lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Banche ed agenzie
di riscossione
Pubblicato il 05-08-2015


banca denaroVorrei riprendere la riflessione che ho fatto tempo indietro a proposito della consuetudine bancaria di cartolarizzare i crediti di difficile incasso. Nella lettera “Le banche e il guanto della sfida” avevo raccontato che attraverso questa pratica gli istituti di credito cedono i loro “clienti” a società discutibili ad un valore nettamente inferiore a quello iniziale. Al punto che i nostri debiti passano di mano al 10% di quanto effettivamente finanziato. Chiaro?!? Adesso sappiamo di essere in difficoltà, ma in quel momento di apertura della famigerata linea di credito o del finanziamento, né noi, né tanto meno la banca “che ce l’ha concesso” pensavamo di trovarci in questa situazione di terribile e profonda crisi economica. Elementare che se l’avessimo solo immaginato non ci saremmo indebitati e, ovviamente, nemmeno le banche ci avrebbero concesso così tanta fiducia: come noto, l’ombrello bancario è sempre aperto col solleone.

Oggi, però, e non voglio entrare ancora nel merito di come ci siamo arrivati a questa situazione disastrosa perché non riusciamo a restituire, neanche a rate, il debito contratto. Anche il pagamento delle tasse viene disatteso in quanto è praticamente impossibile gestire l’economia delle nostre famiglie.

Le banche, comunque, che non rimangono mai ferme, una soluzione l’hanno trovata. Una volta che il credito non è garantito da beni reali, possono decidere di venderlo alle “famigerate” società di riscossione; ed in questa operazione, merito della Legge n° 147 del 2013 articolo 1 comma 160, possono immediatamente portare a perdita la minusvalenza per il mancato incasso, ed evitare, così, di doverci pagare sopra le imposte una volta inserite a bilancio. Ma chi sono questi “pirati” che acquistano i nostri crediti incagliati?!? Loro, le società di riscossione quasi invisibili ed incubo dei debitori prostrati dal contagio della deflazione. Non è sempre ben chiaro a chi rispondono e dove tengono la cassaforte, da dove originano, cosa coprono e fin dove si spingono, nel senso che, dove indicano la loro sede sociale spesso c’è solo un recapito. Sono delle semplici società di capitale a responsabilità limitata od addirittura, a volte, “cose di famiglia”, con nomi che farebbero invidia a Bartezzaghi. Non li trovi sui campanelli dei palazzi degli uffici, si annidano in “scantinati” e “garage” difficilmente individuabili, e quando ti contattano per te sono solo una voce al telefono. Pretendono, sprezzanti, il saldo di quanto tu dovevi alla banca. Tutto ciò a tua insaputa. Infatti la banca, nella maggior parte dei casi non ti ha avvisato che, al pari dell’epoca degli schiavi, hanno venduto il tuo debito a queste atipiche società “aspirapolveri”. Mi risulta che molti Istituti di Credito siano loro stessi comproprietari delle più che gettonate “lavanderie”. Nella migliore tradizione della nostra ipocrisia borghese sembra non esistano documenti ufficiali delle banche che le colleghino direttamente a loro. Chissà perché?!? Fatto è che un brutto giorno ti arriva un telegramma senza intestazione e riferimenti, con su indicato solamente un numero di cellulare che chiede di mettersi immediatamente in contatto con il Mr. Nessuno per informazioni che ti riguardano. In questo telegramma non si fa cenno alla banca, non si fa cenno al motivo del perché dovresti chiamare, insomma, nulla di nulla. Tu brancoli nel buio, ti comincia a salire la pressione e pure ti viene la tachicardia, questo ancora prima di telefonare e scoprire di che cosa si tratta. Quando poi decidi di chiamare ti fanno capire, prima in modo gentile (la voce è sempre quella di una donna) che sarebbe buona cosa se tu pagassi velocemente per evitare che qualcuno si presenti a casa. Le parole che vorresti dire si fermano in gola, ti sembra di impazzire. Ma se io avessi avuto la possibilità di pagare il mio debito con la banca mi sarei ridotto a farmi cercare da società “pericolose” come la vostra?

Ecco che inizia una trattativa al telefono che si conclude con una possibilità di riduzione del valore del debito a fronte di un pagamento immediato, oppure una piccola, lunga, rateizzazione con interessi da capogiro.

A questo punto tu cominci a sudare freddo e cerchi di far capire a questa gentile signorina che i soldi per pagare non ce li hai. Allora il tono cambia. La signorina inizia a descriverti una serie di ipotesi possibili su quello che la loro società può fare, una sorta di catalogo dettagliato delle coercizioni. La più “tenera” di queste potrebbe essere lo sputtanamento con i vicini di casa, e pure sul luogo di lavoro tuo o di un familiare. In termini spiccioli ti avvisano che possono chiedere per te, o anche per lui, il sequestro del quinto dello stipendio. Poi per correttezza ti avvisano che una volta ottenuto questo pignoramento di parte della retribuzione il titolare ed i colleghi, cominceranno a valutare la possibilità di allontanarti perché persona non degna di lavorare in quell’impresa. Di fatto, un violentissimo condizionamento psicologico. Ci sono aziende, di solito le multinazionali, che effettivamente badano molto agli aspetti di comportamento etico-morale dei loro dipendenti. L’ottenimento coatto della requisizione del quinto dello stipendio fa approdare “tutti” nell’isola della vergogna. La multinazionale non può e non vuole entrare nel merito del perché un Giudice ha disposto il sequestro di una parte della retribuzione del suo collaboratore. La circostanza viene comunque segnalata e diventa una nota di demerito per la tua carriera professionale, fino al punto in cui una volta che si rendesse necessaria una riduzione dei collaboratori tu entreresti automaticamente in questa black list di dipendenti sacrificabili. Tutto ciò accade perché queste società di riscossione sanno tutto di te, e della tua sfera familiare, grazie alla banca che gli ha girato come cadeau tutte le informazioni in suo possesso, questo in barba a qualunque diritto sulla tua privacy. Tanto è vero che negli accordi scellerati di compravendita tra banca e agenzie di riscossione c’è la clausola che tutte le informazioni in possesso del venditore (l’istituto di credito) siano cedute all’acquirente (la società che acquista il credito), tra cui la tua vita privata in tutte le sue sfaccettature. Merito di quel funzionario di banca che negli anni, fingendosi tuo amico, ti aveva strappato le informazioni che adesso “regala” a questi soggetti “pericolosi” per l’uso che possono farne. Tutta la tua vita è scritta nei dossier bancari e passa tout court alla società che rastrella i crediti incagliati. Tornando al catalogo iniziale delle azioni coercitive l’altra possibilità è quella del “mazziere”. Un individuo, di solito in pensione da un lavoro al servizio della sicurezza altrui, che, siccome tiene famiglia, si presta ad importunarti a casa tua e “minacciarti” affinché tu ti decida in “qualsiasi modo” a pagare. Sono personaggi che nella loro attività precedente hanno assistito spesso a tragedie, incidenti e disgrazie, violenze e soprusi. Si sono pertanto costruiti una “crosta calcificata” sulle umane tragedie, e poco o nulla li smuove dalla convinzione di essere dalla parte della ragione, al di là di ogni ragionevole dubbio sul tuo stato di difficoltà economica. Non ti “sentono”, non ne vogliono sapere del perché o del percome ti trovi in questa situazione. I “mazzieri” agiscono come mercenari in missioni infami. La “violenza” delle agenzie di riscossione (complici le banche azioniste) li inviano di casa in casa secondo il principio del “io ho comprato un credito e lo rivoglio indietro con gli interessi sugli interessi”.

Voglio tornare un attimo al perché si arriva a questi epiloghi da bassifondi, alla sua causa, ma anche alla sua possibile soluzione che, secondo me, risiede nel testo della su citata Legge 147/2013, cioè, l’opportunità di detrarre immediatamente le perdite a bilancio determina la “svendita” repentina delle sofferenze bancarie a valori bassissimi. Noi chiediamo di agevolare la medesima trattativa di “mercato dei saldi” a favore degli stessi clienti bancari che di quel debito ne hanno la titolarità. Per la banca nulla cambierebbe ma per il debitore ci sarebbe la possibilità di un forte sconto sul valore del prestito da restituire. Da qui, per mezzo di Interessi Comuni, abbiamo presentato una proposta di modifica all’articolo 1 comma 160 della legge di stabilità 2014 (legge 147/2013). Attendiamo i risultati! Al prossimo articolo!

 Angelo Santoro

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