lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ancora su di noi
Pubblicato il 07-08-2015


Leggo strani commenti ai nostri problemi. Tutti dominati dal solito angoscioso dilemma su ciò che avremmo potuto essere e non siamo stati. Continuo a non capire. Chi pensa che un soggetto socialista in un sistema post identitario qual’è quello italiano potesse avere una consistenza paragonabile a quella del vecchio Psi è fuori dal mondo. Ma davvero in un sistema in cui non esistono più Pci, Dc, Psdi, Pli, Pri e Msi, il solo Psi avrebbe potuto rimanere in campo con una forza equiparabile a quella del vecchio partito? Riassumiamo bene il percorso del dopo 1993, cioè quello del dopo Craxi, per capire ancora meglio.

Si sono succeduti alla segreteria del Psi Benvenuto, Del Turco, poi Boselli per il Si, Spini per i laburisti, Cicchitto per il Psri, Intini per il Movimento liberalsocialista, poi Ps, infine, nel Ps, De Michelis. Nel 1998 nacque lo Sdi che mise insieme il Si di Boselli, Società aperta di Martelli, parte del Ps di Intini, il Psdi di Schietroma. Nel 2001 è nato il Nuovo Psi con il partito di De Michelis e la Lega socialista, formata da Martelli e Bobo Craxi, con lo stesso De Michelis alla sua guida, ma il partito si è subito diviso in due, dopo le elezioni del 2001, e una parte ha eletto segretario Bobo Craxi, che poi è rientrato nel Nuovo Psi. Poi nuova scissione di Craxi e Zavettieri nel 2005 e infine di Caldoro nel 2007, mentre io stesso subentravo a De Michelis alla guida di ciò che rimaneva del partito, che poi confluì, sempre nel 2007, nella Costituente socialista alla quale aderirono anche Bobo Craxi, Angius, Spini, in una prima fase anche Formica, e lo Sdi che lasciava la Rosa nel pugno.

Dopo le elezioni del 2008, in cui il Partito socialista, costretto alla solitudine elettorale dal mancato apparentamento di Veltroni, venne sonoramente sconfitto raggiungendo a malapena l’1 per cento, divenendo una forza extraparlamentare, Nencini subentrò a Boselli che si ritirò per poi riapparire come vice presidente dell’Api di Rutelli. Adesso il Psi (che ha ripreso la i finale) è rientrato in Parlamento con sette suoi dirigenti, dei quali due hanno annunciato il trasloco nel Pd. Complessivamente, in questi ventidue anni, i migliori risultati sono stati quello dello Sdi alle elezioni europee del 1999 (il 2,1%), e quello del Nuovo Psi alle elezioni europee del 2004, esattamente con la stessa percentuale. Proprio il 2,1 % aveva ottenuto anche il partito guidato da Del Turco alle politiche del 1994.

Non si può dire che non ci siano stati tentativi, che questi ultimi non siano stati consumati da più parti: da sinistra, dove però c’erano secondo alcuni “i nostri assassini”, da destra dove secondo altri “un partito socialista non può stare”, in autonomia dove tanti rivendicavano la nostra posizione ideale, ma poi ci hanno negato il consenso per via del “voto utile”. Non si può dire che assieme a scissioni anche ridicole, non si siano prodotte unificazioni significative. Lo Sdi nel 1998 e il Ps della Costituente del 2007 cos’erano se non segnali forti di unità socialista? Si poteva fare di più e di meglio, ovvio. Soprattutto nella prima fase del dopo Craxi, quando una visione a mio avviso solo burocratica del partito non ha consentito a Boselli di diventare una leader al pari del post democristiano Casini.

Ma non credo che con altri dirigenti (li abbiamo sperimentati quasi tutti) i risultati sarebbero stati sostanzialmente diversi. Forse solo Giuliano Amato, tra i vecchi big del partito, non ha mai seguito almeno un tratto dei nostri percorsi. Noi tuttora manteniamo in campo una posizione socialista e non ammainiamo bandiera, nonostante Di Lello ci inviti a farlo. E il motivo è semplice. Non c’è oggi, o non c’è ancora, contrariamente a quello che è accaduto al Pci e anche alla Dc, un partito che sia la prosecuzione del Psi. Non il Psi, dunque, ma il suo erede nel sistema politico post identitario. Non lo è il Pd, partito che esalta Berlinguer e anche Moro, che riprende L’Unità e le sue feste anche in fase renziana. E non sarà l’adesione di Di Lello a cambiarlo. Certo non lo può essere Forza Italia, soprattutto oggi, componente del partito popolare europeo e in veloce dissoluzione. Dopo di noi non c’è il dopo. Questo è il punto. Siamo condannati ad esistere e certo lo possiamo fare anche meglio, come più volte ho scritto. Con più incisività, autonomia e anche aggressività. E lasciamo perdere i furori risorgimentali che ci porterebbero ad allearci con coloro che negli anni ottanta abbiamo duramente contestato come veterosinistri. Paradossale invero lo scavalco di Renzi dopo che il Pd sul piano programmatico sposa molte nostre vecchie posizioni. Semmai dobbiamo tallonare il nuovo che avanza mettendo in evidenza tutte le sue contraddizioni. Questo io penso con chiarezza e, me le auguro, anche con coerenza.

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Commenti all'articolo
  1. La retrospettiva fatta dal Direttore ci dà anche l’idea dei ripetuti e lunghi sforzi compiuti in casa socialista, pur se da diverse angolature, per far rinascere o rivivere il vecchio PSI come forza politica con propri rappresentanti parlamentari.

    Qui si racconta di come si mossero allora i nostri Dirigenti, e non si poteva che parlar di loro nel riassumere quegli anni, ma c’è stata anche una “base” che, pur tra tantissime difficoltà, ha caparbiamente cercato di “non ammainare la bandiera”, e proprio per questo non ha mai pensato di “cambiar casacca”, a comprova di quanto fosse ferma e convinta la sua “idealità” politica.

    L’esperienza di questi anni deve portarci a trarre un qualche bilancio, il quale ci dice che nella presente fase storica è molto arduo rimettere in piedi una forza socialista che possa superare la prova elettorale, quanto a soglia di sbarramento, e ne va preso doverosamente atto, senza voler cercare responsabilità a destra e a manca, ma ciò non significa “mettere la parola fine”.

    Parimenti, occorrerebbe avere la consapevolezza che quando, per ragioni varie, si svestono i propri panni e si entra in un altro partito, possiamo anche portarvi i nostri valori ma poi prevalgono giocoforza quelli della parte ospitante, e in premessa si deve comunque rinunciare al proprio “vessillo”.

    Per giungere ad una conclusione, io credo, ancorché possa sbagliarmi, che tra le fila di ciò che è rimasto della “base” del vecchio PSI vi sia chi, anche in virtù della “nostalgia” di cui ha parlato il Direttore in altro suo recente Fondo, non è interessato più di tanto alle rappresentanze parlamentari, ed è nel contempo abbastanza indifferente ai “posizionamenti” dei vertici.

    Ha piuttosto come obiettivo, semplice e chiaro, la difesa della storia dei socialismo riformista e liberale, e dei suoi simboli, anche nei confronti di chi vorrebbe cancellarla o annetterla, e nutre altresì la speranza, o l’illusione, che in futuro vi sia un qualche giovane che possa riscoprirla ed apprezzarla, e se ciò non avverrà resta comunque il fatto di averci provato.

    Resto altresì dell’avviso, come mi è già capitato di scrivere, che il livello locale, ossia comunale, sia quello in cui i socialisti possono cercar di avere proprie rappresentanze “istituzionali”, indipendentemente dai propositi e dalla scelte dei “vertici”.

    Paolo B. 08.08.2015

  2. Caro Direttore, hai scritto la storia vera, ma molto triste, del socialismo del nostro paese di questi ultimi 20 anni. Quanta tristezza e delusione per tutti quelli che credono ancora nel liberal socialismo. Quanto da Te raccontato mi fa ricordare l’affermazione altrettanto triste: ” il problema del Partito Socialista sono i socialisti” ( di chi è l’affermazione: Nenni, Pertini, o altri?)

  3. Questo è ciò che pensano di noi quelli del PD. Andrea Giacomoni Che zibaldone! Il livello culturale del tempo è sintetizzato dallo scritto su Proudhon? Un temino da prima liceo. Critica quanto vuoi i contemporanei, ma non esaltare quella marmaglia come dei gran statisti. Se lo fossero stati avremmo avuto anni migliori. E con ciò….bye bye

  4. Nella storia socialista molti sono stati gli accorpamenti e molte le scissioni, ma in nessun caso c’è stato vantaggio numerico per il socialismo senza contare le crisi proprie del sistema partiti e in particolare del nostro. Non posso che condividere quanto scrive Mauro perchè la storia vissuta è una realtà inconfutabile. La buona volontà di coloro che ancora ci credono spesso è frutto di una speranza per il futuro, ma purtroppo rosicchiata nelle sue fondamenta da tanti che singolarmente vogliono far valerere quella stessa speranza , magari per altri fini e per altre vie come quasi voler tornare al passato dividendosi tra massimalisti, rivoluzionari (pura Utopia) e riformisti. Una proposta mi viene alla mente in considerazione dei tanti nomi che ci hanno provato in passato e altri che ci provano nel presente. Una riunione di tutte quelle personalità ancora viventi che sono state parte del socialismo di un recente passato magari estraniati dai giochi politici e gli attuali pensatori ancora attivi che cercano soluzioni per il socialismo ed hanno bisogno di sostegno concreto. Non faccio nomi ma tutti sappiamo chi sono. Una riunione extra partito per discutere delle prospettive senza particolari arrivismi dei singoli e senza spettatori, quindi togliendo il fardello delle poltrone da occupare. Far uscire in questo modo quella linea progettuale programmatica, quel progetto e idee da proporre poi agli organi di partito con la premessa di un ricompattamento socialista unico senza schegge impazzite che ridotti al punto in cui siamo non possono che accelerare la nostra lenta decomposizione.

  5. Nella storia socialista molti sono stati gli accorpamenti e molte le scissioni, ma in nessun caso c’è stato vantaggio numerico per il socialismo senza contare le crisi proprie del sistema partiti e in particolare del nostro. Non posso che condividere quanto scrive Mauro perchè la storia vissuta è una realtà inconfutabile. La buona volontà di coloro che ancora ci credono spesso è frutto di una speranza per il futuro, ma purtroppo rosicchiata nelle sue fondamenta da tanti che singolarmente vogliono far valerere quella stessa speranza , magari per altri fini e per altre vie come quasi voler tornare al passato dividendosi tra massimalisti, rivoluzionari (pura Utopia) e riformisti. Una proposta mi viene alla mente in considerazione dei tanti nomi che ci hanno provato in passato e altri che ci provano nel presente. Una riunione di tutte quelle personalità ancora viventi che sono state parte del socialismo di un recente passato magari estraniati dai giochi politici e gli attuali pensatori ancora attivi che cercano soluzioni per il socialismo ed hanno bisogno di sostegno concreto. Non faccio nomi ma tutti sappiamo chi sono. Una riunione extra partito per discutere delle prospettive senza particolari arrivismi dei singoli e senza spettatori, quindi togliendo il fardello delle poltrone da occupare. Far uscire in questo modo quella linea progettuale programmatica, quel progetto e idee da proporre poi agli organi di partito con la premessa di un ricompattamento socialista unico senza schegge impazzite che ridotti al punto in cui siamo non possono che accelerare la nostra lenta decomposizione

  6. E’ vero il problema del Partito Socialista sono “i socialisti”.
    In effetti ognuno si inventa “buone ragioni” per distinguersi da altri. Ma la regola democratica non dovrebbe essere ci si ritrova si portano documenti, quello che raggiunge la maggioranza vale per tutti, alla stessa stregua di un congresso.
    Questo naturalmente se vogliamo credere nel socialismo, certamente fatto di individualità, ma rispettoso delle regole democratiche. Mauro sa che io, quando sono stato chiamato ho detto signorsì anche se non ero certamente d’accordo. Mi riferisco all’episodio con Rotondi, un’esperienza certo che ci fece raccogliere firme in tutt’Italia e che elettoralmente non fu malaccio. Poi tornammo a fare i “socialisti ognuno per se e Dio per tutti”; ma si può andare avanti così, avvilendo una vecchia base nostalgica e molti che potrebbero essere neofiti?
    Pertsonalmente sono disposto a tutto tranne che essere fagogitato nel PD che è la quintessenza di quello che un SOCIALISTA non può essere.
    Sara’ caduto il vecchio PSI, ma i valori che resistono sono q

  7. E’ vero il problema del Partito Socialista sono “i socialisti”.
    In effetti ognuno si inventa “buone ragioni” per distinguersi da altri. Ma la regola democratica non dovrebbe essere: ci si ritrova si portano documenti, quello che raggiunge la maggioranza vale per tutti, alla stessa stregua di un congresso?
    Questo naturalmente se vogliamo credere nel socialismo, certamente fatto di individualità, ma rispettoso delle regole democratiche.
    Mauro sa che io, quando sono stato chiamato, ho detto signorsì anche se non ero certamente d’accordo. Mi riferisco all’episodio con Rotondi, un’esperienza certo che ci mobilitò per raccogliere firme in tutt’Italia e che elettoralmente non fu malaccio, come del resto la rosa nel pugno. Poi tornammo a fare i “socialisti ognuno per se e Dio per tutti”; ma si può andare avanti così, avvilendo una vecchia base nostalgica e molti che potrebbero essere neofiti? Che interessi reconditi abbiamo?
    Personalmente sono disposto a tutto, tranne che essere fagogitato nel PD che è la quintessenza di quello che un SOCIALISTA non può essere.
    Sara’ caduto il vecchio PSI, ma i valori che resistono sono quelli che passano da Turati a Craxi, che non possono essere passati invano. Ed è NOSTRO DOVERE difenderli e trasmetterli ai posteri.
    So benissimo che domani non avremo una gestione socialista. So anche però che dovremo orgogliosamente mantenere
    la DIGNITA’ SOCIALISTA.

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