD né una componente del PD. Siamo al governo con un vice ministro, ma non siamo il governo. Abbiamo sufficiente margine di autonomia per sviluppare su molti temi un’azione autonoma. Dipende solo da noi. Se la smettessimo tutti di scaraventarci addosso le solite bolse critiche e lavorassimo insieme, ognuno offrendo quel che può, non sarebbe meglio per tutti?

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Commenti all'articolo
  1. E’ tutto qua Mauro: ” Siamo alleati del Pd di Renzi, che è proiezione italiana del Partito socialista europeo. Ma non siamo il PD né una componente del PD.”
    Appunto, gli alleati so consultano, non si obbligano.

  2. Come sempre puntuale e lucido il pensiero che esprimi direttore.
    Sarebbe meglio per tutti condividere parte delle leggi o modifiche da apportare a volte, con la minoranza del P.d o con Alfano o con Forza Italia, se convergono con le nostre proposte. Non è cosa da vergognarsi, ma è indice di autonomia, capacità di scegliere, senza faziosità in piena libertà.
    Da ricordare a tutti, che nessuno ha sempre la verità in tasca e le soluzioni giuste ai problemi, se fossimo propensi a prendere il meglio di ogni proposta, da qualsiasi parte provenga senza pregiudizi, la democrazia sarebbe compiuta.

  3. Discorso molto chiaro questo del nostro direttore Mauro Del Bue rivolto sia ai compagni che intendono lasciare il Partito e sia ai compagni che militeranno ancora nel PSI. Ma per il rilancio del Partito occorre saper sfruttare quel margine di autonomia che ci deve distinguere dal PD e dall’azione del Governo. Ma, caro Mauro, è in grado questa segreteria di portare avanti il programma che Tu hai tracciato e che sembra avere l’avvallo del segretario Nencini ? Io, da vecchio socialista, ho i miei dubbi. Il congresso preannunciato dovrà fare chiarezza su questo aspetto e solo dopo, mi auguro con una nuova dirigenza, potremo rilanciare la nostra politica autonoma dal PD e dal Governo.

  4. Una forza politica, specie se proviene dai partiti identitari di un tempo, e se ha senso ed aspirazioni di governo, deve avere a mio avviso alcune idee guida cui ispirarsi, e che si configurino anche come punti di riferimento per i potenziali elettori-

    Condivido pertanto l’idea del Direttore di individuare alcune proposte, cioè alcuni temi sui quali concentrare l’azione politica, anche se nel merito possono esservi dei distinguo, vedi il fatto che io passerei l’economia al secondo posto, dal momento che, insieme al problema immigrazione, costituisce una criticità, o emergenza, che non può attendere, e richiede di essere affrontata con precedenza e priorità rispetto ad altre questioni (naturalmente secondo il mio modesto punto di vista).

    Sul piano più squisitamente politico, ossia quello della collocazione, il Direttore mi sembra sostenere la tesi, salvo che io non abbia inteso male, di una alleanza col PD, ma con ampi margini di autonomia, e viene allora da chiedersi se queste “mani libere” possono arrivare al punto di votare la riforma della giustizia proposta recentemente da Forza Italia, vista la somiglianza con quella del PSI, e fare semmai altrettanto su argomenti “caldi” come l’economia e la cogestione industriale (nel caso, ovviamente, che l’alleato, cioè il PD, la pensi diversamente)-

    Si tratterebbe in buona sostanza di un’alleanza elettorale, ma non politica, col PD – nella prospettiva, immagino, che si arrivi al premio di coalizione, e non di lista – ma se capitasse ad esempio che le “idee guida” avanzate dal PSI trovino maggiore condivisione o assonanza da parte di Forza Italia, verrebbe naturale domandarsi che senso e coerenza abbia, e quanto possa essere compresa, un’alleanza a prescindere, e a ogni costo, ancorché di natura elettorale, con chi si trova invece su altre e differenti posizioni rispetto alle proprie.

    Con tutti i problemi che battono alla porta, e cercano riposte concrete, non mi pare del tutto convincente o sufficiente, e neppure molto pragmatico, me lo perdonerà il Direttore, l’assunto “Siamo alleati del Pd di Renzi, che è proiezione italiana del Partito socialista europeo”, un assunto piuttosto ideologico se manca un minimo di base programmatica riguardo alle emergenze in atto, che richiedono, come dicevo, risposte concrete .e possibilmente celeri (non solo pronunciamenti o affermazioni di principio, come talvolta capita di osservare)

    Paolo B. 17.08.2015

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