mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Come si calcola il riscatto della laurea
Pubblicato il 22-08-2015


Inps – Il Calcolo del riscatto della laurea
La condizione principale per essere ammessi all’operazione è aver conseguito il diploma di laurea o titoli equiparati; I periodi per i quali si chiede il riscatto non devono essere coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto non solo presso il fondo cui è diretta la domanda stessa ma anche negli altri regimi previdenziali richiamati dall’art.2, comma 1, del D. Lgs. n.184 del 30/04/1997.; Essere titolari di contribuzione (almeno un contributo obbligatorio) nell’ordinamento pensionistico in cui viene richiesto il riscatto, salvo quanto previsto dalla legge n. 247/2007 per le richieste presentate a decorrere dal 01.01.2008. Per inoltrare la relativa istanza  di accesso al beneficio previdenziale il cittadino,dopo essersi dotato di Pin, deve trasmettere la richiesta di riscatto laurea tramite accesso telematico nella sezione blu dei Servizi Online attraverso il seguente percorso: www.inps.it > Per tipologia di utente > Cittadino > Riscatto di laurea.
Per quanto attiene il titolo oneroso previsto, il calcolo del riscatto della laurea è individuato dall’Inps sulla base della retribuzione media pensionabile riferita alla data della domanda, del periodo da riscattare, dell’età e del sesso del richiedente. L’ammontare determinato può essere pagato in unica soluzione o fino a 120 rate mensili (dieci anni) senza interessi. Se i periodi da riscattare sono anteriori al 1° Gennaio 1996 il calcolo del riscatto della laurea è quantificato da particolari tabelle che tengono conto dell’età, il sesso, la posizione assicurativa e retributiva e la durata dei periodi da riscattare. Attraverso la combinazione di questi fattori verrà individuata la quantità di denaro necessaria all’Inps per pagare la pensione maggiorata dal riscatto: riserva matematica. Se si tratta del riscatto di anni di laurea posteriori al 1° Gennaio 1996 il calcolo è determinato sulla base dell’aliquota contributiva (per la maggior parte dei lavoratori dipendenti l’aliquota è pari al 33%) applicata alla retribuzione lorda del richiedente, moltiplicata per il numero degli anni di cui si chiede il riscatto. Naturalmente, i due sistemi di calcolo sono applicati insieme se il periodo considerato è a cavallo della data sopraindicata. Grazie all’ultima riforma, il riscatto degli anni di laurea può essere richiesto anche da chi non ha ancora un lavoro. In questo caso, il contributo tratto dal calcolo del riscatto della laurea è pari all’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche per i lavoratori dipendenti (33%) al minimale imponibile per artigiani e commercianti (15.548,00 euro per il 2015). A titolo di esempio, un neolaureato che intenda effettuare il riscatto della laurea nel corso di quest’anno (2015) pagherà quindi 5.131 euro per ogni anno di studi (15.548 x 33%). Potrebbe essere una soluzione conveniente per coloro che hanno appena conseguito una laurea di primo livello o una laurea magistrale e ancora non hanno trovato un lavoro. Va ricordato, inoltre, che il contributo versato per il riscatto della laurea è fiscalmente deducibile dall’interessato o detraibile dall’imposta dovuta dalle persone di cui egli risulti fiscalmente a carico (ad esempio i genitori), nella misura del 19% dell’importo stesso (secondo la normativa fiscale in vigore nel 2008). Per altre informazioni sul calcolo del riscatto della laurea è opportuno visitare direttamente il sito web dell’Istituto  HYPERLINK “http://www.inps.it” www.inps.it. Per eventuali, maggiori e più dettagliate informazioni si rinvia – per ogni utile opportunità – alla circolare Inps n. 77 del 27.05.2011.

Il piano Boeri
REDDITO MINIMO A CHI HA PIU’ DI 50 ANNI
L’Inps, nella persona del suo presidente Tito Boeri, torna a far sentire le proprie proposte per contrastare la crescente povertà in Italia. L’istituto di previdenza ha infatti proposto al governo di introdurre in Italia un sistema di reddito minimo garantito chiamato ‘sostegno di inclusione attiva’ per le persone che hanno più di 55 anni e per le loro famiglie. Boeri ne ha parlato in recente intervista rilasciata al Mattino di Napoli, spiegando anche il perché della scelta di questa fascia d’età: “E’ quella che ha registrato il maggiore incremento nell’incidenza della povertà”.
Il reddito minimo – “Il reddito minimo – ha affermato Boeri – è un diritto di cui le persone possono godere, cui corrispondono” “una serie di doveri e su cui ci sarà un controllo stringente e costante da parte di un’amministrazione indipendente dal potere politico locale”. Boeri ha spiegato che per questo sostegno “si terrà conto dei livelli di reddito delle famiglie, si considereranno i loro patrimoni immobiliari e mobiliari e tutti i dati oggi in possesso delle amministrazioni pubbliche verranno utilizzati per controllare l’effettiva condizione di povertà dei potenziali beneficiari”.
No al reddito di cittadinanza universale – Il \t “_blank” reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle? Le proposte del M5s, ha riferito il presidente Inps, “implicano trasferimenti a somma fissa e vanno a vantaggio anche di persone che non sono in condizioni di bisogno. E il cui costo, inoltre, raggiungerebbe i due punti di Pil”. Al contrario, ha puntualizzato Boeri, per la sua proposta l’Inps non chiederà risorse allo Stato: “assolutamente no. Non a caso abbiamo chiamato la nostra proposta ‘chiavi in mano’: le risorse si possono trovare nell’ambito delle politiche oggi gestite dall’Istituto e abbiamo la capacità di attuare i controlli”. “Il governo dovrebbe rafforzare però la nostra capacità di sanzione e di intervento”.

Pubblicati i dati di giugno 2015
OSSERVATORIO SUL PRECARIATO
Nel primo semestre del 2015 aumenta, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+252.177), rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500). Nel primo semestre del 2015 la variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 2.815.242 e 2.177.002, è di 638.240; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 393.658. Nei primi sei mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia, rilevate da Inps, sono state 952.359, il 36,0% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 331.917 (l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 è del 30,6%). Pertanto, la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 33,6% dei primi sei mesi del 2014 al 40,8% dei primi sei mesi del 2015. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale in Friuli-Venezia Giulia (+82,9%), in Umbria (+67,0%), nelle Marche (+55,5%), nel Trentino-Alto-Adige (+54,3%), in Emilia-Romagna (+52,6%), in Piemonte (+52,0%), in Liguria (+47,6%), in Veneto (+45,9%), in Lombardia (+41,3%), nel Lazio (+41,0%), in Sardegna (+40,0%) e in Toscana (+38,6%). I risultati peggiori si registrano nelle regioni del Sud: Sicilia (+12,1%), Puglia (+18,8%) e Abruzzo (+19,4%). La distribuzione dei nuovi rapporti di lavoro per qualifica presenta, nel periodo 2015 in esame rispetto al 2014, un leggero aumento della quota di impiegati, che passa dal 22,6% al 23,6%. In aumento anche il lavoro full time rispetto al part time: i nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno rappresentano il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014. Nel primo semestre del 2015, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro diminuisce di 1,0 punti, passando dal 6,3% al 5,3%; analoga diminuzione si riscontra nella fascia retributiva immediatamente superiore (1.001-1.250 euro), la cui incidenza passa dall’8,8% del 2014 all’8,1% del 2015. Risulta sostanzialmente stabile il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese nella fascia superiore (1.251-1.500 euro e 2.501-3.000), mentre aumenta di circa il 2%il numero dei rapporti che si collocano nelle fasce retributive che vanno da 1.501 a 2.500 euro. Nel primo semestre del 2015 risultano venduti 49.896.489 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al corrispondente periodo del 2014, pari al 74,7%, con punte del 95,2% e dell’85,3% rispettivamente nelle regioni insulari e in quelle meridionali del Paese. I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Banche Dati/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove il giorno 10 di ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie. A partire dall’aggiornamento odierno il campo di osservazione è riferito esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) e degli Enti pubblici economici. Pertanto, dal report di giugno 2015 pubblicato oggi, i dati non sono comparabili con quelli pubblicati nei report dei mesi precedenti. In allegato le tabelle che saranno disponibili sul portale-
Renzi, Jobs Act occasione imperdibile,strada è giusta  – “I dati diffusi dall’Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è una occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Renzi, dopo 5 anni crescono brevetti, Italia riparte  – “Per la prima volta dopo cinque anni cresce il numero di brevetti depositati (più 2,8%) #lavoltabuona #italiariparte”. Lo ha scritto su Twitter sempre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Ocse:crescita in consolidamento per Italia ed eurozona – “In Francia e Italia, così come per l’insieme dell’Eurozona, il superindice mostra una crescita in consolidamento”. Lo ha recentemente reso noto l’Ocse, in una nota sui dati di giugno. Per la Germania “è atteso uno slancio di crescita stabile”, mentre per Usa e Gran Bretagna “il superindice mostra un’attenuazione su livelli intorno al trend di lungo termine”.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

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